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Il mistero di Saint-Florent, il borgo dove il tempo rallenta

luglio 11, 2016 Marina Corradi

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Pubblichiamo la rubrica di Marina Corradi contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Corsica, luglio. La strada che da Bastia porta a Saint-Florent, borgo di mare nel nord della Corsica, si lascia la città indietro e si inoltra fra le montagne, sotto a un cielo blu zaffiro. Un tornante dopo l’altro i pascoli si fanno più spogli, mucche immobili sui campi al sole, e quell’aria muta di attesa che sovrasta i passi: quasi si stesse per passare un confine.

Sale la strada sinuosa, ancora, e ne raggiungi il culmine. Allora d’improvviso, inatteso, ti si spalanca davanti, dall’alto di quelle rocce brulle, il mare. Guardi la distesa infinita all’orizzonte e trattieni il fiato: l’attesa ha incontrato la sua tacita domanda, che si materializza in quel blu profondo all’orizzonte, altro, straniero.

Scendi per valli verdi di vigne, e prati col fieno appena tagliato. Profumo di montagna, ancora. Nelle cantine di Patrimonio matura un vino bianco spumeggiante e dolce. Saint-Florent infine: case pastello, il porto, il campanile, come nel disegno di un bambino.

Davanti a un caffè del centro i vecchi del paese giocano a bocce. Si indovina fra loro la lunga consuetudine di chi si conosce fin da bambino, e si intende con un cenno. Uno lancia il boccino rosso, gli altri avvicinano le bocce che scivolano lente, pesanti. Nessuno parla. Poi è sempre il solito vecchio, uno calvo, di poche parole, che nel silenzio devoto degli altri fa due passi, e lancia: centra con precisione scientifica le bocce altrui, con uno schiocco secco. Schiocco, silenzio, schiocco, il battere delle bocce accompagna i pigri pomeriggi di Saint-Florent.

Qui, il tempo pare arrestarsi: nel vecchio albergo dalle pareti candide e dalle scale di ardesia, nel dedalo di vie dove si aggirano, padroni e indolenti, i gatti. Nella chiesa di Sant’Anna cantano dei coristi, provano canti sacri. Le voci riecheggiano armoniose nelle strade attorno.

Ma quanto piano va il tempo, qui, ti accorgi. Le lancette dell’orologio sembrano incontrare una resistenza sorda. A sera, al molo, il blu perduto del mare si confonde infine con quello del cielo che si oscura. Una vecchia tutta vestita di nero, sola, su una panchina guarda l’orizzonte, come se aspettasse qualcuno che da un tempo immemorabile non torna. Il mistero del borgo marinaro dove il tempo rallenta, come la corrente nella lanca di un fiume, resta intonso: quando al mattino, partendo, dall’alto ti volti a riguardarlo, sotto all’immenso cielo chiaro.

Foto Saint-Florent da Shutterstock

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