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L’eccezionale nel quotidiano. Come un pranzo con i nipoti diventa una festa

marzo 6, 2014 Susanna Campus

susanna-campus-pranzo02Cari amici, oggi vi voglio parlare dei desideri dei bambini. In particolare di quelli dei miei nipotini (ne ho tre: Luca, Marco e Alessandro). Mi concentrerò su quello dei primi due perché Alessandro è ancora troppo piccolo per verbalizzare i suoi. O meglio, è così piccolo che è nella fase che desidera “tutto”, ma proprio tutto!

Bene. Luca e Marco volevano fare un pranzo a casa mia. Solo che, a causa di certi inghippi cui mi costringeva la Sla, ogni volta c’era qualche motivo per cui dovevamo rimandare. Per fortuna i due sono stati testardi (non a caso sono miei nipoti) e così, alla fine, ce l’abbiamo fatta. Cosa c’è di più bello che mangiare assieme, riunirsi intorno a un tavolo, condividere la vita in allegria? Devo dire, tra l’altro, che la loro caparbietà e il loro desiderio erano per me commoventi. Per una volta, ritornare a quell’apparente normalità cui ero abituata quando, anni fa, tutte le domeniche, ci si trovava in famiglia attorno alla tavola, era per me un “evento speciale”. Amici, quante volte ve lo devo ripetere? Non c’è niente di più eccezionale di quel che accade nel quotidiano. Fidatevi di una che lo sa bene!

susanna-campus-pranzo01Così, finalmente, una domenica ci siamo ritrovati. Non stavo più nella pelle dalla gioia, come si dice in questi casi. Antonello e Laura (miei nipoti, i genitori di Luca e Marco) hanno portato ogni ben di Dio, senza contare quello che aveva cucinato mia sorella Immacolata. Con tutto il cibo che c’era sulla tavola, sembrava di essere ad un matrimonio. Intanto io avevo mangiato un po’ prima degli altri, una bella fetta di pasta al forno, ripromettendomi di assaggiare qualcosa quando mangiavano loro (e questo per ovvi motivi legati al tempo che impiego per mangiare. Sapete, i miei pasti non sono certo “fast”). Mi ero ripromessa, in ogni caso, di gustare il gelato coi bambini e di lasciare così che anche Immacolata potesse stare un po’ tranquilla a tavola con gli altri.

Vedere i bambini chiacchierare, fare gli spiritosi per fare ridere la zia, era per me uno spettacolo. A volte basta davvero poco per toccare il cielo con un dito. Un tavolo, un buon pranzo, i discorsi di tutti i giorni. Sono cose piccole e banali, ma non è forse fatta la nostra giornata di queste cose piccole e banali? Forse noi non ce ne accorgiamo, le diamo per scontate, ma sono quelle che più ci importano. Infatti, chi è nelle mie condizioni – proprio perché gli mancano – se ne accorge con più facilità. Si accorge cioè che ogni momento è prezioso e irripetibile. Pensate se ogni momento della vita avessimo questa consapevolezza! Tutto ci parrebbe indispensabile.

Forse i bambini, come noi malati di Sla, questo lo capiscono meglio degli adulti. Infatti Luca, appena è finito il pranzo, ha chiesto quando poteva tornare la prossima volta. Capite? Non era ancora finito che lui voleva già tornare! È stato anche spiritoso, dicendo che la volta dopo avrebbe mangiato anche «minestrina, minestrone e minestra di lenticchie». Poi ha fatto una faccia che diceva: «Urka, ma questo è un incubo». Ma io ho colto l’aspetto bello della sua batuta: avrebbe mangiato anche «l’incubo» pur di tornare a trovarmi.

susanna-campus-pranzoMarco, invece, sollecitato da Immacolata, ha iniziato ad elencare tutte le pietanze che avrebbe voluto trovare sul tavolo (praticamente tutto a base di pietanze fritte, un toccasana per il nostro colesterolo!). Una lista lunga e ricca, e anche questo mi è piaciuto ascoltare, perché è sempre bello ammirare i bambini che “vogliono tutto”. È una gran qualità sapere desiderare e desiderare il meglio. A parte che è gratuito (il che, visti i tempi, non guasta) è anche segno di vitalità, di vivacità e della presenza di quella fiammella che fa andare avanti le nostre giornate, non facendoci mai accontentare, ma sempre spingendoci alla ricerca ciò che ci rende felici.

Alla fine la mia attenzione è stata catturata da Alessandro, il piccolino. Si aggirava per casa con le chiavi dell’automobile e, virtualmente, continuava ad aprire e chiudere la macchina perché voleva “andare a guidare”. Capirete, a due anni e mezzo! Ma buon sangue non mente, e si vede che è proprio mio nipote ed ha la “passione” per i motori!

Quando sono usciti ho provato subito nostalgia per i tempi in cui questa “normalità” era di tutti i giorni. È per questo motivo che il semplice pranzo è stata per me una vera festa. Credetemi quando vi dico quanta felicità si prova quando un “piccolo sogno” si realizza; è una felicità immensa, hai raggiunto una “meta”, e non ti resta che pensare a realizzare il prossimo sogno! I sogni non finiscono mai per chi ha fantasia!

Bacioni,

Susanna

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