Google+

Questa opera non esisterebbe senza le ore passate davanti al Santissimo

maggio 20, 2016 Aldo Trento

padre-aldo-trento-malati

Pubblichiamo la rubrica di padre Aldo Trento contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Cari amici, per me non esiste cosa più bella al mondo che stare davanti al Santissimo Sacramento esposto nella cappella dell’ospedale. Faccio perfino fatica a staccarmi da Lui. Normalmente l’ultimo saluto alle 23 è a Gesù che mi guarda con tenerezza, e così vado a letto con l’Ostia bianca negli occhi. Pensate, i miei ammalati sono visitati tre volte al giorno da Gesù. Un amore grande all’Eucarestia che trova le sue origini nella prima comunione e si sviluppò fino a diventare la gioia della mia vita, il cemento di ogni opera di carità grazie all’educazione di mia madre e degli educatori del seminario dei padri canossiani.

Queste opere di carità che brillano della misericordia divina non esisterebbero senza le ore passate davanti a Gesù Eucarestia. Quando sto male mi rifugio nella cappella del Santissimo supplicandolo, spesso con le lacrime negli occhi, che mi sostenga, che mi tenga la mano perché possa fare la Sua volontà.

Che bello, dopo tanti anni di lavoro educativo, vedere che il personale cambia di turno davanti al Santissimo. È un gesto che cambia la prospettiva, tanto nel guardare a se stessi quanto nell’osservare la persona ammalata. La battaglia educativa è dura con i medici che pensano di poter prescindere da Dio. Ma non mollo l’osso, mostrando loro che senza questo sguardo all’Eucarestia non è possibile parlare di cure palliative.

Un esempio mi viene dato dagli ammalati che chiedono di vedere e parlare con suor Sonia o con me. Cercano la suora perché sanno che alla mattina in processione porta la comunione, mentre io sono disponibile per le confessioni, per dare l’unzione degli ammalati e la benedizione papale “in articulo mortis”. Sono convinto che è inutile parlare di cure palliative se noi cattolici impegnati negli hospice e negli ospedali non abbiamo chiara questa posizione sacramentale. Solo guardando quell’Ostia bianca è possibile vivere e costruire opere di carità.

Tornando al tempo delle cattedrali è commovente vedere che sono state costruite per custodire quella piccola Ostia. Le grandi chiese delle riduzioni hanno la stessa origine. Nell’arcipelago di Chiloe (sud del Cile) tutte le chiese piccole e grandi, a una navata o a tre, sono tutte in legno e non esiste un chiodo perché tutto è fatto a incastro. Solo un grande amore all’Eucarestia fa questi miracoli, dove non c’è Gesù esiste solo il vuoto. La ragione di queste chiese bellissime è la stessa per cui alcune notti fa, uscendo dalla cappella, ho notato che nel vialetto che porta alla casa dove vivo, c’era un pezzo di carta per terra. In un primo momento rimasi indeciso se raccoglierla o no, ma la memoria della grande Presenza mi “obbligò” a piegarmi, raccogliere quel pezzo di carta e buttarlo nella pattumiera.

Ma il fatto ancor più grande che nasce dall’Eucarestia è quello del vasetto di argilla con dei fiorellini sempre freschi sopra il comodino che sta a fianco del letto del paziente. Un rispetto che si vede in mille particolari, come il cartellino ben fatto con il nome e cognome dell’infermo e l’intenzione per cui offre a Gesù il suo dolore, la sua vita.

Un asino innamorato
Quando passo con la processione di stanza in stanza tutto dev’essere ben ordinato con le infermiere che mi aspettano e mi aprono la porta. Il letto è ben ordinato e il paziente avvolto nelle lenzuola bianche. Le fondamenta di questa grande opera di Dio sono nella Eucaristia. Erano anni dolorosi per me, vittima di un esaurimento, ma le ore passate guardando Gesù esposto nella piccola cappella annessa alla chiesa parrocchiale, sono state il cuore di tutto. La cappella era aperta 24 ore al giorno perché Gesù non è come i preti moderni che ricevono solo su appuntamento. Egli è sempre lì, con le braccia aperte, perché sa benissimo che i suoi figli hanno sempre bisogno di Lui.

La passione che mi brucia nel cuore per l’Eucarestia si manifesta in particolare nella liturgia, educando piccoli e grandi a vivere ogni gesto con la massima attenzione. Il silenzio, l’ordine, il modo di entrare e uscire dal tempio, di vivere la Santa Messa coi bambini. Niente è mai lasciato al caso.

Il Mistero sceglie chi vuole, anche un asino come me, per mostrare al mondo la sua misericordia; ma questo asino è e sarà sempre un innamorato dell’Eucarestia e della Madonna.

paldo.trento@gmail.com


Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!
I commenti sono liberi. La redazione rimuoverà quelli offensivi.

1 Commenti

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Estrema tanto nell’aspetto quanto nella meccanica, la concept coreana anticipa la prima sportiva affidata al reparto Hyundai N. Adotta un 2.0 turbo benzina da 380 cv abbinato a un cambio a doppia frizione e alla trazione integrale.

La seconda generazione della SUV tedesca cresce nelle dimensioni e adotta soluzioni hi-tech in ambito sia multimediale sia di sicurezza. Mediamente più leggera di 90 kg, può contare su motori turbo benzina e diesel con potenze da 150 a 286 cv.

La seconda generazione della berlina ibrida plug-in nipponica percorre 100 km con un litro di benzina e sino a 50 km in modalità elettrica complice la ricarica solare al tetto. Confermato il powertrain ibrido da 122 cv. La batteria si ricarica in poco più di 3 ore.

Il design richiama elementi cari sia alle sportive BMW sia alle vetture maggiormente votate all’off road. La concept bavarese anticipa una nuova SUV coupé derivata da X1 che entrerà in produzione nel corso del 2017.

Ecco le nostre proposte per un fine settimana a pedali, a motore ma non solo. Se non sapete cosa fare date un'occhiata, se sapete già cosa fare potremmo farvi cambiare idea...

banner Mailup
logo EA-Group
logo EA-Group
logo La nuova Bussola quotidiana