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Orgoglio, pregiudizio e liberalità intorno al mio amico Buttafuoco

giugno 20, 2017 Alessandro Giuli

buttafuoco-ansa

Pubblichiamo la rubrica delle “lettere al direttore” contenuta in Tempi n. 24 (vai alla pagina degli abbonamenti). Per scrivere ad Alessandro Giuli: direttore.giuli@tempi.it

Bello l’articolo di Renato Farina sull’“assenza di santi musulmani che predichino la pace” perché è vibrante e coglie quello che è il punto nodale della questione islam: parlare di Amore, di pace non astratta e di Misericordia, prerogative del cristianesimo. È vero che anche nel Corano in ogni sura, all’inizio, è scritto «Dio clemente e compassionevole» ma non ha lo stesso significato della nostra religione perché è rivolto esclusivamente alla comunità musulmana. Accendere i cuori di certi giovani – questo è il punto – di felicità, di bellezza, di vita, non di morte. Farina scrive giustamente che non ci sono figure nel mondo islamico in grado di farlo. Infatti, non c’è un’autorità nel senso migliore del termine, riconosciuta da tutti tenendo conto poi di quanto sia composito quel mondo. La questione fondamentale è la capacità dei musulmani di fare i conti con la propria storia e con il loro Libro, impresa ardua stanti le forti divisioni e il mancato riconoscimento di una figura unificante.
Pasquale Ciaccio via internet

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Gentile direttore, a quando finalmente un articolo di Pietrangelo Buttafuoco che condanni con chiare parole il terrorismo islamico? Cordiali saluti da un abbonato di vecchia data. 
Peter Rohrmann Roma

Gentile signor Rohrmann, Pietrangelo Buttafuoco non ha bisogno d’essere difeso da me contro la velata accusa d’intelligenza con il terrorismo islamico che lei gli rivolge. Mi spiace molto, oltretutto, che tale lettera provenga da un “abbonato di vecchia data”. Mentirei, inoltre, se non le dicessi che sono stato tentato di espungere la sua lettera da questa pagina. Ma siccome noi del “Cattiverio” (così ci definisce il mio amico Buttaf) non siamo liberali epperò pratichiamo la liberalità, eccola servita. Vada a leggersi Cabaret Voltaire e Il feroce saracino, entrambi editi da Bompiani e firmati da Buttafuoco. Troverà forse la risposta che cerca, sempre se lei stia cercando di soddisfare una curiosità e non piuttosto una conferma ai suoi pregiudizi. Cordiali saluti da un romano di antica data.

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Caro direttore, ma che ne è di quella bella rubrica calcistico-romanistica, un po’ guascona e in odore di delinquenza ultras, che tanto mi piaceva leggere sul Foglio e che ho rivisto una sola volta su Tempi? 
Teseo Capanna Roma

Grazie per i complimenti, gentile signor Capanna, anche se temo che lei stia sovrastimando la qualità della rubrica e il suo tasso delinquenziale. In ogni modo, la verità è che scrivere di cose pallonare, in particolare di Roma e di curve, non mi diverte più come un tempo. Sulla Rometta di Pallotta gravano sì tante incognite e perplessità da scoraggiare perfino l’ironia. Walter Sabatini, il più rispettabile e remunerativo direttore tecnico dell’ultimo decennio, è appena migrato all’Inter dopo aver assicurato al padroncino americano parecchie plusvalenze coi fiocchi. E insieme con lui, via via negli ultimi anni, si sono allontanati dalla Capitale giallorossa altre eccellenti professionalità meno note ma non per ciò meno utili alla causa. Motivo: si sono resi conto d’essere incompatibili con una dirigenza tanto spocchiosa nelle pretese cosmopolite quanto provinciale, paesana starei per dire, nel modo di allestire progetti e comunicarli sia all’interno sia all’esterno di Trigoria. Provo a farle un esempio. So da fonte nordica e fededegna che, appena poche settimane fa, l’allenatore della Juventus Allegri si è presentato all’ingresso del centro sportivo della propria squadra (Training Center lo chiamano) in compagnia di un individuo sconosciuto e privo dei requisiti per entrare. Allegri ha tentato di introdurre l’amico inatteso all’interno, potendo – diciamo così – vantare qualche conoscenza nell’ambiente juventino tale da consentirgli uno strappo alla regola. Risultato: niente da fare, e a momenti sbattevano la porta in faccia pure all’allenatore. Così si comporta una società seria. Così dovrebbe avvenire anche a Trigoria; ma così non è quasi mai, a Roma.
Un altro aneddoto, perché ormai ci ho preso gusto: a Milanello ricordano ancora la volta che un giovane campione appena giunto al Milan, dopo essersi rasato la barba nello spogliatoio comune, è stato preso a scappellotti da un veterano della squadra: «Pulisci subito quel lavandino, dove credevi di essere, a Trigoria? Qui siamo a Milanello, c’è uno stile da difendere».
Magari non è vero niente, però accidenti se è verosimile. E io mi sono un po’ stufato di scrivere quanto è pulciara la mia amata As Roma. Della Curva Sud, invece, tacere è bello o per lo meno meglio.

Foto Ansa

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