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Rimase sulla nave anche se sapeva che sarebbe affondata. Il prete eroe del Lancastria

giugno 14, 2014 Redazione

Lancastria-affondamento

Proponiamo in una nostra traduzione un passaggio del libro di William F. Buckley Nearer, My God: An Autobiography of Faith, citato da Matthew Archbold nel suo blog ospitato dal National Catholic Register. Si tratta di un fatto riferito dal celebre attore britannico David Niven a proposito dell’affondamento del Lancastria all’inizio della Seconda Guerra mondiale, probabilmente il più grave disastro navale della storia del Regno Unito, in cui si calcola che persero la vita oltre settemila persone tra militari e civili (più delle vittime del Titanic e del Lusitania messe insieme).

david-niven«David Niven ha raccontato la storia avvincente (non ne avevo mai sentito parlare) di un episodio avvenuto durante il caotico volo dalla Francia dopo Dunkerque, nel 1940.

Un assembramento eterogeneo, “personale di terra della Royal Air Force rimasto bloccato là, lavoratori della Croce rossa, donne, autisti di ambulanza e, infine, i membri dello staff dell’ambasciata di Parigi con i loro figli – prima che riuscissero a raggiungere Saint-Nazaire, alla foce della Loira, erano già più di tremila, e il governo britannico inviò una vecchia nave di linea chiamata Lancastria perché li portasse via, con tre cacciatorpedinieri a scortarla. Stavano giusto salpando l’ancora quando apparvero tre bombardieri.

I cacciatorpedinieri fecero quel che poterono, ma una bomba andò a segno, si infilò nel fumaiolo e aprì un enorme squarcio nella fiancata. In poco tempo la nave si inclinò spaventosamente. Nella stiva c’erano diverse centinaia di soldati. Non avevano nessuna possibilità di uscire da lì per via dell’inclinazione, e la nave stava affondando. A questo punto arrivò il mio buon samaritano preferito, un prete cattolico romano, un giovane che vestiva l’uniforme della Royal Air Force. Prese una corda e si calò nella stiva per fare coraggio e aiutare quelle centinaia di uomini nella loro ultima ora fatale”.

“Sapendo che non ne sarebbe uscito?”. “Sapendo che non ne sarebbe mai uscito, né sarebbero usciti loro. La nave affondò e tutti quelli che erano nella stiva morirono. I superstiti furono raccolti dai cacciatorpedinieri e tornarono in Inghilterra nel reggimento in cui ero io. Toccò a noi prenderci cura di loro, e molti di loro mi dissero che erano stati sul punto di arrendersi, nel momento più difficile, e l’unica cosa che li aveva spinti a resistere era stato il suono dei soldati nella stiva che cantavano inni”».

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2 Commenti

  1. Don Daniele Benecchi scrive:

    Cari amici,
    vi invio la motivazione del conferimento della Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria di Don Alberto Carozza, Cappellano Militare, che riassume brevemente la sua vicenda.
    “Imbarcato con truppe destinate Oltremare, colpito gravemente il piroscafo da duplice offesa del nemico subito seguita dal segnale di abbandono della Nave, trovandosi sul ponte superiore respingeva sorridendo l’invito a porsi in salvo che gli era rivolto da un ufficiale e si portava in mezzo ai soldati accorrenti da ogni parte per animarli alla calma con il suo esempio e la sua parola. Sacerdote soldato, avuta la certezza che per il rapido inabissarsi della nave molti non avrebbero avuto il modo di porsi in salvo, con sublime altruismo affrontava l’estremo sacrificio, cedeva il suo salvagente ad un soldato che ne era sprovvisto e restava fino alla fine coi suoi soldati perchè avessero fino all’ultimo istante i crismi della Fede e le mamme lontane il conforto di sapere i propri figli Caduti con accanto il sacerdote di Dio” Mare di Brindisi, 5 gennaio 1942
    Uno dei 185 Cappellani Militari Italiani morti durante la guerra accanto ai propri uomini.

    Don Daniele

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