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Una persona che pensa è l’inizio di ogni bene. Salviamo il Liceo Classico

Caro direttore Ferruccio de Bortoli,
il prof. Andrea Ichino nel suo articolo sul Corriere della Sera del 21 ottobre scorso (“Riscoprire il talento per salvare la scuola”) formula alcune interessanti considerazioni sulla scuola. Ci permetta qualche osservazione critica.

Perché usare il vecchio, e crediamo superato, argomento della contrapposizione delle due culture (umanistica vs scientifica) come se non si potesse imparare la scienza finché si studia il greco o il latino? Per parte nostra ci pare che la storia delle due culture l’un contro l’altra armate sia ormai argomento degno di una visione ideologica della scienza, come quella che purtroppo circola ancora molto nelle pagine dei nostri quotidiani o sugli schermi televisivi, tanto fanatica da divenire, come J. Ratzinger ha dimostrato recentemente, fantascienza o, peggio ancora, mito che promette un illusorio futuro di salute e prosperità.

Lei sa bene che dobbiamo all’idealismo nostrano (certo, anche quello che ha concepito il Liceo Classico) e a tanto neo (o vetero)-marxismo antitecnologico se la scienza e la tecnica non hanno avuto il posto che meritavano in Italia. Eppure questo non ha impedito che un sistema scolastico imperniato sugli studi classici producesse anche eminenti scienziati.

I giovani usciti dal Classico studiano con profitto le discipline scientifiche all’Università. Saranno pure già bravi prima del Liceo, come sostiene Ichino, ma perché manomettere un sistema virtuoso anziché lavorare per rendere migliori gli altri indirizzi di studio?

E poi, via, non è questo sparare sulla Croce rossa? Tra gli iscritti al primo anno di scuola superiore nel 2013-2014 la percentuale di ragazzi che ha scelto il Classico supera di poco il sei per cento (in Lombardia, la Regione di chi scrive, il quattro per cento). Bisognerebbe salvarlo questo indirizzo di studi, non affossarlo definitivamente! A meno che non si intenda lavorare sull’élite dei più bravi indirizzandoli da adolescenti verso gli studi scientifici, alla tedesca.
Anche aumentare le ore di biologia, di chimica, di informatica non genera automaticamente un beneficio: lo slogan “più ore più cultura” non funziona. Piuttosto si tratta di pensare: i programmi, togliere ciò che è superfluo, snellirli, studiare e far studiare quel che davvero ha peso. Una persona che pensa è l’inizio di ogni bene.

Si trova nella scuola più intelligenza di quanto si pensi. Ci sono insegnanti che fanno un lavoro di qualità e studenti che sanno studiare. La scuola è un luogo serio, in cui viene messo a tema il nuovo dell’antico, in cui riceve conferma l’antico e prende forma il nuovo. Questo lavoro genera convinzione, la convinzione cultura, la cultura sapienza.

Certo, come scrive il prof. Ichino, è più che mai necessario superare il monopolio dello Stato in materia di istruzione, per liberare le energie costruttive che stanno dentro e fuori le aule. Ma ci faccia dire che applaudire in piena epoca globale-digitale-multipolare qualche sporadica voce che con sprezzo del pericolo si leva per sostenere una verità evidente non è motivo di soddisfazione.

La ringraziamo per l’attenzione e la pazienza, e chiudiamo con un invito: venite, Lei e il prof. Ichino, a trovarci, venite a conoscere i nostri insegnanti e i nostri studenti, venite a discutere di queste cose con noi.

Trovate i nostri riferimenti sul sito della scuola dove lavoriamo: www.liceodongnocchi.eu

Cordialmente,

Gianmario Gatti
Mauro Grimoldi

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