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Quei comunisti che dovevano distruggere chiese, e finirono col cercare il Bambin Gesù

maggio 31, 2017 Angelo Bonaguro

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La chiesa barocca di Santa Maria della Vittoria a Praga è, dopo il duomo, una delle mete predilette del turismo religioso in terra boema. Anche Benedetto XVI, durante la visita pastorale del 2009, la preferì ad altri edifici di culto che avrebbero avuto maggiore importanza dal punto di vista storico o artistico. Inizialmente chiesa luterana, nel XVII secolo Ferdinando II la affidò ai Carmelitani che la consacrarono alla Vergine Maria in segno di ringraziamento per la vittoria riportata dalle truppe cattoliche nella battaglia della Montagna Bianca (1620) contro i protestanti.
Visitata giornalmente da moltissimi fedeli, è famosa perché conserva presso l’altare laterale la statuetta in legno e cera del Bambino Gesù, opera di ignoto artista spagnolo donata nel 1628 ai Carmelitani dalla nobildonna Polyxena von Lobkowicz. Durante la guerra dei Trent’anni la statuetta finì dimenticata dietro l’altare e fu ritrovata e riparata solo nel 1637. Un secolo dopo, mentre il suo culto si diffondeva in tutto il mondo, fu posta nella sua attuale dimora.
La sua venerazione proseguì, sebbene in tono minore, anche durante l’occupazione nazista e il totalitarismo comunista.

Arriviamo così all’inizio degli anni Sessanta del secolo scorso. Secondo la nuova Costituzione, in Cecoslovacchia si era imposto ufficialmente il socialismo. Dopo le atrocità dell’epoca staliniana, il regime cercò di «riappacificarsi» con la popolazione, e in quegli anni vi furono una serie di amnistie che rimisero in libertà molti detenuti «politici» (che però non furono riabilitati).
La polizia, che fino ad allora si era impegnata perlopiù a distruggere la Chiesa, un bel giorno si trovò a doversi occupare proprio… della statua di Gesù Bambino! Nella notte del 1° agosto 1961, infatti, qualcuno la trafugò portandosi via i relativi vestitini, gioielli e preziosi, assieme ad altri oggetti liturgici e bottiglie di vino da messa. Del caso fu incaricato il maggiore Jaroslav Zahrádka, un autentico segugio le cui gesta ispirarono anche un telefilm dell’epoca, fiancheggiato dal tenente Josef Hyrman.

L’unico testimone del furto fu il sagrestano Pavel Gallo, uno slovacco che lavorava in Santa Maria della Vittoria già da vent’anni ed era molto devoto al culto del Gesù Bambino. Gallo dichiarò di aver visto due uomini, uno dei quali l’avrebbe stordito con un cero prelevato dalla sacrestia. Gallo modificò in un secondo momento la propria versione sostenendo che i ladri – che «parlavano con un accento slavo-tedesco» – si sarebbero fatti accompagnare in sagrestia minacciandolo con un’arma e l’avrebbero costretto a trangugiare molto vino da messa. Le sue dichiarazioni però non convinsero gli investigatori, tanto più che non presentava lividi o altri segni di percosse, e le serrature non erano state forzate tranne quella che portava sul retro. Rilevare le impronte non fu possibile perché la chiesa era frequentata giornalmente da molta gente, e i cani poliziotto riuscirono a seguire le tracce dei presunti ladri solo fino al muro di cinta che costeggia i giardini vicini.
La polizia mise anche un annuncio sui giornali chiedendo la collaborazione di tutti.

Inaspettatamente rispose una certa dottoressa Zajícová, che disse di avere la statuetta presso di sé, ma che, essendo priva di vestitini e corona, non l’aveva riconosciuta. La Zajícová riportò subito alla polizia la statuetta avvolta in un panno. Durante le peripezie, purtroppo, un paio di dita della mano sinistra erano state danneggiate. La dottoressa spiegò che gliel’aveva consegnata il suo paziente Pavel Gallo «per evitare che la rubassero». Gli investigatori si precipitarono a casa del sagrestano, dove trovarono i vestitini mancanti. Gallo, per giustificarsi, disse di aver spogliato il Bambino per convincere i ladri che la statuetta, in sé, non valeva molto, e poi l’avrebbe consegnata alla dottoressa ancora mezzo ubriaco. Di nuovo la sua versione non convinse gli inquirenti, e fu incriminato per furto. Ma, nonostante le successive indagini, i presunti ladri non vennero mai trovati e con loro nemmeno gli altri oggetti mancanti. La procura di Praga, dopo tre mesi, sospese il procedimento penale contro Gallo in attesa di nuovi elementi, ma il caso non fu mai risolto.

Oggi nel Museo della polizia si possono vedere le foto scattate durante le indagini, con relative didascalie che illustrano il caso.
Oggi la statuetta è sempre al suo posto, abbellita dai vestitini che vengono cambiati a seconda del periodo liturgico, e dalla coroncina donatagli da papa Benedetto (per l’occasione, a Gesù Bambino avevano fatto indossare l’ermellino!).

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