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Caro padre Aldo sono un seminarista innamorato, cosa devo fare? «Essere uomo»

giugno 9, 2013 Aldo Trento

trento-300x200-jpg-crop_displayCiao Padre Aldo! Ho avuto occasione di vederti in alcune circostanze, ma immagino che non ti ricordi di me. Ti scrivo perché volevo raccontarti delle mie vicende.

Durante gli anni dell’università ho intuito che la mia vocazione era il sacerdozio diocesano. Sono perciò entrato in seminario dove sono rimasto fino a oggi. È stato un periodo molto importante per la mia vita dentro questa comunità. Ho vissuto con altri preti in una parrocchia situata in una delle zone più povere della mia città. Sono stato a contatto soprattutto con giovani molto sensibili, con sofferenze personali anche grandi, ma dotati di una profonda intensità affettiva. In parrocchia mi hanno aiutato due ragazzi, una giovane coppia di fidanzati. Mario – così si chiama il ragazzo – è molto generoso, ma allo stesso tempo è insicuro e questo fatto lo porta ad agire in modo contorto e possessivo. Lei, Marta, è una persona dotata di grande sensibilità, molto generosa e disposta a sacrificare il suo tempo per il bene degli altri. È davvero eccezionale!

Siamo diventati amici, ma improvvisamente, in ottobre, Mario ha iniziato inspiegabilmente a prendere le distanze da me per un problema di gelosia e diceva a Marta di non parlarmi più, di evitarmi. In verità quella tra me e Marta era un’amicizia bella. Insieme preparavamo molte iniziative per gli altri giovani, con gioia e attenzione. C’era tra noi un grande affetto e un’affinità naturale. Decisi di parlare con Mario per un chiarimento. E lui mi chiese scusa.

Col passare del tempo era sempre più evidente che Marta non sopportava più l’atteggiamento possessivo di Mario. D’altra parte era sempre più evidente che tra me e Marta era avvenuto un vero e proprio innamoramento. Marta e io ci siamo presto resi conto che il nostro amore era molto grande e reciproco. Le mandavo molti messaggi sul cellulare e Mario un giorno lesse tutte le nostre conversazioni, poi andò a casa sua, chiamò il parroco e gli raccontò tutto. Così ho dovuto parlarne anche con i sacerdoti del seminario.

La mia prima reazione fu dettata dalla paura: «È solo un pasticcio, una cosa brutta, non succederà mai più». Poi mi ha preso il dubbio sulla mia vocazione al sacerdozio. Mi è stato chiesto dai superiori di andare da Marta e Mario per dire loro che si è trattato di un equivoco ma… come facevo a dire questo a Marta? Ero davvero confuso, ero innamorato, ma allora io lo negavo… Ho parlato con uno psicologo che lavora molto col seminario e coi consacrati e lui mi fece questa domanda: «È un fatto negativo l’innamoramento?».

Ho perciò scoperto in me di avere sempre avuto una concezione brutta del matrimonio. Come se il vero amore fosse quello del consacrato e quello del matrimonio fosse minore. Avevo una paura immensa di innamorarmi e poi di perdere la persona amata, ho paura di amare tanto intensamente una donna per dopo perderla. Per questo motivo non ho mai verificato se il matrimonio fosse una possibilità concreta per me di amare Gesù e farlo presente in questa modalità. E ora il Signore mi sfida.

In questo periodo mi trovo in un monastero benedettino a meditare su cosa vorrà il Signore avendomi dato questa circostanza. Padre Aldo, fino ad ora consideravo la mia vocazione al sacerdozio come una mia conquista, come una sicurezza. Ho sempre pensato che se mi avessero cacciato dal seminario non avrei saputo che fare della mia vita.

Credo che il Signore mi voglia spogliare da questa posizione. Già mi ha spogliato della mia intimità (con quello che è successo con il telefono), del mio orgoglio. Insomma, ho una paura enorme di innamorarmi! Mi rendo anche conto che il Signore può togliermi anche lei… Ma oggi finalmente ho sentito una gran pace, e questo nonostante il pensiero di poterla perdere. Intuisco che la mia consistenza non sta in una vocazione o in un’altra, bensì nell’amare Gesù, nel riconoscere che tutto è suo e che tutto è un dono. È questa la strada che, sono sicuro, mi farà crescere… Questo volevo raccontarti. Ti scrivo perché mi pare che anche a te è capitato qualcosa di simile. Spero possa rispondermi. Grazie.

Lettera firmata

Caro amico, grazie per la tua fiducia. Un giorno il Servo di Dio, don Giussani, fondatore del movimento di Comunione e Liberazione fu invitato a un incontro con i sacerdoti di una diocesi. Uno dei partecipanti gli domandò se poteva spiegargli qual è la condizione per essere sacerdote. Giussani, come punto sul vivo della sua umanità, rispose seccamente: «Che sia un uomo». Credo che questa risposta valga per tutti, tanto per quelli che si sposano quanto per quelli che desiderano essere sacerdoti o consacrati. Cristo non vuole persone limitate nella loro umanità, perché è la propria umanità il cammino verso Cristo. Purtroppo hai avuto la disgrazia di trovarti con persone e con educatori che hanno paura della vita e quindi terribilmente moralisti.

