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Ora che hai capito il tuo errore riprendi le trasmissioni, caro Robin Williams

settembre 7, 2014 Annalisa Teggi

«E io sol uno/ m’apparecchiava a sostener la guerra» (Inferno, canto II)

Caro Robin, penso che tu abbia ormai preso confidenza con la dimora celeste. Quaggiù ci s’inchina a ciò che viene definita la tua ultima e tragica scelta, ma penso che da lassù tu ora la giudichi un errore. Qualsiasi forma abbia la giustizia divina, non credo sia edulcorata, proprio perché è (e sarà per tutti noi) la cosa più misericordiosa che esiste.

Io poi fantastico sul fatto che la giustizia divina sia così comprensiva da abbracciare il carattere particolare di ciascuno e quindi, nel tuo caso, dovrebbe essertisi manifestata anche in forma ironica: e così m’immagino che ti sarai dovuto sorbire il mega cazziatone di ciascuno dei tuoi personaggi. La più severa sarà stata senz’altro Mrs Doubtfire, che ti avrà riempito di ceffoni e sfuriate. Perché è tipico delle persone che ti vogliono davvero bene esercitare quella forma di pietà assai autentica che passa dalle sgridate. La carezza più dolce a volte è nel pugno che nasconde un mare di lacrime sincere.

Quaggiù, invece, si sprecano per te carezze fatte di lodi postume, e anch’io sarei stata tra questi se non fosse che mi ha dato fastidio che la notizia del tuo suicidio coprisse le notizie che contemporaneamente giungevano dall’Iraq, dall’Ucraina, dalla Palestina e dall’Africa massacrata dall’ebola. E ho espresso il pensiero istintivo, e quindi non proprio opportuno, sul fatto che un attore famoso e ricco di Hollywood cede al suicidio, ma questa medesima tentazione non viene ai perseguitati di guerra o ai malati straziati del terzo mondo. Non è un pensiero così opportuno perché ognuno ha il proprio inferno, e dunque è persino possibile che chi vive tra crudeli atrocità abbia risorse inimmaginabili per aggrapparsi alla vita. Risorse che forse latitano in chi se ne sta circondato da un apparente agio e attanagliato dai cortocircuiti della propria testa. Forse, chi è dentro l’inferno della guerra comprende fin nelle viscere ciò che ebbe a dire il signor Chesterton: il vero soldato combatte perché ama ciò che ha alle spalle e non perché odia ciò che ha di fronte. Chi è costretto a fuggire da casa sua, lasciandosi tutto alle spalle, con lo spettro di una morte terribile che l’insegue e vuole dilaniarlo, sente la paura che nasce dall’amore, l’atavico bisogno di aggrapparsi a qualcosa. Chi invece è coccolato in una reggia di lusso e celebrità, su cui incombono ombre deformanti di timori e rimpianti, può guardare il suo volto allo specchio e finire per odiare ciò che ha di fronte. Smette così di essere un soldato.

Ma tu, che dicevi ai soldati? Good morning, Vietnam. Che, come frase, è un non senso come dire: buon giorno ebola, buon giorno disoccupazione, buon giorno persecuzione. Ecco, questo non senso è la nostra bandiera: la vera guerra è dare il buongiorno a tutto. Non tutto è buono, ma è buono che ci sia un uomo pronto a stare di fronte a tutto. Forse ora lo comprendi; perciò riprendi le trasmissioni, caro Robin. Con la tua voce inconfondibile dacci la sveglia da lassù: “Buongiorno guerra di ogni benedetto giorno! Il sole sorge, cara guerra, e qualunque volto tu abbia (distruzione, depressione, crisi, malattia, persecuzione), vedo legioni di uomini pronti a schierarsi contro la nube scura del nulla che vorresti spandere”.

