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Quando la polizia comunista “attenzionò” la prima moglie di Donald Trump

dicembre 6, 2016 Angelo Bonaguro

Ivana Zelníčková, prima moglie del presidente Donald Trump, fu «attenzionata» dalla polizia politica cecoslovacca (StB) negli anni ’80. È quanto ha riportato la stampa ceca in questi giorni, basandosi su materiali d’archivio conservati presso l’Istituto per la Memoria nazionale.
Nata il 20 febbraio 1949 a Gottwaldov (oggi Zlín), in Moravia orientale, Ivana già in tenera età mostrò un talento spiccato per lo sport e per lo sci agonistico in particolare, laureandosi successivamente in educazione fisica all’Università di Praga. L’ex trainer di sci la ricorda come una discesista molto graziosa e ambiziosa, «esigente verso se stessa e verso gli altri». Proprio perché la Cecoslovacchia comunista le stava stretta, a ventun anni contrasse un matrimonio «di comodo» con lo sciatore austriaco Alfred Winklmayr per poter ottenere il passaporto e trasferirsi in Austria «allo scopo di convivere con il marito». Il matrimonio con Winklmayr durò due anni, dopodiché lei si trasferì dapprima in Canada e infine a New York, dove conobbe Donald che sposò nell’aprile 1977.
La nostalgia per la famiglia d’origine e la patria lontane la spinsero a compiere numerosi viaggi in Cecoslovacchia durante gli anni ’80, e lo stesso figlio Donald junior passava regolarmente alcune settimane di vacanza dai nonni in Moravia.

Ma l’occhio del grande fratello comunista non dimenticava mai i propri concittadini espatriati, soprattutto quando all’estero avevano avuto un certo successo, come nel caso della moglie di «D. Trump, famoso imprenditore americano, impegnato in politica e nel sociale». Così l’StB aprì un primo fascicolo «Ivana» il 6 aprile 1978, che consegnò poi alla Divisione centrale dello spionaggio. I servizi cecoslovacchi cominciarono a raccogliere informazioni e a monitorare le visite di Ivana in patria: «Attualmente – si legge in un’informativa del marzo 1980 – si trovano in vacanza alle Haway (…). Non lavora più come modella ma aiuta il marito imprenditore, curando l’arredamento delle strutture di cui finanzia la costruzione. Il figlio dispone di due precettrici, un’americana e una svizzera».
La StB non si perdeva nemmeno le feste che la signora Trump organizzava all’hotel Intercontinental di Praga, le serate per i suoi vecchi amici sciatori presso la baita di suo padre, e tutte le visite di cortesia da parenti e amici: «Ha intenzione di far visita a Felix Slováček, dato che è una conoscente della moglie (…). Slováček le spedisce in America dei dischi. Aveva intenzione anche di far visita al regista Polák e a un certo Jiří Janoušek (marito della figlia di Štrougal [all’epoca primo ministro cecoslovacco – nda], che è stato per un mese a New York)».

Se dal punto di vista dell’economia socialista ogni americano della middle class era considerato ricco, nel caso della signora Trump era evidente che si superava la media: «La suddetta ha una posizione sociale ottima e illimitate possibilità finanziarie (…). Il marito è imprenditore, finanzia la costruzione di alberghi, ospedali e altri edifici, sia a New York che in altri Stati americani, e secondo le nostre informazioni ha sostenuto la campagna elettorale per l’attuale presidente Carter». L’agente Josef Menšík (nome in codice «Langr» o «Chod»), residente a Praga e a contatto con il mondo dello sci, incontrò diverse volte Ivana in Cecoslovacchia, la quale evidentemente non sapeva di avere a che fare con un informatore della StB.
Negli archivi c’è anche un fascicolo dedicato al padre di Ivana, l’architetto Miloš Zelníček, che viene indicato come «confidente», il livello più basso della collaborazione. Oggi sappiamo che questo termine vuol dire tutto e niente: c’era chi accettava di collaborare sperando di ottenerne privilegi e benefici economici o «politici», c’era chi – come il signor Zelníček – si barcamenava nella speranza di non danneggiare parenti e amici, e chi giocava al gatto col topo (normalmente l’StB faceva la parte del gatto…). Zelníček fu sottoposto a sorveglianza e divenne oggetto di pressioni – subì ad esempio una perquisizione all’aeroporto, al momento di partire per gli Usa – perché trasmettesse informazioni ma, come ha spiegato lo storico Petr Blažek, «raccolse notizie che la StB avrebbe potuto ottenere in qualsiasi altro modo e da chiunque altro».

L’opinione pubblica cecoslovacca non aveva la minima idea di chi fosse Trump, e solo nel dicembre 1988 poté leggere sulla Pravda che il segretario sovietico Gorbačev durante la sua visita negli Usa volle «cenare con il miliardario Donald Trump». Un paio di settimane prima, Ivana era stata nella sua patria d’origine e aveva dato l’impressione di essere piuttosto nervosa; al padre aveva spiegato che a Praga si era accorta di essere controllata da funzionari americani, e al contempo era stata contattata direttamente dalla polizia cecoslovacca. Il marito stava diventando politicamente importante. Nell’ottobre dell’88 gli agenti dell’StB annotavano: «…ha raccontato che, in quanto moglie di D. Trump, sta sempre all’erta perché vorrebbero che il marito si candidi alla presidenza americana. È chiaro che qualsiasi suo passo falso avrebbe conseguenze imprevedibili per la posizione del marito… Per il momento lui ha rifiutato la candidatura per via della giovane età (41 anni), rappresenterebbe infatti un’eccezione nella storia americana. Si candiderebbe come indipendente, dato che non è membro né del partito democratico né di quello repubblicano, anche se entrambi tentano di arruolarlo fra le proprie fila. Nonostante sembri un’illusione, D. Trump è convinto di farcela». Poi non se ne fece più nulla, anche perché la coppia era impegnata con le procedure del divorzio.
Oggi la «graziosa e ambiziosa» Ivana Zelníčková si è proposta come ambasciatrice americana nella Repubblica ceca.

Foto Ansa

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