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Turner ispirato dalla luce di un maestro d’eccezione: Claude Lorrain

marzo 30, 2012 Mariapia Bruno

«Io stesso coglierò le cotogne bianche per la tenera lanugine, e le castagne, che la mia Amarilli amava – scrive Virgilio nelle Bucoliche – aggiungerò le ceree prugne (si onorerà anche questo frutto), e voi, o allori, coglierò, e te, mirto, che cresci vicino, perché così disposti mescolate profumi soavi». La tranquillità della natura generosa di doni, la purezza dell’aria addolcita dagli odori di piante e fiori, la sensazione di serenità che il nostro animo ne trae, sembra che non ci siano metriche migliori di queste rubate al poeta latino per descrivere la bellezza dei paesaggi che si snodano davanti ai nostri occhi nella nuova mostra della National Gallery di Londra. Si intitola Turner Inspired: in the Light of Claude e i protagonisti sono due amanti dello scenario naturalistico per eccellenza che nelle loro opere hanno portato alla ribalta l’etica del paesaggio, sublimando quelle vedute sterminate, quelle figurette intente alle piu piacevoli occupazioni pastorali, le acque limpide e le terre umide: scenari idilliaci che spesso paiono scavalcare la realtà per tendere ad una piu perfetta idealizzazione.

Padre di quelle opere riflesse – come scriveva Uvedale Price nel 1796della

mente dell’uomo quando si trova in uno stato di delizioso riposo e del suo cuore che sembra dilatarsi di felicità è Claude Lorrain (1604 ca. – 1682), modello per eccellenza del giovane William Turner (1775 – 1851) che a lui guardò prima di posare ogni volta la mano sulla tela e che accanto a lui avrebbe voluto da sempre essere accostato. Ossessionato da un maestro che ha “conosciuto” soltanto attraverso testi e stampe, soprannominato “Modern Claude” e “British Claude”, Turner ha saputo prendere il meglio dall’uomo con cui mantenne un intimo dialogo artistico per tutta la vita e con cui condivise, innanzitutto, l’amore per il paesaggio italiano.

I luoghi della campagna romana, presenti nell’opera Landscape: Composition of Tivoli del 1817, apparivano agli occhi del pittore come quelli di una moderna Arcadia. Egli l’ha saputa rendere in tutto il suo splendore pur non avendola ancora realmente assaporata – dato che il suo primo viaggio nel Belpaese lo fece piu tardi, nel 1819 -, ma solo grazie a quella preziosa fonte di ispirazione che per lui era Claude. Nell’opera – come spiega l’Assistente Curatore Virginia Napoleone – l’inserimento di una architettura antica (in questo caso il Tempio di Vesta), caratteristica propria del pittore inglese, ben si sposa con l’impostazione classica dei dipinti di Lorrain, con cui condivide anche la scelta dei colori. Ma come tutti gli allievi – o in questo caso seguaci – piu promettenti, Turner non si è limitato a prendere ad esempio le opere del suo mito, ma ha cercato di andare oltre, non dimenticando mai di essere figlio di altri tempi. Nelle sue opere piu mature, infatti, quei colori, quelle architetture e quelle forme umane che in certe composizioni, come nel Dido Building Carthage – esposta accanto alla Seaport with the Embarkation of the Queen of Sheba di Claude – fanno quasi confondere il tocco dei due maestri, diventano piu febbrili, meno riconoscibili, come in Landscape with Water: Tivoli (1840-45) o Sunrise, a Castle on a Bay: Solitude (1845-50), dove ormai tutto sembra dissolversi nell’aria anticipando addirittura quelle che poi diverranno le caratteristiche fondamentali dell’impressionismo francese.

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