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19 Commenti

  1. Gerardo Astore scrive:

    Ho l’impressione, a volte, che le mie giornate (e quelle di tutti) siano come un corridoio lungo e pieno di porte e che molte, o meglio, tutte meno una, siano invitanti, seducenti e dicano di entrare perché se no sei out, arretrato, che hai delle fobie e devi essere corretto, punito, sanzionato o comunque libero di pensare solo quello che la moda di oggi dice di pensare e di fare. Molto spesso sono quasi persuaso che abbiano ragione, ma il fatto è che nessuna di loro (porte come voci o entità personali) sa dirmi chi sono, che esiste un bene per me che è irriducibile, nessuna di loro mostra di essermi amica, nessuna dice o mostra di volere che se io sbaglio non mi devo preoccupare perché essa non permetterà che mi accada nulla anche se essa dovesse soffrire al mio posto. C’è un’unica porta che mi sussurra: “Sei libero, sii libero. Io ti amo più della mia stessa incolumità!”
    Vale la pena, fare il paragone è affrontare le apparenze per ottenere la verità di sé stessi!

  2. Valentina scrive:

    Questo articolo non mi è piaciuto. Io non parlerei mai in questo modo di un defunto, soprattutto se si trattasse di un suicida. Il suicidio è un decisione drammatica, conseguente a una situazione di sofferenza e di disperazione per la quale la persona interessata non intravede alcuna via d’uscita. Non me la sento di giudicare questa tragica scelta, tantomeno di definirla un “errore”. Davanti un caso di suicidio io mi dispongo sempre in atteggiamento di rispetto e di silenzio. Per fortuna né il grande Robin Williams né altri come lui possono più vedere o sentire chi giudica la loro decisione (tra l’altro, legittima: ognuno è padrone della propria vita ed è libero di disporne come vuole). Quando una persona è morta, niente la tocca più.

    • Annalisa Teggi scrive:

      Cara Valentina, lo ammetto … a me piacciono tanto le scene dei film in cui un perfetto sconosciuto si precipita a salvare uno che si sta buttando da un ponte e gli urla: “Qualunque cosa ti abbia portato fin qui, fermati perché sarebbe un errore”. Se dovessi immaginare la stessa scena con lo sconosciuto che devotamente guarda in silenzio, meditando: “Ecco un uomo veramente libero e padrone della sua vita” …. ecco, non mi convincerebbe. Lo confesso, io sono furiosamente arrabbiata con un nemico: la solitudine. Un mano tesa, questa per me è sempre la benvenuta.

      • Valentina scrive:

        Quando dichiaro che “davanti a un caso di suicidio io mi dispongo sempre in atteggiamento di rispetto e di silenzio” mi riferisco a chi SI È GIÀ suicidato, non a chi SI STA PER suicidare. È ovvio che, se io vedessi una persona decisa a buttarsi da un ponte, cercherei di dissuaderla dal suo proposito. Ed è altrettanto ovvio che farei il possibile per aiutare una persona sofferente. Non era a questi casi che la mia frase era riferita. Io sostengo di non poter giudicare chi ha già messo fine alla sua vita e non me la sento di dire: “È stato un errore”. Come posso dire che quella scelta è stata un “errore”? Cosa so dei motivi che hanno spinto quella persona a farla finita? Cosa so della sua sofferenza, della sua disperazione, della sua solitudine? Quella persona era padrona della sua vita e ne ha disposto come ha potuto, non vedeva altra soluzione. Non posso giudicare la scelta del suicidio. In quel caso, davvero, il mio unico atteggiamento è di rispetto e silenzio.

        • giovanna scrive:

          Spero ti accorgerai, cara Valentina, che cadi in un’enorme contraddizione, sostenendo che fermeresti una persona padrona della sua vita e che ne dispone come può e che, tra l’altro, suicidandosi non commette nessun errore .
          Perché dovresti fermarla ?
          Forse perché avverti la disumanità delle tue parole e forse, sì, contrariamente ai tuoi proclami, avresti la spinta a salvarla da quello che è un errore, dato che noi non siamo padroni della nostra vita e non ne disponiamo come possiamo.
          Purtroppo con le tue teorie tanti che sono sull’orlo del suicidio, non la scamperanno.

  3. Franz scrive:

    Ma perchè si da per scontato il destino di questa persona (‘penso che tu abbia ormai preso confidenza con la dimora celeste’)?
    Non possiamo sapere che fine abbia fatto, l’unica cosa sicura che è morto in peccato mortale, non si sa se si sia pentito o no etc etc. La cosa più intelligente da fare in questi casi credo sia pregare e punto, piuttosto che scrivere le nostre opinioni.

