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Perché Kim Jong-un vuole che la Nord Corea diventi «una nazione di funghi» con «cascate di frutta»

febbraio 13, 2015 Leone Grotti

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«Fate in modo che crescano cascate di frutta e che il loro dolce aroma impregni l’aria intorno al mare di meli ai piedi del passo Chol!». Questo è solo uno dei 310 nuovi slogan che il governo comunista della Corea del Nord ha diffuso per onorare il 70esimo anniversario della fondazione del partito dei lavoratori di Corea e della liberazione della penisola dalla dominazione giapponese.

«GIOCHIAMO ALL’ATTACCO». Molti slogan dovranno essere obbligatoriamente imparati a memoria da tutti i nordcoreani e non tutti sono così bucolici. A parte quelli inneggianti ai dittatori (ex e non) Kim Il-sung, Kim Jong-il e Kim Jong-un, ce ne sono alcuni sportivi («Giochiamo sempre in modo offensivo»), altri politici («Se il nemico dovesse invadere la nostra patria, sterminatelo fino all’ultimo uomo!»), altri ancora sociali («Le mogli degli ufficiali siano assistenti servizievoli dei mariti!»).

IL PASSO CHOL. Gli slogan più interessanti restano però quelli alimentari. Il citato “passo Chol” ha in particolare un forte valore simbolico: si racconta infatti che nel marzo dell’anno Juche 85 (cioè 1996, ma in Corea del Nord il tempo è calcolato non dalla nascita di Gesù ma da quella di Kim Il-sung), Kim Jong-il stesse guidando «personalmente» un’auto sul passo Chol per raggiungere un’unità dell’esercito che lui «ispezionava incessantemente», nonostante la neve. Da quel giorno, a Pyongyang considerano quel luogo il simbolo del mantra nordcoreano “Songun”, che sottolinea la preminenza dell’esercito. Kim Jong-un, visitando il passo nel 2013, ha sottolineato come volesse trasformare la campagna ai piedi del passo in una «cascata di frutta».

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«NAZIONE DI FUNGHI». Sono stati coniati anche slogan come “Trasformiamo il nostro paese in una nazione di funghi!” o «Coltiviamo verdura in lungo e in largo nelle serre!». Quest’ultimo, soprattutto, ha suscitato la triste ilarità dei dissidenti nordcoreani. Uno di loro, Lee Min Bok, esperto di agricoltura, ha affermato al Guardian: «Quello sulle serre non è nuovo, se ne è parlato per anni. Il problema è che nessuno ha mai avuto un pezzo di plastica per costruirle o del combustibile per riscaldarle».

DATI FALSI. Non è casuale che il regime nordcoreano continui a insistere sull’agricoltura, anche sotto la leadership di Kim Jong-un. Secondo gli ultimi dati sulla produzione alimentare appena comunicati da Pyongyang a Nazioni Unite e Fao, nel 2014 la produzione di riso, grano, soia e altri prodotti ha raggiunto quota 4,97 milioni di tonnellate. Mentre nel 2015 «raggiungerà i 5,7 milioni di tonnellate». Ma questi dati, secondo quanto riportato da fonti interne alla Corea del Nord citate da Daily Nk, sono ampiamente falsati. E gli slogan vengono coniati nel disperato tentativo di migliorare le cose.

LA FREGATURA. Al contrario di quanto annunciato, la produzione sarebbe stata così bassa l’anno scorso che molti nordcoreani non hanno neanche ricevuto le usuali razioni. Per incentivare la coltivazione, inoltre, nel 2013 è stato introdotto il sistema bunjo, il quale prevede quote precise di produzione per gli agricoltori riuniti in collettivi, che hanno diritto a tenere per sé il raccolto in eccedenza. Nel 2014, molti collettivi non hanno però riavuto indietro quanto gli spettava.

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DIFFERENZE TRA I KIM. Da quando Kim Jong-un è salito al potere il 28 dicembre 2011, ogni anno ha insistito sull’importanza di migliorare i risultati dell’agricoltura per «alzare gli standard di vita» dei nordcoreani. Anno dopo anno, invece che pubblicare dati inferiori a quelli reali per ottenere più aiuti internazionali, come faceva il padre, i numeri consegnati alle organizzazioni internazionali hanno denotato un miglioramento: 4,22 milioni di tonnellate nel 2011, 4,45 nel 2012, 4,84 nel 2013 e 4,97 nel 2014 (per sfamare tutta la popolazione servirebbero 5,5 milioni di tonnellate). Ma secondo le fonti nordcoreane di Daily Nk si tratta di numeri inventati per dimostrare che il nuovo leader mantiene le promesse. Sul terreno, infatti, non si riscontra nessun miglioramento. Anzi.

L’ONU NON ENTRA. L’anno scorso le Nazioni Unite non sono potute entrare in Corea del Nord per verificare i dati forniti dalle autorità comuniste. Ma anche quando possono entrare, spiega un dissidente, vengono guidati nelle regioni più ricche o più povere del paese a seconda dello scopo: «Se devono ottenere più aiuti li portano gli operatori in quelle più povere. Quando Kim Jong-un vuole sottolineare che le sue politiche funzionano, invece, gli operatori delle organizzazioni vengono portati nelle regioni più ricche». Ed è a partire da quei dati che le statistiche vengono compilate.

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