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Ma Daqin diventa vescovo di Shanghai, ma il Partito comunista cinese lo tiene ancora agli arresti

aprile 29, 2013 Leone Grotti

Sabato è morto a 96 anni monsignor Jin Luxian, vescovo “ufficiale” di Shanghai. Ordinato vescovo “patriottico” nel 1985 senza l’approvazione del Vaticano, nel 2005 si è riconciliato con il Papa. «Pur non mettendosi mai in opposizione al governo», monsignor Jin ha fatto crescere la diocesi di Shanghai dotandola di nuove chiese, pubblicazione cattoliche e centri di spiritualità. I suoi funerali si sono tenuti stamattina nella cattedrale di sant’Ignazio alla presenza di oltre 1000 fedeli e più di 60 sacerdoti, scrive AsiaNews.

SUCCESSORE È MA DAQIN. La sua morte apre il nodo della successione, che rappresenterà il primo capitolo del rapporto tra governo cinese e Vaticano da quando è stato eletto il nuovo segretario comunista Xi Jinping e il nuovo papa Francesco. Il successore di Jin Luxian dovrebbe essere Taddeo Ma Daqin, consacrato vescovo ausiliare di Shanghai lo scorso 7 luglio, ma dopo che il vescovo ha annunciato con grande coraggio davanti a tutti i fedeli che avrebbe abbandonato lAssociazione Patriottica, è stato prima rinchiuso nel monastero di Sheshan «per riposare», poi privato della possibilità di uscire in pubblico e dire Messa per due anni e infine il titolo di vescovo gli è stato revocato. Per il Vaticano, però, monsignor Ma continua a essere il legittimo successore a vescovo di Shanghai di Jin Luxian.

VESCOVI ILLEGITTIMI. Il regime comunista cinese ha sempre cercato di elevarsi a capo della Chiesa cattolica in Cina, per questo si intromette spesso nella nomina dei vescovi. Alcuni esempi recenti: il 20 novembre ha ordinato vescovo di Chengde (Hebei) Guo Jincai, senza l’approvazione del Papa; il 7-9 dicembre 2010 ha convocato  l’VIII Assemblea dei Rappresentanti Cattolici a Pechino, non riconosciuta dal Vaticano, con il sostegno massiccio di forze di polizia; il 29 giugno 2011 è stato ordinato senza l’approvazione del Papa il vescovo di Leshan (Sichuan) e il 14 luglio quello di Shantou (Guangdong); molti vescovi legittimi sono stati obbligati a eseguire ordinazioni illecite, che li espongono alla scomunica, comminata dalla Chiesa anche a tutti i vescovi illegittimi a norma del canone 1382 del Codice di Diritto Canonico.

PECHINO NON RICONOSCE MA DAQIN. Non è ancora chiaro che cosa voglia fare il Partito comunista ma secondo fonti ecclesiastiche di Hong Kong starebbe già cercando il successore, ponendosi così in aperto scontro con il Vaticano. Nel frattempo mons. Ma, detenuto agli arresti domiciliari nel seminario di Sheshan, periferia di Shanghai, è stato spostato in un luogo sconosciuto. Secondo AsiaNews potrebbe trovarsi a Pechino, «costretto a partecipare a dei “corsi di studio”».

VATICANO PARLA CHIARO. Nei prossimi giorni, si saprà cosa intende fare il governo comunista e la decisione dirà molto sul rapporto che il neo-segretario Xi Jinping vuole instaurare con la Chiesa cattolica. Monsignor Savio Hon, segretario della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, ha però dichiarato da subito che Ma Daqin è il legittimo «vescovo ausiliare di Shanghai. In seguito la cosiddetta “Conferenza dei vescovi cinesi” ha cancellato questo suo titolo, ma la Santa Sede ha precisato che nessuna conferenza episcopale, in nessuna parte al mondo, ha questo potere di cancellare il mandato pontificio. Tanto più in questo caso, in cui la “conferenza” non è riconosciuta [dal Vaticano]. Per questo rimane fermo per noi che mons. Ma Daqin è il vescovo di Shanghai».

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