    • Valentina scrive:

      Robin Williams è morto e basta. Non è “morto in peccato mortale”. Queste è una delle stupidaggini che insegna la Chiesa, dimostrando una grande mancanza di umanità. Io, non essendo (per mia fortuna) credente né tantomeno (per mia maggior fortuna) cattolica, non giudico mai chi muore suicida. Provo a immedesimarmi nella disperazione che ha portato quella persona al tragico gesto e mi dispongo in atteggiamento di rispetto e silenzio. Questo me lo impone la pietà per quella persona e per il suo dolore, cose che mancano spesso nella Chiesa e in tanti fedeli presuntuosi che pensano di poter giudicare gli altri persino in casi così drammatici. Bella testimonianza di fede! Sono ben felice di non essere credente e soprattutto di non essere cattolica. Ho conosciuto alcuni casi di persone che si sono uccise e le ricordo con tenerezza, comprensione e pietà. Non vorrei mai essere così presuntuosa, insensibile e disumana come tanti devoti fedeli della Chiesa Cattolica.

      • Franz scrive:

        Il mio commento era chiaramente rivolto all’autrice e comunque ai cattolici che possono rispondere nel merito.

        • Valentina scrive:

          Anche il mio primo commento era rivolto all’autrice: ho scritto chiaramente che l’articolo non mi è piaciuto e che io non parlerei mai così di un morto. Quanto alla sua seconda osservazione, se uno posta un commento su un sito pubblico dove può intervenire chiunque, deve aspettarsi che chi gli risponde non sia necessariamente cattolico. Non c’è scritto da nessuna parte che il sito è riservato ai soli cattolici. E che, facciamo i razzisti? Può rispondere anche un buddista, e allora? Non è che solo i cattolici possono parlare di certi argomenti e gli altri devono tacere. Secondo me, invece, è più interessante e costruttivo il confronto con persone diverse: apre la mente a diversi modi di vedere una questione, permette di imparare sempre qualcosa di nuovo e rende la conversazione più interessante.

          • Gerardo Astore scrive:

            Gentile signora Valentina, io sono cattolico, e se davvero pensa che come persona nuova, in quanto noi non ci conosciamo, io possa dialogando con lei dirle qualcosa che la faccia arricchire, perché potrei aver fatto una qualche esperienza positiva, le vorrei far presente che Gesù Cristo nel resoconto dei Vangeli ha nobilitato l’errore quando ha detto che Lui é venuto non per i giusti, ma per i peccatori. Quindi dire che la buonanima di Robin può aver commesso un errore non è per nulla qualcosa di offensivo, no? Il fatto che uno dialoghi ancora con lui e coerente col sentire e sapere che la morte è solo un passaggio per la vita vera dove il velo dell’apparenza è caduto! Siamo d’accordo sul fatto che le convinzioni religiose autentiche (ateismo comprese) sono tutte rispettabili perché aderiscono alla irriducibilitá della Libertà umana a qualsiasi filosofia. Io credo che sia stato un tragico errore per diversi motivi. Patch Adams curava il corpo e lo spirito degli ammalati con l’umorismo e tutti i personaggi che Robin Williams ha interpretato avevano un atteggiamento positivo, perciò il suicidio stride con tutta la letteratura cinematografica che egli ha prodotto, no?
            Comunque sono solo congetture, perché nessuno sulla terra, credo, può dire cosa lo ha spinto a questo gesto. Resta il rammarico, perché uno che ha donato sorrisi a tanti, ha deciso di spegnere il suo nel dolore e nella solitudine. Io ho la speranza che lui risorga per la grazia di Colui che è morto e risorto per noi. Se a lei questa cosa non interessa la rispetto, anche se mi sembra strano una che scrive commenti con tanta forza come lei fa, non ami la vita abbastanza da desiderare che la morte non dica l’ultima parola.
            Buona vita.

          • Franz scrive:

            Scusa Valentina, non è che non voglia parlare con te, e qui il razzismo, perdonami, ma non c’entra nulla.
            Solamente il mio commento era rivolto ai cattolici, cioè a gente che potesse rispondermi nel merito dando per presupposto l’accettazione dei novissimi, altrimenti la discussione si sposta inevitabilmente su altro.

            • Valentina scrive:

              Va bene, Signor Franz, è tutto a posto. Riconosco che posso aver interpretato male il suo commento e accetto serenamente la sua spiegazione. L’importante è che l’equivoco sia stato chiarito. La saluto cordialmente.

