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Si fa un selfie in piazza Tienanmen con un ombrello. Arrestato

giugno 12, 2015 Leone Grotti

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Lo scorso 4 giugno a Pechino pioveva. Niente di strano, perciò, se nel selfie che Du Yanlin si è fatto a Pechino (foto in alto), in piazza Tienanmen, e che ha postato su Twitter, compariva anche un ombrello. Ma il regime comunista cinese ha considerato quella foto un grave crimine e l’ha arrestato.
Du è stato accusato di aver «creato problemi» e ora dovrà subire un processo. Per il figlio Jiangfan, «questo non potrebbe succedere in nessun’altra parte del mondo, con la possibile eccezione della Corea del nord. Mio padre non ha commesso alcun crimine e ora non so che cosa fare».

PIAZZA TIENANMEN. Tutti in realtà sanno perché Du è stato arrestato: il 4 giugno in Cina non è una data come le altre, perché è il giorno in cui 26 anni fa, nel 1989, il partito comunista ha ordinato all’esercito di reprimere nel sangue la rivolta degli studenti, massacrando migliaia di persone. Commemorare quella data o anche solo parlarne o anche solo alludervi è vietato in Cina. L’ombrello, poi, è diventato il simbolo della protesta di migliaia di cittadini, che sono scesi in piazza l’anno scorso a Hong Kong per chiedere una riforma democratica del sistema elettorale, suscitando le ire di Pechino. Du è andato in piazza con un ombrello nero, a lutto.

«NON HA SENSO». Detto questo, dal punto di vista della legge Du non ha fatto niente di male. Ma si sa che la legge in Cina non è rappresentata dal codice penale, ma coincide con il volere del partito comunista (Giornale del Popolo dixit). Il figlio del consulente fiscale di 52 anni è sconsolato: «Pensava di dover fare assolutamente qualcosa per commemorare il 26esimo anniversario di Piazza Tienanmen. Ma in nessun modo [il selfie] può essere definito una “creazione di problemi”. Purtroppo non c’è niente che noi ora possiamo fare, perché l’intera faccenda non ha alcun senso», ha dichiarato a Radio Free Asia.

PARANOIA. L’arresto di Du Yanlin, che si va a unire a quello di una ventina di altri cinesi che il giorno prima dell’anniversario hanno cercato di riunirsi privatamente in casa per fare uno sciopero della fame, dimostra quale livello abbia raggiunto la paranoia del partito comunista. Il futuro di Du ora è in bilico e i precedenti non giocano a suo favore: 13 persone che hanno cercato di ricordare il 25esimo anniversario del massacro sono tuttora in carcere.

Foto Twitter


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