Il modo col quale guardi all’innamoramento (lodato sia il Signore che ha permesso questo sentimento in te) e al matrimonio è per me la vera obiezione al tuo desiderio di essere sacerdote. La verginità, della quale il celibato sacerdotale è un’espressione, non può essere una castrazione ma la pienezza affettiva. Allora come può convivere con quel moralismo che sembra definire la tua vita e quella dei tuoi educatori? Inoltre, la verifica della propria vocazione, tanto al matrimonio come al celibato, ha un unico luogo dove diventa evidente ed è la realtà, le circostanze della vita. Il proprio Io si fa manifesto nell’azione, cioè vivendo intensamente la realtà. Quindi non sarà il rinchiuderti in un monastero benedettino che illuminerà la situazione che stai vivendo.

Per mia esperienza personale, non è censurando la mia umanità o fuggendo dalla realtà che ho scoperto la bellezza della verginità, non è censurando un sentimento ma andando a fondo di ogni circostanza e quindi dei miei sentimenti. Credo che non esista niente di più bello e profondo come possibilità di verificare la propria vocazione dell’innamoramento. Come potrei percepire l’amore di Cristo senza rendermi conto che non esiste nessun segno tanto potente quanto l’innamorarsi di una donna che mi rimette di fronte all’Infinito e all’esperienza che solo Cristo può rispondere alla mia sete di amore? Segno e Mistero coincidono. Mentre noi normalmente in un’educazione moralista vogliamo o eliminare il segno, come tu stesso documenti, diventando triste, angosciato e con una concezione inumana della donna, del matrimonio, oppure vogliamo eliminare il Mistero, facendoci guidare dall’istintività e censurando persino alcuni sentimenti.

Ti auguro di trovare una compagnia di persone che siano umane affinché possano sostenerti in questa verifica che ha come punto di partenza una passione totale per la gloria di Cristo. Non ti dimenticare di quello che diceva l’ultimo grande oratore dell’impero romano, Vittorino: «Trovando Cristo mi sono scoperto uomo».

paldo.trento@gmail.com

 

04/2013

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11 Commenti

  1. Marco scrive:

    Moralismo e supremazismo cattolico cioè moralismo con ragioni “cattolihe” e poi il credersi superiori e di alcuni con ragioni cattoliche o di autorità è tanto dannoso per l’umanità quanto lo sono femminismo matrimoni gay e quant’altro sia moralismo e giustizialismo, un giorno tutti quei cattolici promotori del moralismo femminista o altro che sia supremazismo cattolio o dell’autorità ecc… smetteranno di essere cattolici e cominceranno a essere uomini, perchè se essere cattolico significa sottostare allo sguardo di altri significa che non si è liberi nemmeno di essere uomini, se un altro ti deve dire cosa pensare cosa fare non si è uomini e non lo si può essere non c’è dignità alcuna in una sequela tranne se si fa la cosa giusta ma co munque non c’è dignità, l’unica dignità di essere uomo è quella della non sequela. solo così si è uomo. E ciò è incontrovertibile sempre e comunque in tutti i casi senza eccezioni.

    • Gmtubini scrive:

      Il problema per te, mio caro, è che la sequela di Cristo ci rende liberi proprio dalla ricerca edonistica del porco comodo che tu invece scambi per libertà, che dandoti una effimera soddisfazione delle tue pulsioni ti rende schiavo del peccato e dell’inquietudine (se non fossi inquieto che bisogno avresti di romperti le balle con queste cose da bigotti?), non certo più uomo.

    • Aldo Cannavò scrive:

      Marco, essere uomini significa saper scegliere anche ciò che è difficile,purchè si riconosca giusto.Oggi esiste la tendenza a chiamare giusto tutto ciò che ci è comodo o ci piace.Esistono cose giuste ma difficili e cose sbagliate ma facili.Scegliere solo ciò che piace porta spesso a scegliere cose sbagliate,scambiandole per giuste.Considero questo un comportamento schizofrenico,che purtroppo oggi è di moda.L’uomo maturo sà discernere e sceglie ciò che è giusto seppur difficile.Chi sceglie secondo i propri capricci senza discernimento è soltanto una persona debole che giustifica le sue scelte per sentirsi a posto con la coscienza.La dimostrazione della validità del moralismo cattolico l’abbiamo dai nostri nonni,che avevano la poesia della vita anche nei sacrifici.Il loro amore era semplice e sincero.La maggioranza delle famiglie non aveva il superfluo come quelle di oggi (ancora per poco tempo) ma aveva il necessario: La capacità di scegliere ciò che è giusto anche se richiede sacrifici.Tutto ciò che citi una volta veniva scartato perchè le coscienze erano sveglie.Oggi la coscienza dorme per non disturbare le scelte sbagliate.Moralismo significa educazione,carattere,poesia,altruismo.Cose che oggi sono fuori moda poichè prevale l’egoismo.Io ringrazio la mia educazione cattolica perchè mi insegna la libertà e la capacità di distinguere e di scegliere anche ciò che è difficile ma buono e scartare ciò che è facile ma non buono.

