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Quanti giovani senza un adulto cui guardare

dicembre 12, 2016 Aldo Trento

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Caro padre Aldo, (…) la mia vita è stata segnata da una grave malattia dalla quale mi sono ripresa, tuttavia non so spiegarmi il fatto che Qualcuno mi abbia voluto ancora qui. Io non mi sento voluta, e ciclicamente ricado in questa depressione che oltre a farmi sentire infinitamente sola mette in dubbio tutta la mia vita. Ho una psicologa che mi segue e amici che mi vogliono bene, ma non mi basta. Mi sento come se la felicità a cui anelo sia di fatto impossibile per me. Dopo innumerevoli dubbi sulla mia vocazione, ho deciso di sposarmi col mio ragazzo, ma adesso il mio non essere innamorata di lui sta diventando un grosso problema. Lui mi affascinava perché mi voleva bene, ma questo sembra non bastare più, e ho il terrore che tutto questo sia la mia ennesima costruzione mentale (…). Ho paura e non so come affrontare la cosa. Sono già seguita da un sacerdote, ma l’abitare lontano non aiuta affatto.
Lettera firmata

Sono una ragazza di 21 anni e vivo un momento difficile. Frequento l’università e le responsabilità, il dramma della vita, cominciano a farsi sentire pesantemente. Questo genera in me una grande sofferenza, una grande paura della vita e della morte. Non riesco a prendere decisioni serenamente, pensando al mio tempo che scorre e che ogni giornata potrei sfruttarla in altri cento modi. Mi fermo di fronte alle possibilità, nell’incertezza mi alzo dal letto e soffro perché so che ci sono la mia libertà e la mia responsabilità ad aspettarmi, e io non so come utilizzarle. Passo i miei giorni a piangere senza riuscire a fare molte cose (oppure, se le faccio, sono infelice perché se anche poi succede magari qualcosa di bello, so che poteva essere tutto diverso e che potevo non essere lì e chissà altrove cosa sarebbe successo…), e intanto il tempo scorre e io vedo la mia vita passare via e questo genera ancora più sofferenza. Chiedere consigli, è anche questa una scelta, e poi bisogna fidarsi di chi consiglia. Ho sempre paura, in qualsiasi cosa, di andare in una direzione e non in un’altra, anche se so che la persona a cui mi rivolgo può essere affidabile (come con te adesso). Ma in fondo rimane la mia vita e io non so come spenderla purtroppo. Mi domando che senso abbia fare tutto se poi moriamo e tutto finisce? Tutta la cultura che posso imparare a cosa giova?
Lettera firmata

Le email che mi arrivano dall’Italia, in particolare, sono scritte da persone giovani vittime della depressione… e sono tante! Mi fa male leggere tanta sofferenza e ancor più male mi fa il sapere che tante persone debbano ricorrere a un poveraccio di uomo che vive a migliaia di chilometri di distanza, che l’unica cosa che può fare è pregare, offrire il suo dolore non solo per queste due amiche, ma anche per quanti mi scrivono la loro disperazione chiedendomi aiuto.
Leggendo queste due email e tante altre che mi giungono vedo da una parte la grande inconsistenza e insicurezza che vivono i giovani, dall’altra l’assenza di adulti capaci di affascinarli con il loro stile di vita, con il modo con cui vivono il reale, capaci di dare una mano al giovane che chiede aiuto.
Mi domando: perché chiedono aiuto a me che sto dall’altra parte del mondo? La risposta è semplice: non ho mai avuto paura, né ne ho adesso, di mostrare il dolore, le difficoltà vissute e che vivo, raccontando in modo dettagliato la sofferenza provocata in me prima da un lunghissimo esaurimento (anni e anni senza dormire), poi – quasi non fosse stato sufficiente questo martirio – il Signore mi ha regalato una spondilite che ha ridotto del 50 per cento i miei movimenti. Circostanze difficili che però non solo non sono state una obiezione a riconoscere la Presenza di Gesù nella mia vita, ma sono una grande risorsa umana che mi permette di abbandonarmi fra le Sue braccia.
Perciò dico alle due amiche: quanto state vivendo è il cammino necessario per diventare adulte. Ma da sole non ce la fate e per questo è essenziale cercare un volto amico – non importa dove – in cui risplenda la luce di Cristo, cercare una persona che sappia abbracciarvi come don Giussani ha abbracciato me. Alla ragazza che ha voluto sposarsi nelle condizioni in cui è aggiungo che non mi sembra ragionevole la sua decisione. Però ne parli con il sacerdote di cui è amica. Le scelte decisive della vita non si possono prendere da soli!
Le domande che avete, tenetele vive. Non abbiatene paura, anche se possono apparire disperate e piene di vuoto. Nel tempo, se sarete fedeli a qualcuno che vi vuole bene, vi renderete conto che sono preghiera, sono un vero grido: “Signore vieni a salvarmi”.
paldo.trento@gmail.com

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