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Tra rose e limoni le opere di Marco Bagnoli invadono Firenze

luglio 4, 2013 Mariapia Bruno

<<Dietro a ogni opera, o segno, o pensiero di Marco Bagnoli pare ci sia un viaggio. Nello spazio, verso quell’Oriente che ci è genitore. O nel tempo, a ritroso in un passato sempiterno. O all’indentro, per i labirinti dello spirito percorsi dalle antiche civiltà e dagli individui odierni. Nel Giardino di Boboli, lo splendido spazio della Limonaia accoglie il Libro e le opere di Bagnoli, riverberando e amplificando le loro suggestioni al confine tra l’opera dell’uomo e la Natura.>>. Sono queste le parole con cui la Soprintendente del Polo Museale fiorentino Cristina Acidini descrive il progetto di Marco Bagnoli, artista dal profondo legame con la città di Dante, a cui da pochi giorni è stata dedicata la retrospettiva Araba Fenice presso la Limonaia grande nel Giardino di Boboli.

Aperta fino al 24 agosto 2013 la mostra presenta una serie di lavori realizzati per la sede ospitante e il suggestivo giardino di rose e limoni antistante l’edificio settecentesco, dove l’opera trova la sua completezza in quanto – come sostiene l’artista – <<L’opera è sempre un miracolo, perché essa avviene nel mondo e per il mondo, ed essa si fa nonostante ciò che esiste nel mondo, guerre, pestilenze, persecuzioni, invasioni, intolleranze, rivalità, musei, fastidio d’insetti, calura e siccità, gelo, mercato e critici d’arte, tirannie, mecenati, pop art, performance, ismi, plagi, grandezze e miserie. L’opera d’arte avviene nel vuoto, e in questo avvenire compie, per eccesso, l’offerta di sé, essa è allora ‘agape’, raccoglie in sé il mondo nel vuoto del suo rappresentarsi, si riempie del mondo. Facendola, l’artista si abbandona all’opera e l’opera lo abbandona>>.

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