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Un incontro che segna per sempre. Storia di un imprenditore “uscito” da Cl

novembre 23, 2016 Aldo Trento

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Pubblichiamo la rubrica di padre Aldo Trento contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Sono stato in compagnia di Marcos e Cleuza. Con noi c’erano alcuni amici di Comunione e liberazione, fra cui uno che si definisce un ex del movimento. Cleuza gli dice: «Nel movimento di Cl c’è una sola porta, quella d’entrata. Ci sono le finestre, e uno può fare il salto, ma ciò che ha vissuto lo ha segnato per sempre».

L’esito di questa provocazione è stato sorprendente e inatteso: dopo alcuni mesi veniamo a sapere che questo “ex” ha ripreso a vivere il carisma di don Giussani. Molti, per lo schematismo di tanti piccoli capi, lasciano ciò che li ha affascinati. Eppure, se leali con se stessi, devono riconoscere che il carisma di Giussani è stato decisivo nella formazione della propria personalità, fino al punto di svegliare in loro una genialità nel vivere la realtà impensabile senza quell’incontro.

La testimonianza che segue ne è un esempio.
paldo.trento@gmail.com

Scrivo queste righe di ritorno da Asunción, meta del mio ultimo viaggio di lavoro. Questa volta lo scopo era chiudere un accordo con gli arbitri del Sudamerica. Anche loro prepareranno e studieranno le loro partite attraverso la nostra piattaforma digitale (questo è il calcio professionistico: arbitri, allenatori, giocatori, tutti analizzano meticolosamente ogni dettaglio della partita, video e statistiche).

Arrivato in Paraguay salgo in macchina di Giuseppe (amico e procuratore). Mi racconta che lui fa il volontario in una Fondazione. «Una cosa incredibile, persino il Papa ha voluto visitarla. La devi vedere!». Sorrido tra me e me e vado a recuperare una mail, datata 2011, quando stavo smettendo di frequentare Dio (e il movimento in cui ero cresciuto) ma ancora ricevevo le email settimanali di padre Aldo.

Dopo qualche ora mi trovo seduto davanti a lui. Mi racconta della sua vita, e poi chiede di me. Mi strappa la promessa di scrivere per la sua rubrica. «Perché è evidente che questa tua storia di imprenditore – mi dice – è un altro frutto di don Giussani. Le premesse del senso religioso! L’osservazione della realtà! Anche se non frequenti più il movimento si vede da dove viene questo modo che hai di guardare la realtà e di fare le cose».

Io non so bene cosa ne sarà della mia vita religiosa – per ora sto bene così – ma non posso non riconoscere che prima che “bravo” sono stato “educato”. E sono sicuro che l’educazione ricevuta mi ha fatto diventare un buon imprenditore. Essere imprenditori è stupendo ma è anche un bel casino. Vai a letto tutto contento perché ti sembra che le cose siano finalmente a posto, poi ti alzi e sempre – tutti i santi giorni – c’è un problema nuovo.

Da Chiavari ad Asunción
Dopo la laurea in economia vado a lavorare in una grande azienda che valuta idee su cui investire. Piano piano cresce in me la voglia di fare un’impresa. Da ragazzino, quando giocavo a calcio, il mister ci faceva vedere e rivedere filmati per imparare i movimenti dei calciatori. Una notte mi sveglio agitato: «Potrei rifare quello che faceva il mio allenatore, usando dvd anziché le videocassette».

Ovviamente aziende che lavorano nell’analisi video del calcio professionistico ne esistevano già. E ben strutturate. Ma non abbandono l’idea. Qualche giorno dopo chiamo un amico (Simone), gli chiedo se ha voglia di darmi una mano. Compriamo una telecamera e un pc e iniziamo a riprendere partite di dilettanti e produciamo i nostri primi dvd. Funziona. I mister sono gasatissimi. Siamo partiti così, e in poco tempo siamo arrivati al Genoa.

Mi ricordo ancora oggi come mi batteva il cuore. L’appartamento universitario di Simone è stato il nostro primo ufficio. Poi si è aggiunto Pier e poi altri amici. Dopo il Genoa, la Samp. E poi l’Udinese.

Era il 2005. Oggi Wyscout dà lavoro a oltre 300 persone. Non facciamo più dvd… tutto è su una piattaforma digitale e lavoriamo con tutte le più grandi squadre al mondo. La sede centrale è a Chiavari (oggi si può anche non essere a Milano), e tre “fabbriche moderne” a Sofia, Chisinau e Dakar, dove abbiamo industrializzato e digitalizzato quello che facevamo artigianalmente all’inizio.

Ho sempre detto che siamo stati bravi e fortunati. Ora, dopo la visita a padre Aldo, inizierò ad aggiungere alla mia storia la parola “graziati”. Perché abbiamo ricevuto un’educazione che ci ha insegnato a leggere la realtà, a non aver paura, a non essere ricattati dal successo, a valorizzare le persone, a trattare con i clienti, ad ammettere gli errori e i propri limiti, a ripartire tante volte. A capire che da soli non si va da nessuna parte.
Matteo

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