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Se anche la firma di Repubblica è colpita dalle Sentinelle in piedi

dicembre 6, 2014 Filippo Ceccarelli

sentinelleSull’ultimo numero del Venerdì, il settimanale di Repubblica, Filippo Ceccarelli, storica firma del quotidiano, ha scritto nella sua rubrica “Indizi neurovisivi” un commento sulle Sentinelle in piedi. Repubblica, come è noto, non ha alcuna simpatia per le Sentinelle che, più di una volta, non ha mancato di criticare. Per questo, le parole di Ceccarelli hanno ancora più valore. Il titolo originario dell’articolo è: “Libri, dignità e passeggini: la forza coreografica delle Sentinelle in Piedi” e qui di seguito lo riportiamo (la foto cui fa riferimento Ceccarelli non è quella che vedete in pagina).

Peccato per il nome: Sentinelle in Piedi. «Sentinelle», in effetti, tradisce un retropensiero militaresco, oltretutto gravato da un’impostazione obiettivamente conservatrice, la difesa della famiglia tradizionale. Ma ciascuno è ovviamente libero di chiamarsi come gli pare e piace. Quanto all’aggiunta «in Piedi», suona francamente superflua: quando mai s’è vista una sentinella seduta?

Ciò detto, e con il più doveroso e perfino complice riguardo per qualsiasi ridondanza stilistica e lessicale, si coglie l’occasione per dire che le forme di protesta messe in atto dalle Sentinelle in piedi sono molto civili, molto ragionevoli, molto «diverse», molto belle e forse anche efficaci.

Le forme, appunto, perché sulle motivazioni e dunque sulla sostanza (contro la legge sull’omofobia e le sue pretese conseguenze liberticide) ci si riserva un giudizio differente, se non opposto. Ma certo l’immagine fa riflettere sulla maturità di una manifestazione che prevede la presenza di uomini e donne immobili, distanziati, in silenzio, che leggono un libro.

Questa che si vede nella foto qui sotto è una piazza di Milano, ripresa da Alberto Cattaneo come fosse una prua. La ragazza in primo piano è molto presa dalla lettura, forse non s’è nemmeno accorta del fotografo; altri hanno poggiato lo zainetto in terra; a sinistra, una carrozzina. Su quella distesa di uomini e donne il tempo è come sospeso. La coreografia esprime un’essenzialità tanto più intensa e preziosa quanto più normalmente chi manifesta lo fa ammucchiandosi in movimento, serrando le fila, facendo massa pure con carriaggi, bandiere, cartelli, striscioni, e strepiti, fischietti, trombe, altoparlanti e comunque in una giostra di colori. Adesso poi vanno molto i fumogeni, le vernici, il lancio di uova e anche qualche improvvida manganellata di poliziotti bardati come robot.

La potenza della foto sta proprio nel ribaltamento dei modelli vigenti. Al posto di un’esibizione di forza ci sono individui motivati ma inermi. Non ribellione, né lamentela, né beffa. La dignità piuttosto della testimonianza. E leggere come pregare, forse.

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