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Rylko: il family day e l’importanza di quella voce (scomoda) che grida nel deserto

luglio 17, 2015 Redazione

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Proponiamo qui il saluto introduttivo e l’omelia pronunciati dal cardinale Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, durante la Messa conclusiva della convivenza nazionale degli itineranti del Cammino neocatecumenale, sabato 28 giugno a Porto San Giorgio (Fm). Il testo è una trascrizione non rivista dall’autore.

Saluto

Cari amici, saluto tutti voi con viva cordialità e vi confesso che desideravo proprio essere con voi questa mattina. Ci tenevo a unirmi al vostro rendimento di grazie – in questa Santa Eucaristia – per quanto è avvenuto una settimana fa, a piazza San Giovanni in Laterano… Avete visto quanto è generoso il Signore e come ci sorprende con i suoi doni! Sabato 20 giugno 2015 è successo davvero qualcosa di miracoloso, che ha reso quel giorno indimenticabile: da quella piazza è partito un messaggio di speranza di cui il mondo e la Chiesa di oggi hanno tanto bisogno. Le mamme e i papà, le famiglie intere hanno alzato la voce in difesa dei loro figli, contro la prepotente “colonizzazione ideologica” e contro la “dittatura del pensiero unico” che vuole imporre l’ideologia di gender addirittura ai bambini piccoli, con gravi conseguenze nella loro vita futura…

Oggi, in questa Eucaristia, vogliamo dire grazie al Signore per la testimonianza corale data da numerose famiglie e confessare con umiltà: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto solo ciò, che dovevamo fare…» (cfr Lc 17,10).

E ora per celebrare degnamente quest’Eucaristia, riconosciamoci poveri peccatori e invochiamo con fiducia la divina misericordia, dicendo: Confesso…

* * *

Omelia

Celebriamo questa Eucaristia con lo spirito colmo di gratitudine al Signore per quanto abbiamo vissuto il 20 giugno scorso, in piazza San Giovanni in Laterano, davanti alla cattedrale del Papa, uniti a lui spiritualmente…

La prima lettura, che abbiamo ascoltato, tratta dal Libro della Sapienza, c’introduce molto bene nel cuore di un problema che, nei nostri tempi, è diventato una grave sfida per l’umanità: «Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura» (Sap 2,23). Ecco l’enorme dignità di ogni essere umano: l’uomo e la donna portano in sé un’impronta del divino Creatore! Ma l’uomo cosa ne ha fatto? La Parola di Dio ci risponde: «Per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono» (Sap 2,24). Purtroppo, nel corso della storia, uomini e donne in tanti modi hanno deturpato quell’immagine di Dio di cui erano portatori! E nei nostri tempi, questa tentazione autodistruttiva dell’uomo ha raggiunto livelli e modalità veramente preoccupanti…

Il nostro mondo sta vivendo numerose e gravi crisi di cui sentiamo parlare ogni giorno: crisi economica, crisi finanziaria, crisi del lavoro, crisi ecologica (l’enciclica Laudato si’ di papa Francesco!)… Ma alla base di tutte queste crisi (e di molte altre!) si trova indubbiamente la crisi di Dio che genera in modo inevitabile una profonda crisi dell’uomo stesso – una crisi antropologica! L’uomo ha smarrito la consapevolezza della propria identità e non sa più chi è e qual è il suo destino… Nei nostri tempi vengono messe in discussione le evidenze antropologiche fondamentali. Perciò oggi il compito più urgente che si presenta per tutti i credenti in Dio è quello di difendere l’uomo (Benedetto XVI)! Difendere e proclamare con parresia la verità sull’uomo creato da Dio “maschio e femmina”!

