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Resta critica la situazione del vescovo cinese recluso Ma Daqin

ottobre 10, 2012 Leone Grotti

Resta critica la situazione del vescovo ausiliare di Shanghai Thaddeus Ma Daqin (nella foto, a sinistra), ordinato lo scorso 7 luglio dalla Chiesa cattolica cinese con l’approvazione del Papa. Mons. Ma è recluso da tre mesi nel seminario di Sheshan (sotto, foto tempi.it), ai piedi del colle su cui sorge il santuario mariano più famoso della Cina, per avere pronunciato queste parole alla fine della sua Messa di ordinazione: «Con questa ordinazione, io consacro il mio cuore e la mia anima la ministero episcopale e all’evangelizzazione. Voglio dedicarmi ad assistere il vescovo [Jin Luxian, che ha 96 anni, ndr] e per questo ci sono alcune posizioni che mantengo e che risulterebbero sconvenienti. Da oggi in poi, dunque, non sarò più membro dell’Associazione patriottica».

LA VENDETTA DEL PARTITO. Da tre mesi mons. Ma, il cui discorso alla fine della Messa aveva ricevuto un lunghissimo applauso dai fedeli, è costretto a «riposare» nel seminario perché, come si trova scritto sul sito ufficiale del Consiglio dei vescovi cinesi, sotto l’egida dell’Ap e quindi del Partito comunista,  «le azioni del vescovo coadiutore della diocesi di Shanghai hanno violato in modo grave il regolamento sull’ordinazione episcopale del Consiglio dei vescovi in Cina». L’Associazione patriottica dei cattolici cinesi è l’organo voluto da Mao per creare un surrogato della Chiesa cattolica sotto la guida, invece che del Papa, del Partito comunista cinese, che organizza messe, catechismo, ordinazioni vescovili come se fosse la Santa Sede. Ma è il Pcc che decide cosa si insegna a catechismo, chi lo frequenta, chi viene ordinato sacerdote o vescovo, che cosa si studia nei seminari e che cosa devono dire i parroci durante le omelie. Chi si ribella subisce ritorsioni, per questo quello di mons. Ma è stato un incredibile segno di coraggio e di testimonianza dell’unità della Chiesa.

L’INIZIATIVA DI MISSIONLINE. Secondo le ultime notizie uscite sul suo conto, diffuse da MissiOnLine, il vescovo è «dimagrito, pallido», chiuso in «una gabbia dorata, l’hanno isolato quasi completamente». I giovani che risiedevano nel seminario sono stati mandati a casa, il seminario è stato svuotato per trasformarsi in “residenza provvisoria” di mons. Ma. L’unico contatto con l’esterno è il blog che il vescovo continua a tenere, naturalmente premurandosi di non toccare argomenti sgraditi al regime. Il sito MissiOnLine sta sostenendo la battaglia di libertà del vescovo Ma Daqin. È possibile scrivere lettere di solidarietà al vescovo all’indirizzo mondoemissione@pimemilano.com con nell’oggetto la frase «SOLIDALI CON IL VESCOVO MA DAQIN». L’iniziativa ha già riscosso successo in Italia e all’estero.

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