          • giovanna scrive:

            Certo che questi nick che si mettono da un giorno all’altro ad impazzare sotto tutti gli articoli, proclamando il loro disprezzo per la religione e soprattutto per la religione cattolica, si presentano umanamente repellenti.
            Voglio dire, pensa trattare tutti i giorni con queste persone così aride e distaccate, dei monumenti funebri fatte persone, che non fanno che esternare la loro totale mancanza di empatia verso chiunque, compreso il povero attore e che se vedessero una persona che si vuole buttare dal ponte, su richiesta gli fornirebbero una scaletta.
            Cara Valentina, mi spiace, ma comunichi una freddezza e una mancanza di umanità , che non possono che confermare il centuplo quaggiù che è dato ai credenti.
            Ma che sei parente di qualcuno che già impazza qui ? No, perché lo stile mortifero è simile, molto simile. Siete tristissime e depresse, tiratevi su !

      • Gabriella scrive:

        non credo che la Chiesa e i veri cattolici si permettano di giudicare l’atto di disperazione di una persona, che, spinta da una sofferenza indescrivibile, si lascia andare a questo gesto estremo.Solo Dio conosce l’intimo di ognuno di noi……
        e la sua misericordia è INFINITA.

    • Annalisa Teggi scrive:

      E chi le dice, caro Franz, che io non stessi pregando?

      • Franz scrive:

        Questo non posso chiaramente dirlo, cara Annalisa, e se forse è apparso così mi scuso. Forse sono stato troppo aggressivo, però davvero quella prima frase non mi piace, anche perchè in simili occasioni è facile leggere cose simili.
        Capisco che un cattolico debba nutrire la speranza che tutti si salvino (anch’io ho la mia serie di personaggi per i quali spero ardentemente la salvezza, anche se hanno avuto una vita piena di errori, anche molto peggiori di quelli di Robin WIlliams), ma questo non può essere una sicurezza, non posso dire “ok, sei salvo, perchè lo sento”.

        • Annalisa Teggi scrive:

          Caro Franz, mi permetto di dire che quel che non le è piaciuto è la sua interpretazione di quella frase. Io non ho parlato affatto di Paradiso … ho usato una perifrasi proprio per accogliere tutte le possibilità (dimora celeste, già… tutto quello che sarà di noi nell’eterno, nella celeste eternità oltre la terra … e ritengo che sarà dimora celeste anche la punizione, eventualmente; perché saremo in ogni caso a casa…anche se ci beccheremo gli schiaffoni paterni); “giustizia divina non edulcorata” accenna all’ipotesi di una correzione non di una perfetta beatitudine.
          Le opinioni divergenti sono per me benvenute, ma quando scrivo tento di essere scrupolosa. E io in nessun punto io ho parlato di una salvezza sicura. Posso – come appunto dichiarato – “fantasticare”, ma lascio fare a Dio il suo mestiere, e – come giustamente dice lei – ci provo a dedicarmi al mestiere umano di nutrire e coltivare speranza. Un caro saluto.

          • Franz scrive:

            ok, forse faccio la figura del pignolone e del pedante, ma misembra importante puntualizzare e dire che comunque non sono d’accordo sul fatto che tutto quello che sarà di noi nell’eterno sarà dimora celeste.
            Non lo ammetterei nemmeno per il Purgatorio ma posso anche concederlo, ma chiaramente l’inferno non è e non può essere considerata dimora celeste, dal momento che li si è compeltamente e definitivamente separati da Dio. Quindi usando l’espressione ‘dimora celeste’ per me si riferimento unicamente a una condizione di salvezza e questo non si può dire di nessun defunto con l’eccezzione dei santi proclamati dalla Chiesa.

  4. enja scrive:

    Brava Valentina!! Elogio al non dire nulla di sbagliato!! Politically correct über Alles!!
    Mi colpisce come la nostra ignavia di persone comode possa rimanere repellente a quella realtà che col coraggio dei Cristiani perseguitati ogni giorno ci interroga!!!
    Personalmente stimo di più questi ultimi, mai stanchi di combattere nonostante vengano combattuti! E anche Annalisa Teggi, che ha avuto il coraggio di esporsi!

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