  2. Andrea scrive:

    ” Ho parlato con uno psicologo che lavora molto col seminario e coi consacrati..”

    ma solo a me questa frase fa venire i brividi? Si parla con lo psicologo perchè si è innamorati? come parlare col medico perchè si respira!!! C’è qualcosa di più umano di innamorarsi?? Andiamo… verifica quello che vuoi, ma se uno è uomo all’innamoramento risponde. Se uno è umano con se stesso se ama una persona riamato non dovrebbe pensarci due secondi.

    Mi ricorda un caso accaduto in Veneto, zona chioggia. Un consacrato si innamora di una donna. Per caso la relazione viene alla luce del sole e, poichè è un prelato conosciuto e di “alto livello” (mi pare di ricordare insegnasse in una facoltà teologica o qualcosa di simile) la cosa finisce sui giornali. Comprensibilmente il prelato sfugge alla stampa, ma aggiaccianti sono i commenti in ambito curiale: è persona confusa che ha bisogno di aiuto psicologico…. aiuto psicologico? Come dire che è stato preso da un momento di insanità è si è innamorato. Mah!

    • Aldo Cannavò scrive:

      Andrea, anche la vocazione religiosa è un’innamoramento.Secondo il tuo concetto,chi sposa una donna ha diritto di lasciarla se si innamora di un’altra.Abbiamo molti esempi di persone che divorziate varie volte nella loro vita.Chi l’ ha fatto la quarta volta smentisce l’amore avuto nelle tre volte precedenti.Come vedi,innamorarsi non giustifica cambiare ogni volta che gira il vento.Chi si comporta così non è un uomo,è una banderuola.Tieni conto che spesso l’amore si confonde con l’ infatuazione o con cotte passeggere.Quindi l’uomo maturo (purtroppo molti si illudino di esserlo) è in grado di comprendere il vero amore,sentimento che coinvolge,sia nella vocazione religiosa che in quella matrimoniale, tutta la vita.

  3. argentina scrive:

    mah!

  4. Gmtubini scrive:

    Scommetto che anche tanti padri di famiglia, in certe giornate, sono colti dal rimpianto di non aver scelto, temporibus illis, la pur ardua strada della vita religiosa! :-)
    Al seminarista, tanti auguri, compresi quelli di sana e numerosa prole: non ci vuole certo uno psicologo per capire che il Signore preferisce di gran lunga un buon marito e padre rispetto a un cattivo prete anche perché di cattivi preti ce n’ha sul groppone anche troppi.

  5. Vittorino scrive:

    Caro seminarista “innamorato”
    Sono un consacrato nella Vita Religiosa da più di 50 anni….Ho letto la tua lettera a P. Aldo. Se ti pùò servire e aiutare nel tuo “discernimento vocazionale”, potrei farti leggere un mio articoletto proprio sul tema della sessualità e affettività nella vita sacerdotale o religiosa, secondo la mia personale esperienza…Potrei spedirtelo in allegato, se tu hai piacere di darmi la tua posta elettronica….La mia è “vittorino@email.it”…..Ciao…Stai tranquillo e sereno…Il Signore ti ama così come sei…
    fr. Vittorino

  6. omosex scrive:

    Che si divertano i seminaristi, con i loro bei maschioni. Non c’è niente di male, fanno pratica per quando saranno stati ordinati. Eh, profumo di maschio….

  7. Francesco C. scrive:

    Devo dire che i sono commosso a leggere le riflessioni e il racconto molto dettagliato delle vicende del giovane seminarista. Traspaiono con chiarezza la sincerità e la rettitudine delle intenzioni a dispetto dei goffi tentativi dei suoi educatori di “arginare” l’erompere della sua umanità.
    Ho percorso strade analoghe e ho molto sofferto prima di trovare una strada che potessi sentire mia. Oggi ho 50 anni e vivo nella mia famiglia di 5 persone che mi assorbe completamente. La felicità è nel cammino, non è una condizione, uno stato immutabile.
    Posso solo dire che la risposta agli interrogativi che il giovane si pone vanno ricercato più che nell’isolamento e nella preghiera (pur necessari ma “brevi”) nello scandagliare le motivazioni profonde che portano verso una scelta anzi che un’altra. Comprese quelle, anche con un aiuto competente, è compreso tutto. Dio ci parla così, lo scrive nella nostra umanità ciò che desidera da noi ….
    Auguri di ogni bene!
    Francesco C.

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