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“Ossessione Dalì. Passione, ribellione e lucida follia”, una surreale Maremma dantesca

luglio 4, 2011 Mariapia Bruno

«Ho voluto che le mie illustrazioni per Dante fossero come delle lievi impronte di umidità su un formaggio divino – diceva Salvador Dalì (1904-1989)  – di qui, il loro aspetto variopinto d’ali di farfalla». E’ una sintesi descrittiva metaforica e perfetta quella che che il visionario artista spagnolo elargisce alla sua più importante opera illustrativa – le cento tavole dedicate alla Divina Commedia dantesca – a cui la Maremma dedica una bella mostra itinerante intitolata “Ossessione Dalí. Passione, ribellione e lucida follia” che dal 12 luglio al 21 agosto verrà ospitata presso le sale della Pinacoteca Civica di Follonica, per poi approdare dal 26 agosto al 18 settembre alla Villa Sforzesca di Castell’Azzara, e dal 25 settembre al 30 ottobre alla Fortezza Spagnola di Porto S. Stefano.

 

Tocchi leggiadri, colori pastello, figure a prima vista irriconoscibili, sono il marchio di fabbrica di un Dalì che non finisce mai di stupire e che, totalmente risucchiato dal vortice dantesco, realizza in un arco di tempo non indifferente cento tavole suddivise in trentatré trittici, ognuno dei quali è composto da tre tavole che si riferiscono rispettivamente al Paradiso, all’Inferno e al Purgatorio. La sola realizzazione delle tavole ha richiesto oltre cinque anni di lavoro per incidere i 3500 legni necessari per imprimere i 35 colori di ogni tavola. L’opera d’incisione delle lastre in legno che riproducono le tavole è stata realizzata dal Maestro Raymond Jacquet sotto la supervisione dello stesso Dalí che le ha firmate, numerate e pubblicate in Francia per Les Heures Claires. Infine, le cento tavole realizzate ad acquerello con interventi a penna da cui sono tratte le xilografie risalgono al periodo mistico di Dalí, dal 1950 al 1959. Presentate per la prima volta al Palais Gallièra di Parigi nel 1960 sono caratterizzate da forme e colori ora grotteschi, ora dissacranti, ironici, drammatici, sensuali, estatici, allegorici e inaspettatamente leggiadri e sublimi.

 

Misticismo, follia, impeto e passione: in percorso rivela l’universo creativo di due grandi interpreti della “commedia” umana. E’ un viaggio che parte dalla mente di un pittore brillantemente allucinato e che approda nell’intramontabile universo letterario di un poeta diventato mito. «Se Dante è fantasticamente realista –  come scrive Maurizio Vanni, curatore dell’esposizione  –  Dalì è attratto dalla capacità della Commedia di trasformare sempre con naturalezza i contenuti concettuali in avvenimenti visibili, ma non può sfuggire alla propria modernità, alla propria sfrenata creatività, al proprio essere testimone del proprio tempo e alla concretezza delle sue xilografie che restano legate a una struttura surreale, proponendosi come una sorta di eterno realismo magico». 

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