Questa è la vera sfida: essere o non essere in quanto persone umane! E il grande popolo riunito in piazza San Giovanni in Laterano il 20 giugno scorso ha accolto proprio questa sfida con profondo senso civico e cristiano… La manifestazione di Roma non è stata una manifestazione contro qualcuno, ma ha voluto essere un umile servizio alla grande causa dell’uomo, oggi minacciata da più parti. Abbiamo visto un grande popolo unito dal desiderio di testimoniare in maniera pacifica e gioiosa la propria convinzione che vale la pena – anche nei nostri tempi – scommettere sul disegno di Dio, che ha creato l’uomo “maschio e femmina”; un popolo convinto che vale la pena scommettere sul matrimonio e sulla famiglia…

Da piazza San Giovanni in Laterano è partito un messaggio di speranza! E quei volti gioiosi e felici di tante mamme e papà circondati dai figli dicevano molto di più a proposito della bellezza del matrimonio e della famiglia rispetto a tanti dotti documenti, anch’essi importanti! È stato un messaggio di cui la Chiesa, che si prepara a celebrare nel prossimo mese di ottobre l’assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi sulla vocazione e missione della famiglia, ha particolarmente bisogno! Occorre infatti che sia ascoltata anche questa voce profetica di speranza! Non dobbiamo lasciarci intimidire dai profeti di sventura che non mancano mai di far sentire il loro grido!

stanislaw-rylko-ansaIl popolo del 20 giugno scorso ha osato dire una parola che va decisamente controcorrente nel contesto di una cultura (o meglio contro-cultura!) per la quale il matrimonio, come unione tra un uomo e una donna, decisamente non piace, una cultura a cui non piace la famiglia… Si promuovono e impongono con prepotenza dei nuovi paradigmi inventati da esperti anonimi che mettono in pericolo il futuro stesso dell’umanità… Papa Francesco, nella sua recente enciclica Laudato si’, parla di un’“ecologia integrale”, che include anche – e soprattutto – la cultura, i valori, i modelli e gli stili di vita che per l’esistenza umana non sono meno importanti dell’aria e dell’acqua pulita!

Da piazza San Giovanni in Laterano si è levata, dunque, una voce scomoda per molti… I media non hanno risparmiato critiche a chi ha osato uscire dal coro unanime del pensiero politicamente corretto. È questo un peccato che i media oggi non perdonano a nessuno, anzi, lo puniscono severamente… Non sono mancate voci scandalizzate e accuse varie… Si è detto che tali testimonianze popolari non servono, che sono inefficaci… Sì, è vero: la grande politica sta dimostrando di aver ignorato completamente questo messaggio così forte ed eloquente! Al Parlamento italiano, la legge sulla scuola sta facendo il suo corso in modo indisturbato… Ma non credo che qualcuno, organizzando quella manifestazione, si sia fatto molte illusioni in proposito! Ciò che è veramente importante è che il popolo si sia svegliato e abbia fatto sentire la sua voce!

Il nostro mondo cerca in ogni modo di rinchiudere la fede nell’ambito esclusivamente privato. Da qui l’importanza che migliaia di persone che credono fermamente nel valore del matrimonio e della famiglia siano uscite in piazza… Il seme è stato gettato! Questo è ciò che conta; questo è prezioso! E penso che dopo il 20 giugno scorso tutti siamo un po’ diversi! Questo bellissimo popolo riunito davanti alla cattedrale del Papa ci ha ridato la speranza: il matrimonio e la famiglia non sono affatto morti! C’è ancora gente che ci crede e ha il coraggio di dirlo a voce alta!

Sono convinto che questo popolo abbia risvegliato tante coscienze anestetizzate dalla post-modernità e rassegnate all’idea che ormai non è più possibile far niente! Questo è il grande dono che il popolo del 20 giugno ci ha regalato… Grazie Kiko, grazie Cammino che – insieme a molti altri – non vi siete lasciati intimidire e scoraggiare dagli ostacoli e siete andati avanti! E oggi diciamo con umiltà le parole che Cristo stesso ci ha insegnato: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Lc 17,10).

