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Si celebra al Louvre la grandezza di Raffaello, che intimorì persino la natura

novembre 2, 2012 Mariapia Bruno

Ci guardano con quegli occhioni spalancati, a volte sognanti, castani o cerulei, il giovane Bindo Altoviti, il serio Baldassare Castiglione, e la inquieta Velata, protagonisti di alcuni dei più bei ritratti di colui da cui, come scrisse Pietro Bembo sulla sua tomba al Pantheon di Roma, «la natura, finché visse, temette d’esser vinta, e quando morì, temette di morire con lui». Si tratta del genio di Urbino, Raffello Sanzio (1483 – 1520), pittore di straordinaria inventiva, morto a soli 37 anni, nel pieno di una maturità che si attesta nelle sue tela di magistrale perfezione e ineguagliabile grazia. Un talento instancabile, che ha lavorato con l’aiuto di numerosi discepoli, tra cui Giulio Romano e Gianfrancesco Penni, per completare le numerose commissioni, dalle stanze di Papa Giulio II in Vaticano (la Scuola di Atene, la Disputa del Sacramento e il Parnaso nella Stanza della Segnatura e la Liberazione di San Pietro nella Stanza di Eliodoro), alla Madonna del Cardellino e la Bella Giardiniera per alto-borghesi famiglie fiorentine, al Trionfo di Galatea di villa Farnesina, alla celeberrima Madonna della Seggiola eseguita probabilmente su commissione di papa Leone X, alla progettazione dell’architettura, dei cartoni per i mosaici della cupola, i disegni per le sculture nella Cappella Chigi in Santa Maria del Popolo.

 L’armonia degli sguardi e dei gesti, lo studio dei singoli dettagli, la delicatezza della pennellata, sia su affresco, che su tela, che su tavole da altare, insieme ad un’innata abilità a restituire il giusto bilancio all’insieme ritratto sull’opera, fanno di quest’uomo, già caposaldo del Rinascimento Italiano, uno dei più grandi maestri della storia dell’arte. E quello che sarebbe un sogno, ovvero riunire un discreto numero di creazioni del maestro in una sola mostra, riesce a realizzarlo in parte il museo parigino del Louvre, che fino al 14 gennaio 2013, gli dedica la retrospettiva Ultimo Raffaello, che racconta attraverso un centinaio di opere, l’attività dell’artista nella sua ultima stagione, quella che va dall’inizio del pontificato di Leone X (1513) alla sua morte. Del maturo Sanzio si possono ammirare la pala di Santa Cecilia della Pinacoteca di Bologna, l’Autoritratto con Giulio Romano, di casa al Louvre, il Ritratto del cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena, da Palazzo Pitti, e il San Giovanni Battista nel deserto, prestato dagli Uffizi.

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