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“Professore! Finalmente domani faccio l’amore!”

novembre 10, 2015 Giorgio Carini

love-stories.giorgio-cariniTutti gli altri sacramenti portano a compimento ciò che nel battesimo ha avuto inizio: la Confermazione, il dono dello Spirito che è Vita e dà la vita. L’eucarestia: la possibilità di nutrirsi di Lui stesso, «Chi mangia di questo pane non morirà in eterno, non avrà più fame» (cfr. Gv 6,51ss.). I sacramenti di guarigione: la Riconciliazione, che con il perdono cancella il male che corrode il dono della vita battesimale tramite il peccato e la fragilità della nostra condizione umana; l’unzione degli infermi che dona la guarigione, il sollievo dello spirito e il perdono dei peccati. L’ordine e il matrimonio, i sacramenti che dilatano l’amore di Dio stesso permettendo alla Chiesa di crescere e maturare.

Il dono, la grazia della fede tramite i sacramenti, genera in noi un mutamento radicale della nostra natura, una radice di novità assoluta di cui possiamo fare esperienza: «Chi segue me avrà la vita eterna e il centuplo quassù» (Mt 19,29). Non è qualcosa che avverrà in un ipotetico futuro, la vita eterna comincia ora per non finire più.

Insomma è come se foste costretti a muovervi con una vecchia bicicletta: faticose salite, lunghi percorsi. Poi vi viene dato un motore, dei freni, gradualmente la bicicletta diventa una potente moto, tutto cambia. Da qui nasce una nuova vita. La morale cristiana nasce per la possibilità di questa vita nuova che dal più profondo desideriamo. Non si tratta di imposizioni che appesantiscono ulteriormente una vita già dura: “Questo non puoi farlo, quest’altro nemmeno”… Non è obbedendo a regole astratte che potremo dare respiro alla nostra vita, semmai finiremo con il renderla ancora più agonizzante.

La morale cristiana è una morale del desiderio, della libertà, non dell’oppressione. “Non rubare!” È come se ti dicesse: “Guarda! Ora sei finalmente ricco di ogni bene a tal punto che non sei più costretto a rubare!”. Chi è nella necessità, nella ristrettezza più opprimente è costretto a rubare. Qualcuno può anche farlo deliberatamente, ma chi è ricco sta sicuramente meglio, chi ruba lo fa perché desidera essere ricco e non lo è. La fede dona questa ricchezza e permette di non rubare più: «Non preoccupatevi di cosa mangerete e di cosa indosserete, il Padre vostro sa che ne avete bisogno e provvederà!» (cfr. Mt 6,25 ss.).

In fondo tutti i comandamenti richiamano a questa bellezza: “Non uccidere!” Io ti dono una forza, una pienezza di vita, un amore traboccante che ti permette di difenderti da ogni odio, di non subire danno da alcun male.

Oggi invece, nel mondo nichilista, cinicamente rassegnato in cui viviamo, vige l’etica del Carpe Diem: siccome dobbiamo morire viviamo più intensamente che possiamo, in una disperata fame di sensazioni piacevoli, da schiavi.

E questa condizione definisce il nostro peccato che non è che desideriamo, magari qualcosa di proibito, ma che non desideriamo più, pieghiamo il desiderio a voglie che ci esaltano per poco tempo per poi lasciarci più vuoti di prima.

È il nostro cuore di uomini che implacabilmente ci richiama a un bene infinitamente grande che non possiamo surrogare con nulla di meno dell’eterno, dell’infinito, della verità. Ci piaccia o no siamo fatti così, così come non possiamo digerire la cellulosa, come fanno le capre, così non possiamo vivere per qualcosa di meno dell’Eterno.

Ecco perché stiamo male, cadiamo in depressione, soffriamo, ci arrabbiamo, proviamo angoscia. Ma soprattutto non possiamo barare davanti ad una felicità vera. Proprio come i bambini, che quando sono felici lo dimostrano in maniera travolgente, piena, limpida, come il sole che illumina ogni cosa, con un semplicità disarmante. Quella felicità che non conosciamo più. A che serve poter raggiungere i propri obbiettivi a tutti costi, vivendo costantemente con il coltello tra i denti, tra tradimenti e sotterfugi? A che serve fare carriera se devi distruggere ogni amicizia? Mentire a tutti e a te stesso? Puoi sederti trionfante sul tuo trono di gloria per potere affermare: “Ce l’ho fatta! Sono padrone di me stesso!”. A che serve guadagnare il mondo se poi perdi o rovini te stesso? (Lc 9,25).

Ciò che dilata il bene nella nostra vita, che gli dà respiro, luce, libertà, è un Bene infinito che non potremo mai raggiungere con le nostre forze, neanche se avessimo il mondo intero, perché il mondo intero non può soddisfarci. Ecco perché siamo uomini. E il nostro cuore, in ogni istante, se lo ascoltiamo, se non lo soffochiamo, ci richiama con una sana inquietudine a questa infinita grandezza. Infinita grandezza per la quale siamo fatti.

Il nostro cuore non bara mai!

