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Soldi / I segreti per scegliere fondi pensione e Pip su misura

marzo 1, 2017 Mariarosaria Marchesano

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Le decisioni più importanti di una persona in materia finanziaria sono quelle legate alla pianificazione del risparmio per la vecchiaia. La maggiore diffusione di informazioni programmata da Inps con la cosiddetta busta arancione rappresenta un’occasione importante per aiutare gli individui a valutare l’opportunità di investire nella previdenza complementare. Le riforme che si sono succedute nel tempo e la minore stabilità delle carriere lavorative hanno aumentato l’esposizione delle famiglie ai rischi legati al reddito e agli investimenti finanziari. Puntare su un’integrazione di reddito rappresenta dunque un’opportunità, ma deve superare anche molte insidie.

In particolare, si pone il problema della corretta comprensione dei prodotti venduti da banche e assicurazioni, cioè i fondi pensione e i Pip, Piani individuali pensionistici. D’altro canto, se chi vende un prodotto finanziario, assicurativo o previdenziale svolge allo stesso tempo una funzione di consulenza, si instaura un inevitabile conflitto di interesse.

Per questo, l’informazione gioca un ruolo fondamentale. E non è un caso che a partire dal primo aprile, chi sottoscriverà un piano di previdenza integrativa riceverà a casa un questionario di autovalutazione da compilare con tutte le notizie necessarie sul suo profilo (reddito, obiettivi e bisogni futuri) di cui l’intermediario finanziario dovrà tenere in debito conto. Ma vediamo quali sono, in linea di massima, i principi generali che dovrebbero guidare le persone in questo tipo di scelte.

“Sono tre le considerazioni fondamentali da fare prima di decidere di avviare una forma di previdenza complementare”, spiega a Tempi.it Andrea Carbone, consulente dell’area previdenza di Progetica, società specializzata nell’educazione e pianificazione finanziaria, “Innanzitutto occorre riflettere sui tempi e porsi una domanda: quando termina la mia vita lavorativa? Ma attenzione, a non confondere il desiderio di smettere di lavorare con i tempi imposti dalle leggi”.

Una volta fatta una previsione realistica si passa alla seconda valutazione relativa allo stile di vita. Occorre calcolare, sempre secondo Carbone, “a quanto ammonta il mio fabbisogno mensile una volta che sarò andato in pensione? Occorre valutare tutte le possibili variabili, compreso l’eventuale sostegno dei figli”. In questo passaggio occorre conoscere esattamente anche che cosa dice in proposito la busta arancione (nel caso dell’Inps): serve per fare una stima della somma che si ritiene necessaria aggiungere al vitalizio base.
La terza e ultima valutazione riguarda la scelta della soluzione più adatta alle nostre esigenze. E qui interviene un parametro fondamentale rappresentato dal profilo di rischio. “E’ molto importante scegliere le caratteristiche del piano integrativo in relazione al tempo che manca alla pensione. Mi spiego meglio: se mi mancano solo 10 anni è corretto adattarsi a un profilo di rischio più prudente puntando su un prodotto che investa meno nell’azionario e più nei titoli di stato. Se al contrario il mio orizzonte temporale è di 30 – 40 anni posso osare di più e a quel punto può essere corretto un investimento in uno strumento che prediliga l’azionario”.

Per saperne di più scrivi a: lamiaeconomia@tempi.it

Foto da Shutterstock

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