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Una strana Pasqua all’ospedale: diventi madre e ti senti figlia

marzo 25, 2013 Eva Anelli

«Mi siedo un attimo». E non mi sono più rialzata. Messa del giovedì santo di sei anni fa. E tanta panza, ripiena della primogenita.

Torno a casa appoggiata – meglio: abbarbicata – al braccio del marito e penso: “Ci siamo”, ma non c’eravamo ancora.

Il giorno dopo, niente. Il sabato mattina, quindi, autorizzati a bollare l’episodio del giovedì come “falso allarme”, andiamo tutti tranquilli a fare la spesa, perché l’indomani, a Pasqua, sarebbero venuti i miei a pranzo (di solito andiamo noi da loro, ma quest’anno sono proprio vicina alla “Data Presunta del Parto”, quindi). «Ricordati che dopo il supermercato dobbiamo passare dall’ospedale: il ginecologo mi visita velocemente perché l’ultima volta ha sentito il battito della bimba un po’ irregolare», butto là distrattamente al marito in macchina.

In ospedale, con una certa fretta perché il soffritto e la cipolla surgelati mi si scongelavano in macchina, il ginecologo, facendo pattinare il “microfono” dell’ecografia sulla mia pancia sporca di gel (perennemente ghiacciato, ahi) butta là qualcos’altro:  «Meglio se te la faccio nascere oggi, il battito non mi convince. Tanto tu sei pronta, lei è pronta».

Ah. Cavoli, me l’ero proprio immaginato diverso. Niente sorpresa, niente corsa in macchina all’ospedale (il top, cinematograficamente parlando, sarebbe stato in taxi). E invece sapevo il giorno e quasi l’ora in cui sarebbe nata. E con largo anticipo. Un po’ perplessi per questa inversione di rotta della trama, io e il marito ci guardiamo attoniti, impreparati, come di fronte a una fiction mal confezionata col suo colpo di scena non gradito, cui di solito segue sua espressione: «Vabbè, io vado a dormire», rotolando giù dal divano.

L’ossitocina, un simpatico ormone che provoca contrazioni e di cui ho una flebo attaccata al braccio, dà un’accelerata alla vicenda, un po’ di pepe, diciamo; così come la rottura del sacco amniotico e lo scollamento delle membrane ad opera delle manone del ginecologo (momenti che riserverei solo a chi non mi restituisce un dvd prestato di Woody Allen, aggravati dall’infrangersi di un’altra “favola”, quella della rottura delle acque scenografica e drammatica, che so, nella corsia di un supermercato sotto lo sguardo partecipe di tutti i presenti).

Qualche ora e graffio sull’avambraccio del marito dopo; dopo i primi dodici minuti del nuovo giorno, dopo quel lungo, strano sabato, è arrivata.

Domenica mattina. Mi siedo un po’ a fatica al tavolino della mia camera con la mia compagna di stanza (subito, nella mia mente malata, si affollano paragoni arditi: anche Madonna per un po’ non si è seduta dopo Lourdes Maria? Sofia Coppola chiedeva all’infermiera i super-maxi-pannoloni, che di solito associ a delle signore più agées, dopo Romy?). Ci portano il pranzo. “Buono”, penso, “per essere dell’ospedale”. Persino il dolce. Una mini colomba. Realizzo che è Pasqua.

Realizzo anche qualcos’altro, sproporzionato rispetto alla vestaglietta (di sicuro questa Madonna non ce l’aveva) e al mollettone in testa; che dopo mesi in cui ho atteso qualcuno a cui pensavo avrei dovuto dare (dare cibo, dare attenzione, provvedere al suo sonno, alla sua salute), è arrivato qualcuno che invece ha dato a me. Mi ha dato, arrivando, sé, innanzitutto. E questo contraccolpo non l’avevo calcolato. Poi, mi ha dato la consapevolezza – che è insieme una sorpresa, anzi, una rivelazione – che lei, in un certo senso, non ha bisogno di me. È già una persona, anche senza il mio latte, le mie braccia. E questo invece di inquietarmi mi rimette al mio posto: non devo fare tutto io. Ci ha già pensato Qualcun altro a farla (scusate la “Q” maiuscola, non è da me darmi arie bibliche). E a spedirmela. Presumibilmente lo stesso autore della sottoscritta.