Massimiliano frequentava la seconda geometri, ero il suo insegnante di religione. Un giorno viene a scuola esultante, quasi frenetico: “Professore! Finalmente domani faccio l’amore! Per la prima volta!”. Mi raccontava che la sera prima era stato in discoteca e una ragazza rapita dalla baldanza del momento lo aveva invitato ai bagni per fare sesso. Lui l’ha seguita senza esitazioni, eccitatissimo. Peccato che una volta arrivati ai bagni si è stesa per terra ubriaca per non rialzarsi più. Ma l’attesa aveva reso Massimiliano più eccitato: “Professò, oggi la rivedo e lo facciamo!”. Io gli ho detto solo una cosa: “Massimiliano, poi quando l’hai fatto chiediti una cosa sola: “Ma mi è bastato?”. Poi c’è sempre il cretino che ridacchia perché pensa che così lo fai altre tre o quattro volte, non facendo altro che rimandare una domanda sempre più impellente, davanti alla quale possiamo fuggire, credendo che così la vita sia più comoda.

In fondo il peccato non è nient’altro che una felicità che non colma la misura del cuore. Tutto qui. Se fossimo fedeli a questi suggerimenti così veri e umani, semplici, la nostra vita si semplificherebbe tantissimo e diventerebbe più vera, chiara, umana, nostra, saremo meno schiavi. Più inquieti ma più liberi.

Massimiliano nel frattempo ha fatto una vita intensa, senza moralismi, d’estate andava a fare l’animatore in villaggi turistici e discoteche, non ha trascurato gli studi, senza grande impegno, si è diplomato. Ha incontrato una ragazza vivace come lui, una toscana tosta con gli occhi color del cielo. Hanno una bellissima bambina, avuta non senza difficoltà, la mamma (per nulla bacchettona, anzi) assicura che è per grazia della Madonna che è nata. Una splendida piccola peste, ma con un papà così non poteva essere diversamente. Li vedo a messa in parrocchia dove me li sono ritrovati, con la piccola che viene con il ciuccio e una bambola spelacchiata simpaticamente disastrata dalle decise attenzioni della piccola mamma. È una bellissima famiglia, il loro legame è semplice e solido, sereno; nessuno è attratto più da quelle chimere che una vita intensa ha potuto verificare che non sono poi così affascinanti, e che distruggono i matrimoni di chi ha vissuto troppo a lungo accontentandosi di un bene rassegnato, per routine o tiepidezza. Perché il bene e la bellezza della nostra vita non può essere vissuto per tranquillità o rassegnazione, per moralismo o scontata abitudine: o lo possiedi con trasporto, come un innamorato oppure, prima o poi ti abbandona.

Cercate il Regno dei Cieli, il vostro vero bene, tutto il resto vi verrà dato in abbondanza (cfr. Lc 12,31).


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4 Commenti

  1. Sandro scrive:

    Bisogna prendere atto, volenti o nolenti, che la mentalità è molto cambiata, e che il sesso fuori del matrimonio, anche fra ragazzi molto giovani come quello di cui si parla, è ormai reputato come cosa del tutto normale.
    Dunque non vedo perchè mai un ragazzo o una ragazza cui si presenta (come a Massimiliano di cui si parla nell’articolo) la possibilità di un rapporto, debba rinunciarvi in nome di non so che.
    E sarebbe anche bene che lo facessero non già nei bagni di una discoteca e in preda all’ubriachezza (squallido!) ma in uno dei loro letti ed in piena coscienza, ovviamente con il profilattico.
    Davvero: che c’è di male? Proprio nulla!

    • giovanna scrive:

      “Cara “Sandro”, ma come fai a consigliare ad un ragazzo un qualcosa di cui non hai mai fatto esperienza in vita tua, né fuori, né dentro il matrimonio ?
      Sì, hai questa curiosità adolescenziale, forse hai subito un’educazione repressiva, o forse non hai potuto scegliere…ma si vede che ne parli non conoscendo affatto l’argomento, tantomeno conoscendo la pratica.
      E non insinuo, dato che l’hai raccontato tu stesso, oltre al fatto che sia facilissimo dedurlo dal complesso della tua produzione di puzzette.
      Per esempio, il linguaggio scurrile che usi così spesso e che ti fa andare in brodo di giuggiole, è un chiaro segnale di una mancanza.
      Sapessi cosa ti sei persa , senza nemmeno avere in cambio nulla di altrettanto bello.

      • Sandro scrive:

        Innanzitutto: gli admin conoscono la mia email – che non viene resa pubblica, ma loro ce l’hanno – e possono controllare in qualsiasi momento la mia identità (non certo femminile).
        Ciò premesso, rimango dell’idea che bisogna evitare i falsi moralismi: il sesso fra adolescenti ormai è normale, e da parte mia… se ne hanno voglia, perchè no?

        • giovanna scrive:

          Nessuno più di te sa, cara, che le mail che si forniscono possono essere del tutto farlocche e solo il fatto che dici questa stupidaggine dimostra il tuo livello e, poi, come faresti a trollare così massicciamente senza fornire mail farlocche ?
          Quand’è l’ultima volta che hai visto di persona un adolescente o comunque un essere umano ?
          Non sono tutti ridotti male come te.
          Non che mi faccia piacere, che tu sia messa così male, anzi, mi dispiace che sia pressoché impossibile aiutarti.

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