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Ode alla Stazione Centrale di Milano e al suo nuovo Bistrot (mangiare sul treno mai più)

agosto 13, 2013 Tommaso Farina

Una volta gastronomicamente c’erano alcune certezze. Una di queste, era che nei ristoranti delle stazioni si mangiava bene, quando non benissimo. E che i vagoni-ristorante dei treni erano un festival di prelibatezze, damaschi, cristalli, argenti. Roba da Orient Express.

E oggi? Lasciamo perdere, per carità. Siete mai stati in Svizzera? In quella Svizzera della cui cucina non si parla mai? Nella culinariamente poco nota Svizzera, ovunque un treno attraversi un paesino, lì c’è un ristorante. Il ristorante della stazioncina d’Intragna, in Canton Ticino, accanto al trenino che va da Domodossola a Locarno, è per esempio uno dei migliori della zona. E pure in Austria non vanno per il sottile: nella località termale di Bad Gastein, una delle wienerschnitzel più gustose si deliba proprio alle cucine della Bahnof.

Qui da noi? Gli ultimi trent’anni hanno visto un autentico degrado. Nella Stazione Centrale di Milano, per anni, non c’è stato nulla che valesse la pena di approfondire gastronomicamente o, alla peggio, che consentisse al passeggero di sfamarsi senza raccapriccio. La stazione stessa era diventata un androne malsicuro, poco ospitale. Ora è stata ristrutturata, qualche bar decente è spuntato. È stato aperto, soprattutto, il Bistrot Milano Centrale, un progetto di Autogrill e dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo), legata a Slow Food. Così, si è passati dal nulla a un paradosso: il pane più buono di tutta la zona, a lievito madre e lentissima lievitazione, nasce qui, in questo ristorante-bar-panetteria-emporio del gusto. È perfino possibile prendere un cartoccio di mondeghili, le leggendarie polpettine milanesi nate nel Cinquecento, da portarsi via e divorare intanto che arriva l’Eurostar. Così, finalmente, la Centrale è riuscita a riavere un luogo di ristoro degno della sua storia e della sua importanza.

Ma sui treni? Siamo accaniti utilizzatori del mezzo a rotaia, tuttavia, ci spiace ammetterlo, tutte le volte che ci siamo seduti al desco della vettura ristorante c’era da piangere. Non mettiamo in dubbio la qualità assoluta delle pietanze servite, no: siamo sicuri che in cucina si ottemperi alle più stringenti normative italiane ed europee in tema di sicurezza alimentare. Solo, se il diritto di critica ci è concesso (ci risulta non sia stato ancora abrogato), abbiamo da ridire sull’originalità del menù nonché sull’effettivo interesse gastronomico dei piatti proposti: un po’ scarsetto, se ci è lecito.

Trenitalia, perché non stringere un patto con Scienze Gastronomiche anche per i vagoni?

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