Ho l’assurda sensazione, tanto è adulto, saziante ciò che mi dà, che sia lei la madre. Ho l’assurda sensazione di aver sperimentato col mio primo parto la più profonda esperienza di essere figli della mia vita.

Che strana Pasqua, la Pasqua di sei anni fa.

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12 Commenti

  1. Antonio says:

    Bellissimo, come sempre… Questo blog è un appuntamento irrinunciabile!

  2. chiara says:

    Grazie,è sempre in piacere leggere quello che scrivi…anche perché spesso ne faccio esperienza…ciao

  3. chiara says:

    Grazie,è sempre un piacere leggere quello che scrivi…anche perché spesso ne faccio esperienza…ciao

  4. Piera says:

    Grandissima
    Stupendo come sempre! Woody Allen, che ridere…
    D

  5. mario says:

    Particolari ginecologici di dubbio gusto a parte, i ricorda, se mai ce ne fosse bisogno, che voi cattolici mettete al mondo i figli perché ve li ha mandati qualche divinità, e non perché vi siete divertiti. La chiamo sindrome di Giovanna d’Arco, una pazza che giustificava la sua indole sanguinaria sostenendo che dio le avrebbe detto di uccidere gli inglesi. Con le dovute, proporzioni, s’intente, questa sindrome deve ai cristiani a giustificare qualunque azione, qualunque stato fisiologico o patologico, in positivo o in negativo. Per quanto riguarda Giovanna d’Arco, se dio esistesse, e non lo credo, non direbbe a nessuno di uccidere il prossimo. Come non penso ingerirebbe in questioni ludico-fisiologiche che sono tali dalla notte dei tempi.

    • Filippo says:

      Ho fatto giusto in tempo a meravigliarmi della bellezza di questo articolo (tra parentesi:complimenti, è davvero stupendo), fino a quando TAC!! La scogliera dell’ideologia blocca completamente la sensazione di stupore che provavo. A me sembra, il Suo, un commento un pelo fuori luogo. Mi lasci vivere in pace e tranquillità quello che mi ricorda i racconti di mia mamma sulla mia nascita, avvenuta quindici anni fa. Poi per carità, ognuno è libero di dire quello che vuole, ci mancherebbe, però se per una volta la meraviglia della consapevolezza di aver visto qualcosa di grande vincesse sulla ideologia, non sarebbe tanto male. Buona serata.

      • Gigetto says:

        Non dar retta al cattivone che ha scritto quelle brutte cose, old boy. Probabilmente e’ un satanista anticattolico con una sfumata possessione diabolica latente. Pape satan, pape satan aleppe. Opla’. Touche’. Non e’ più latente.

      • dario says:

        Bravo filippo, digliene quattro a mario. Dietro il suo intervento si nasconde la presenza ineffabile del Maligno. Solo la Santa Inquisizione potrebbe indagare su fenomeni del genere, su persone che ti fanno credere che i bambini non te li porta gesu’ bambino ma quattro minuti di divertimento (tempistica calcolata sulla media maschile).

  6. Baphomet says:

    Sono Baphomet, il Ministro degli Esteri di Satana. E’ arrabbiato perché lo avete censurato. Prenderà provvedimenti. Mandera’ la Vecchia Signora a prendere uno di voi. Prima che il gallo canti domani mattina. Ciao. Siete belli.

  7. salvador says:

    Ma questo e’ un articolo o il nuovo manifesto del movimento surrealista? Se qualcuno lo sa, che lo dica!

  8. Germano says:

    Ma possibile che su qualunque articolo ci sia qualcuno che si trafigge i cosidetti ? Ma un sorriso e provare a dire che bello ? Oppure metteteli in contatto fra di loro per serate autoerotiche o di tristezza di gruppo ma per favore non massacrateceli piúuuuuuuuuuuu……….!!!Scherzi a parte a me è piaciuto ,per quello che ve ne può importare .

    • Satana says:

      Attento, old boy! Sotto tanti pseudonimi si può nascondere Lui, il Maligno. Lucifero e’ un tantino birbantello perdindirindina. Prooooot! Opla’, smascherato anche questa volta. Ciao Germano, sei bello.

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