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Portafoglio vuoto? Tre ricette di cucina povera per un piacere risparmioso e avvincente

giugno 26, 2013 Tommaso Farina

Partiamo lancia in resta e facciamoci la domanda che è capace di schienare il reduce del Vietnam: la cucina con pochi ingredienti è necessariamente figlia di un Dio minore? Economicamente, può darsi: la gran parte delle ricette povere origina in epoche e in zone in cui si faticava a mettere insieme il pranzo con la cena, e occorreva fare di necessità virtù.

Prendete un piatto come la zuppa di pasta e patate alla marchigiana. Una cosa da niente, apparentemente. Un soffritto di lardo battuto, un po’ di maggiorana, un cucchiaio di conserva di pomodoro (oggi, di concentrato: meno poetico, ma più facile da trovare, ed egualmente efficace), poi un bel po’ di patate, e tanta acqua a coprire. Una bella cottura, poi ci si getta la pasta. A pasta cotta si scodella, si pepa e si cosparge di pecorino. Quando costerà un piatto così? Un’inezia. Una volta, era sopravvivenza. Oggi, è godimento oculatissimo, piacere gastronomico risparmioso e avvincente.

Vogliamo citare un’altra zuppa? Una versione ancestrale della pasta e ceci? Massì. Si mettono a bollire i ceci nell’acqua, se volete fare le cose alla svelta potete usare quelli in scatola e cavarvela in un’oretta. Nell’acqua non dimenticate un rametto di rosmarino. Poi pestate delle acciuge sott’olio, tritatele finemente. Fate scaldare alcuni cucchiai d’olio con tre spicchi d’aglio interi. Quando saranno dorati spegnete il fuoco e buttateci le acciughe. Poi versate il tutto sui ceci, sì, anche l’aglio. Alla fine, metteteci la pasta. Una goduria, per pochi soldi.

Così come lo è il baccalà dei cavatori, quello che – si dice – gli operai delle cave di marmo di Carrara amavano cucinarsi. Oggi che trovate il baccalà già ammollato e bagnato, non avete che da comprarlo, tagliarlo a quadrotti dopo averlo spellato, e gettarlo in tanto olio con tanti pezzetti d’aglio. Una volta che s’è colorato di biondo, lo levate dalla padellona, e lì ci buttate un po’ di pomodori pelati. Mescolate, e quando si saranno sfatti, gettateci un bicchiere di aceto di vino rosso, possibilmente forte. Fate sfumare, uniteci il baccalà e tenetelo sul fuoco fintanto che il sugo si sarà addensato. Pane a volontà, di quello a fette e ben abbrustolito, e sarete a posto.

Ricette semplici, sapori nitidi, portafoglio tranquillo. Da riscoprire in un periodo non troppo facile per tutti.

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