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Sara Tommasi, una causa fragile, spremuta e persa. Ingiusto lasciarla nell’oblio proprio adesso

giugno 8, 2015 Annalisa Teggi

sara-tommasi-andrea-diprePubblichiamo la rubrica di Annalisa Teggi contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

«Perché ho un debole per le cause perse, quando sono proprio perse; o forse perché ho vergogna di me stesso», userei queste famose parole di Rhett Butler in Via col vento per replicare a Selvaggia Lucarelli e alla sua proposta di lasciar cadere nell’oblio la triste vicenda di Sara Tommasi. Non sono un soldato da battaglie epiche e gloriose, sono della stessa gentaglia egoista – sempre citando Rhett Butler – che decide di arruolarsi solo quando vede l’esercito allo sfascio. Perché c’è un tipo di pietà tutt’altro che generosa, e forse appunto egoista, che sgorga vedendo nello sfacelo altrui la propria miseria.

C’è chi si merita la nostra pietà istantaneamente, e penso ai volti smarriti dei migranti sulle carrette del mare. C’è chi se la merita con uno sforzo tremendo, e penso ai casi di cronaca in cui si sentono dei genitori perdonare l’assassino del proprio figlio. C’è chi proprio non se la meriterebbe, e penso a Sara Tommasi.

Non è che ti diventa subito simpatica quel genere di avvenente signorina che mostra le sue beltà più carnali sull’Isola dei famosi, dichiarando però di puntare tutto sulla propria intelligenza di laureata con lode alla Bocconi. Ma ora che i lustri della fama l’hanno dimenticata e schiacciata, eccola a fare dichiarazioni di tutt’altro genere: ha suscitato scandalo (ma anche moltissimo tornaconto al mondo del gossip) l’ultimo video che gira in rete in cui Sara, accompagnata da uno squinternato personaggio e visibilmente alterata da sostanze stupefacenti, canticchia: «Coca e mignotte, tutta la notte!». Sono in un parcheggio, all’alba dopo una notte di follie, lui la esibisce come un oggetto davanti alla telecamera spogliandola. Lei lascia fare, accennando un sorriso compiaciuto.

Capisco perché la signora Lucarelli dice che è ora di piantarla di speculare su questo caso, cioè è ora che i giornali smettano di alimentare il fuoco mediatico generato dai porci – mi si perdoni il termine – che stanno sfruttando questa ragazza. Però adesso a me Sara è diventata simpatica, di una tenerezza infinita.

La mercificazione della sua persona mette a nudo qualcosa di noi, è il tassello meno presentabile di questa nostra società vanitosa e fragile. E ora che tutti abbiamo speculato sulla fragilità confusa di Sara Tommasi (chi per soldi, chi per puntare il dito sui retroscena del mondo dello spettacolo, chi per pura morbosità) vogliamo smettere di guardare, mettendo sotto il tappeto la polvere che ci dà fastidio? Guardiamo, invece, fino a che punto si spinge il torbido.

Per quel che mi riguarda, non temo lo schifo. Temo molto, invece, il perbenismo di chi mangia schifezze tutto il giorno e poi a sera, per salvare un minimo di dignità, prende un digestivo, perché vomitare è brutto. Forse è proprio negli epiloghi più vergognosi che l’umano non va trascurato.

Forse intendeva questo Rhett Butler: arruolarsi nelle cause perse può essere ancora fonte di gloria, ma arruolarsi nelle cause perse, quando sono proprio perse, è da veri matti. È roba da misera gente, ma sincera, che vede nel tracollo indecente di un altro essere umano la vergogna per le proprie bassezze più taciute, e non vuole rassegnarsi a dire che tutto è perduto. Ci fosse anche solo da fare un metro in più per trascinarsi via dal fango, facciamolo – per una volta – assieme.


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