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Al PAC di Milano il fotogiornalismo racconta la crudeltà di una realtà spesso ignorata

luglio 16, 2013 Mariapia Bruno

Non facciamo finta di non vedere, non facciamo finta di non sapere. L’arte, come ben noto, non è soltanto appagamento dalla bellezza estetica, ma è anche presa di coscienza della realtà, di quella realtà che può essere crudele, amara, dura, difficile, inspiegabile. Ed è quella realtà brutale, raccontata attraverso il fotogiornalismo, ad essere protagonista della mostra Rise and fall of Apartheid: Photography and the Bureaucracy of Everyday Life aperta, fino al 15 settembre 2013, presso il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano e ideata dall’ ICP International Center of Photography di New York.

Si tratta di un progetto che raccoglie il lavoro di circa 70 fotografi, artisti e registi, che si sono cimentati sul tema dell’apartheid – ovvero di quel sistema della politica del nazionalismo afrikaner che promuoveva, prima e dopo la seconda guerra mondiale, la segregazione razziale in modo da mantenere il potere nelle mani dei bianchi – e i suoi effetti sulla vita quotidiana in Sud Africa, tra cui quella di di negare e privare dei propri diritti civili di base africani, meticci e asiatici. Una mostra che ci informa e ci sensibilizza, lasciando un segno. Come poche.

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