Ma ciò che è successo il 20 giugno scorso in piazza San Giovanni in Laterano ha dimostrato anche quanto sia bella e importante la vocazione profetica dei fedeli laici: essere cioè la luce del mondo, il sale della terra e il lievito evangelico che trasforma il mondo dal di dentro! Una volta a Giovanni Battista fu posta la domanda: «Chi sei? (…) Che cosa dici di te stesso?» (Gv 1,22). Ed egli rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto…» (Gv 1,23). Ed è questa anche la nostra missione, in quanto discepoli di Gesù Cristo: essere voce che grida nei così numerosi e variegati deserti del nostro mondo…

Si tratta di una voce scomoda per molti, una voce che disturba, una voce che talvolta dà fastidio, come è successo il 20 giugno scorso… Ma guai se questa voce profetica tacesse nel nostro tempo! Resteremmo senza luce, in un buio totale, senza speranza! E oggi questa voce profetica deve gridare nel mondo soprattutto due parole: la parola “Dio” e la parola “uomo”, vale a dire: la verità su Dio e la verità sull’uomo! E come non ringraziare il Signore che desta in non pochi uomini e donne, giovani e adulti del nostro tempo questo spirito profetico di Giovanni Battista!

La parola “Dio” e la parola “uomo”… Esiste infatti uno stretto legame tra il kerygma, cioè il primo annuncio della fede, e l’impegno a favore dell’uomo, come ci insegna papa Francesco, che nell’Evangelii gaudium scrive: «Una fede autentica – che non è mai comoda e individualistica – implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo, di trasmettere valori, di lasciare qualcosa di migliore dopo il nostro passaggio sulla terra» (n. 183). Come cristiani siamo chiamati a essere il sale della terra e la luce del mondo… Ed è una vocazione estremamente esigente, che spesso ci fa diventare nel mondo “segno di contraddizione”, come lo fu il nostro Maestro…

Ecco la grande sfida: difendere la nostra identità in quanto discepoli di Cristo, cioè in quanto cristiani. Occorre più che mai essere sé stessi, costi quel che costi, senza tradire né diluire la propria identità e la propria vocazione! E le tentazioni in agguato sono molte! Papa Francesco ci offre una vasta tipologia di pseudo-cristiani dei nostri tempi: cristiani di parole, cristiani a pezzi – part time, cristiani ma non troppo, cristiani addormentati, cristiani da salotto, cristiani di pasticceria… In altri termini, si tratta di un sale che ha perso il sapore o di una torcia spenta che non dà più la luce…

Il Santo Padre non si stanca di spronare la Chiesa del nostro tempo a entrare con gioia in una dinamica dell’esodo, di una permanente uscita verso le periferie del mondo… E qui un compito particolare spetta proprio ai fedeli laici, consapevoli della loro vocazione e missione nel mondo. Ma un grande ostacolo che impedisce la crescita di tale consapevolezza nel laicato è – secondo papa Bergoglio – il clericalismo! Il Santo Padre ribadisce con forza: «Il fenomeno del clericalismo spiega, in gran parte, la mancanza di maturità e di libertà cristiana in parte del laicato…». E aggiunge in modo significativo, che una tale maturità e libertà si manifestano «attraverso esperienze di popolo: il cattolico come popolo!» (Discorso ai vescovi responsabili del Celam, 28 luglio 2013). E nell’Evangelii gaudium parla dell’importanza del «piacere spirituale di essere popolo» (n. 268) nella vita di un cristiano. Non è stata proprio questa l’esperienza vissuta in piazza San Giovanni in Laterano il 20 giugno scorso?

E recentemente il Papa ha detto ai vescovi italiani che occorre «rinforzare l’indispensabile ruolo di laici disposti ad assumersi le responsabilità che a loro competono. In realtà, i laici che hanno una formazione cristiana autentica, non dovrebbero avere bisogno del vescovo-pilota, o del monsignore-pilota o di un input clericale per assumersi le proprie responsabilità a tutti i livelli, da quello politico a quello sociale, da quello economico a quello legislativo! Hanno invece tutti la necessità del Vescovo Pastore!” (Discorso ai vescovi della Cei, 18 maggio 2015). La testimonianza popolare del 20 giugno scorso ha confermato pienamente queste parole del Santo Padre e ha dimostrato che ci sono tanti laici maturi, capaci di assumersi nella società le proprie responsabilità in quanto cittadini e in quanto cristiani.

In questa Santa Eucaristia abbiamo dunque tanti motivi per rendere grazie al Signore per il dono immenso della testimonianza e del messaggio che è stato lanciato da Piazza San Giovanni in Laterano… A quel grande popolo del 20 giugno diciamo tutti il nostro grazie! Grazie, perché ci avete ridato la speranza!

Foto Ansa


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