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Quirinale, abbiamo un problema: se non include Berlusconi l’amnistia è inutile. Lo dimostrano questi numeri

ottobre 18, 2013 Redazione

A dar retta alle indiscrezioni raccolte da Franco Bechis per il quotidiano Libero, se nei provvedimenti di clemenza sollecitati al Parlamento dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano saranno esclusi i reati contestati a Silvio Berlusconi, amnistia e indulto non saranno in grado di svuotare le carceri in misura sufficiente a evitare le sanzioni europee.

LA RIUNIONE AL MINISTERO. Nel suo articolo su Libero Bechis riferisce di una riunione che avrebbe avuto luogo due giorni fa «negli uffici del ministero della Giustizia» tra il guardasigilli Anna Maria Cancellieri, i suoi principali collaboratori e i massimi dirigenti del Dap, il dipartimento amministrazione penitenziaria del ministero. All’incontro, scrive il giornalista, «i tecnici di via Arenula hanno portato le prime simulazioni sugli effetti che amnistia e indulto avrebbero sulla popolazione carceraria», naturalmente tenendo presente «le esclusioni dal perimetro dell’uno e dell’altro provvedimento che le maggiori forze politiche della maggioranza avevano preventivamente ipotizzato», ovvero i reati legati a droga e immigrazione per il centrodestra e per il centrosinistra tutti quelli legati a condanne e processi in corso di Silvio Berlusconi (una «lista di caveat piuttosto lunga», osserva Bechis).

AMNISTIA E INDULTO. Ebbene, a quanto pare, «con la lista dei reati esclusi in mano, il Dap ha allargato le braccia, spiegando al ministro: così probabilmente l’amnistia rischia di non fare uscire nemmeno un detenuto di galera. Allargando per quel che si può le maglie, si riusciranno a fare uscire fra 2 e 3 mila detenuti attuali», sintetizza Bechis. Mentre per quanto riguarda l’indulto, i reati “vietati” dai partiti sono molti meno, quindi – con l’unica clausola che il provvedimento non sia cumulabile con l’indulto del 2006 (condizione richiesta dal Pd sempre per escludere Berlusconi) – «i possibili beneficiari delle misure sarebbero 9 mila». In totale, insomma, i carcerati rilasciati in virtù delle misure ipotizzate sarebbero decisamente troppo pochi rispetto all’eccedenza di circa 17 mila detenuti «che secondo l’Unione Europea espone oggi l’Italia alla violazione sostanziale delle norme internazionali sulla tortura».

COLPA DELLA BOSSI-FINI? Secondo Libero, i dati snocciolati dai tecnici del ministero della Giustizia dimostrano anche che non sono le leggi Bossi-Fini sull’immigrazione e la Fini-Giovanardi sulle droghe a causare il sovraffollamento delle carceri italiane. O per lo meno la colpa non è tutta loro. La Bossi-Fini addirittura «c’entra quasi nulla», scrive Bechis: «Per la legge sull’immigrazione clandestina il 31 dicembre 2012 erano in carcere 1.949 persone, la stragrande maggioranza stranieri. Per il semplice reato di immigrazione illegale nessuno: la norma prevede solo una ammenda». Scarcerando invece tutti gli sfruttatori (dagli scafisti ai profittatori), ovvero le persone realmente punite dalla legge, «non si risolverebbe nulla».

COLPA DELLA FINI-GIOVANARDI? I detenuti per droga, invece, sono oggi in effetti il 39,81 per cento del totale, 26.160 persone, mentre «alla fine del 2005, quando non esisteva ancora la legge Fini-Giovanardi, erano il 29 per cento». Insomma «la differenza c’è, ma non è abissale», spiega l’articolo. Di conseguenza, dunque, «per liberare le carceri si può intervenire sulle novità della Fini-Giovanardi, ma per avere effetti sostanziali bisogna che tutti i reati di droga esistenti da decenni vengano compresi in indulto o amnistia. Facendo uscire anche persone dalla alta pericolosità sociale».

LA CARCERAZIONE PREVENTIVA. Lo stesso problema, in un certo senso, si riaffaccia anche nell’ipotesi di fare uscire i detenuti in carcerazione preventiva, ovvero in attesa di condanna definitiva, che effettivamente ammontano 24.500, contribuendo non poco al sovraffollamento delle celle. Tuttavia «più di 15 mila di questi sono in carcere per reati contro la persona, contro il patrimonio e contro la legge sulle armi», spiega Bechis. «Qualcuno anche per reati contro l’ordine pubblico, l’incolumità pubblica, l’associazione di stampo mafioso e contro la famiglia. (…) Reati gravi che creano grande allarme sociale: dalla violenza sessuale, all’omicidio alla rapina a mano armata. Farli uscire per indulto e amnistia non sarà così gradito agli italiani».

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