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Pensioni. Per una vecchiaia serena gli italiani devono risparmiare 4 euro su 10 dello stipendio

ottobre 24, 2017 Mariarosaria Marchesano

anziani ansa

Per potersi assicurare una vecchiaia serena, un ultracinquantenne italiano dovrebbe mettere da parte sin da oggi quattro euro su 10 del suo stipendio netto, lo stesso grosso modo dovrebbe fare un francese o un tedesco, mentre a un britannico, a un americano o a un canadese, a parità di età, toccherebbe risparmiare tra 50 e 60% del suo attuale salario. Solo un po’ meno oneroso sarebbe per un australiano assicurarsi un tenore di vita adeguato durante la pensione (37%). Lo stesso progetto di messa in sicurezza della terza età costerebbe, invece, a un giapponese quasi il 50% in più dell’attuale retribuzione. L’unico paese che consente ai suoi cittadini di accantonare una somma relativamente bassa è la Svizzera (1 franco su 10).

Questi risultati emergono da una recente ricerca pubblicata da Ubs, che per la prima volta ha messo a confronto i sistemi di previdenza di 12 paesi. Emergono naturalmente profonde differenze da nazione a nazione, ma il dato più rilevante è che dappertutto nel mondo i contributi obbligatori non basteranno ai cittadini per assicurarsi una terza età senza problemi e che è necessario utilizzare i risparmi privati. Una tendenza molto chiara che rende improcrastinabile la decisione di qualsiasi lavoratore di pianificare in anticipo e iniziare a risparmiare il prima possibile per la pensione.

Le analisi di Ubs sono state condotte sulla situazione tipo di una persona media «Average Jane». Si tratta di un’ipotetica donna single cinquantenne che durante la carriera professionale percepisce un salario mediano e fino a questo momento ha accantonato solo lo stretto necessario per la sua previdenza per la vecchiaia. Conduce una vita semplice in una metropoli e desidera mantenere il proprio tenore di vita abituale anche durante la pensione. Per Jane è cruciale valutare a quanto ammonteranno le spese per assicurare il tenore di vita durante la pensione e cosa può aspettarsi dal sistema di previdenza obbligatorio. L’eventuale differenza tra spese per il tenore di vita e rendita dal sistema di previdenza obbligatorio corrisponde alla lacuna che Jane deve finanziare autonomamente per affrontare serenamente la vecchiaia. I risultati per le dodici metropoli analizzate divergono in misura considerevole tra loro ma una cosa è certa: in ogni paese Jane deve accantonare ulteriori fondi per poter coprire il costo della vita dopo che avrà smesso di lavorare.

Dal confronto tra le diverse realtà – affermano gli specialisti di Ubs – emergono tre tendenze che mettono i sistemi di previdenza di fronte a grandi sfide. Innanzitutto, il cambiamento demografico. Le quote di risparmio sono notevolmente influenzate dall’aspettativa di vita dei singoli paesi. Il calo del tasso di natalità e l’aumento delle aspettative di vita in tutto il mondo cambiano la composizione del tessuto sociale: un numero calante di persone economicamente attive deve finanziare un numero crescente di pensionati. C’è poi la tendenza, che va ormai avanti da diversi anni, dei tassi d’interesse, che rende difficile per le casse pensionistiche generare rendimenti. Infine, la percentuale di fondi pubblici per il finanziamento di rendite e altre spese sociali è fortemente cresciuta negli ultimi anni. Poiché il debito pubblico dei paesi è aumentato in pari misura, in futuro sarà sempre più difficile soddisfare le crescenti esigenze finanziarie per la vecchiaia.

Tirando le somme, si può dire che siamo di fronte a una vera emergenza per i pensionati del futuro. Sempre Ubs ha voluto anche indagare riguardo al livello di conoscenza della popolazione riguardo al così detto terzo pilastro e cioè la previdenza privata, che va oltre quella obbligatoria e quella di tipo professionale. Ebbene, è emerso che solo il 35% degli intervistati sa che non è necessario l’indicazione nella dichiarazione dei redditi fino al momento del pagamento della prestazione e che è possibile per una sola persona aprire e gestire più conti di previdenza complementare.

Foto Ansa

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