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Quali sono le vere risorse in quest’epoca di crisi? Le persone, i talenti e lo spirito di sacrificio

novembre 21, 2014 Giovanni Fighera

Qual è la sfida che questo tempo di crisi ci propone? Come si può affrontare in modo positivo riuscendo a trasformare le circostanze in risorsa?

Siamo chiamati a ripartire da zero, dalle fondamenta, a faticare, a conquistare gradino per gradino la meta prefissata, come gli italiani dopo la Seconda guerra mondiale che si sono prodigati per ricostruire il Paese. Ci troviamo in una situazione analoga. Del resto, i traguardi vengono davvero apprezzati quando sono l’esito di un’ardua conquista, quando sono raggiunti passo dopo passo, attraverso la durezza del viaggio. Lo stesso mistero della vita ha disposto che una madre fosse pronta ad accudire il neonato dopo nove mesi di attesa.

Forse, negli ultimi decenni il messaggio che è passato ai giovani è stato tutt’altro. Giovani e adulti erano convinti che l’iscrizione ad un’università e il pezzo di carta conseguito dessero di per sé l’accesso ad un certo ambito, garantissero l’assunzione in un certo posto di lavoro, permettessero il conseguimento di precise competenze. Magari a parole si predicavano sacrificio e responsabilità, ma nei fatti spesso i ragazzi avevano tutto già subito, senza conquistarlo, senza vedere la fatica che comportava.

tsunami-surfing-come-vincere-le-sfide-della-crisi-con-il-proprio-lavoro-libro-76454Il giornalista Antonio Polito scrive nel saggio Contro i papà: «E allora perché abbiamo completamente abdicato alla nostra funzione educativa per trasformarci in goffi sindacalisti dei nostri figli? […] Abbiamo costruito un modello sociale ed economico tutto teso a rendere la vita facile ai nostri ragazzi […]. In nome dei nostri figli li abbiamo rovinati». Abbiamo costruito un lungo catalogo dei loro diritti, dal «posto di lavoro stabile» e «adeguato alle loro aspirazioni» alla possibilità di essere fuori corso all’università (che deve rigorosamente essere nel raggio di venti chilometri da casa). «I nostri figli non devono mantenersi agli studi, perché lo Stato chiede a ciascuno di loro soltanto tra i mille e i duemila euro l’anno di tasse universitarie, mentre in media ne spende settemila. Dunque a pagarli ci pensa la fiscalità generale, cioè le tasse pagate anche da chi i figli all’università non li manda». Tra l’altro il livello dell’università è sceso in maniera impietosa e i voti sono saliti. Ad essere deprezzato è il merito. Quanto più i titoli sono omologati ed uguali tanto più non contano nulla nella ricerca del lavoro. «La colpa è nostra, ma, per essere onesti, è anche del secolo di cui siamo figli: il Novecento. Un secolo grandioso e terribile, in cui eventi epocali e teorie inebrianti ci hanno somministrato l’oppio della deresponsabilizzazione, stordendoci nell’illusione che non siamo noi i responsabili della nostra sorte, e facendoci così smarrire il senso del dovere».

Polito ha ultimamente prefato un saggio molto interessante, che ho letto qualche mese fa, sulla crisi e sulla risorsa del capitale umano dal titolo significativo: Tsunami surfing. Come vincere le sfide della crisi con il proprio lavoro. Autori sono Riccardo Ferrari e Andrea Migliavacca. Nella prolusione Polito scrive: «Ciò che possiamo e dobbiamo fare è capire che cosa è e come va trattato il nostro capitale umano in questo nuovo mondo, come possiamo sfruttarne al massimo i benefici e le novità». Il percorso degli autori si dipana alla scoperta del valore delle conoscenze, delle abilità, dell’esperienza, delle relazioni umane, delle motivazioni e dei talenti, fattori imprescindibili dell’umano e, perciò, anche dell’attività lavorativa. La «rigenerazione» proseguono Ferrari e Migliavacca «passa attraverso il singolo, perché il capitale umano è incorporato nella persona, che solamente può decidere e operare per accumularlo e svilupparlo o lasciarlo svalutare e disperderlo. Per farlo però bisogna […] conoscere meglio la valuta di cui è fatto, i fattori che lo compongono: abilità, relazioni e motivazioni».

Come è nata quest’opera? «Dalla domanda che venne in mente a uno di noi molti anni fa, una sera, uscendo dall’azienda. I colleghi e le colleghe stavano andando svelti verso la propria auto o verso l’autobus, per raggiungere il resto della loro vita, famiglia, amici o qualunque altra cosa per loro riempisse quel che rimaneva del giorno. Guardandoli fu spontaneo chiedersi: “Ma questi uomini e queste donne che hanno passato tutte queste ore sul lavoro, stasera sono peggiori o migliori di stamattina?”. La domanda fu ripetuta immediatamente da un’altra prospettiva: “Io sono migliore o peggiore?”».

Come si comprende già da queste prime battute, chi scrive parte da una visione unitaria e integrale dell’uomo e della realtà secondo la quale non esistono scuola, formazione e lavoro totalmente disgiunti dalla vita. Anzi, l’uomo si forma una cultura e acquisisce delle competenze, sempre, in ogni ambito e in ogni situazione. Potremmo anche dire che il detto di san Tommaso ex uno omnia («da un dato, da un fatto, da un’evidenza deriva tutto il resto») potrebbe essere qui integrato con l’espressione latina omnia ad unum ovvero «tutto concorre ad una sola cosa, la crescita dell’uomo integrale». Qualora non fosse così, significherebbe che l’uomo non si muove e non cambia, mentre tutto il resto sì.

Il libro, oltre ad essere un pregiato saggio di economia, assume anche un profondo valore umano ed esistenziale. Come sempre quando il particolare si unisce all’universale, quando il microcosmo personale è segno del macrocosmo universale, quando i fatti della vita sono l’occasione di ragionare sul tutto, allora l’opera diventa interessante per tutti e dalla commistione di biografia e bibliografia, di economia ed esperienza scaturiscono pagine che sanno dell’uomo e della vita. Da quest’opera emerge il pregio dell’esperienza che è sempre inestimabile, perché è quanto di più personale e prezioso noi possiamo lasciare agli altri affinché lo custodiscano e lo facciano fruttare. Ricca è l’aneddotica, tante sono le storie riportate di persone che «mostrano come sia possibile affrontare la crisi rimettendosi in gioco, acquisendo nuove capacità, cavalcando l’onda inarrestabile nata dalla decisione di miriadi di persone che vogliono stare meglio e si sacrificano per farlo».

            Martedì 25 novembre, presso il Palazzo del Lavoro Gi Group (Piazza IV novembre 5) a Milano, Ferrari e Migliavacca presenteranno il libro TSUNAMI SURFING: trafficare i talenti per sfidare la crisi. Sarà l’occasione per chiedersi da dove si possa ripartire in questo momento di crisi.

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