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Omologazione gay (e guai a non essere d’accordo)

luglio 15, 2014 Eugenia Roccella

Tratto dal sito di Eugenia Roccella, la cui lettera appare oggi sul Foglio

Al Direttore – Anche Guzzanti, dopo Feltri e la Pascale. Tutti a spiegare che iscriversi all’Arcigay è liberale, anzi è la quintessenza del liberalismo. Chi non accompagna la marcia nuziale gay, chi pensa che le differenze, per essere rispettate, non possano essere schiacciate su un’impossibile e noiosa omologazione, non è liberale. E’ reazionario, conservatore, pieno di odio per i diversi, ipocrita e sessuofobico, ecc. ecc. Io che sono nata radicale e femminista, che ho vissuto gli anni del caso Braibanti, e ricordo come la sinistra trattava “gli invertiti”, compreso Pasolini, io che ho passato la giovinezza tra lesbiche e froci (allora rivendicare gli appellativi dispregiativi adoperati comunemente, e rovesciarli, era una gioiosa sfida al benpensantismo), non mi ci raccapezzo più. Ma come, Pasolini non ha accoratamente pregato, nel suo testamento ideale, la lettera mandata al congresso radicale nel giorno della sua morte, di “continuare a scandalizzare”, di non omologarsi? E che cos’è questa disperata volontà di mimare l’affettività etero, la coppia-per-sempre, chiedere il matrimonio, l’adozione, l’istituzionalizzazione persino delle piume e dei lustrini, se non una volontà di rifiutare ogni pur blanda trasgressione, di negare ogni diversità, una volta si sarebbe detto di imborghesirsi? I gay (e ha ragione chi, come Isotta, non ama il termine) vogliono i figli con l’utero in affitto, come il senatore Lo Giudice; vogliono farsi fotografare mentre stringono al petto nudo un neonato, come la coppia canadese le cui immagini hanno spopolato: ma la donna che ha partorito quel bimbo deve essere espulsa dalle foto e dalla vita della nuova famigliola. I gay vogliono inserirsi a pieno titolo nel politicamente corretto, ed essere finalmente dalla parte dei benpensanti e della polizia (la galera a chi non si allinea!), vogliono in testa alle sfilate del gay pride il sindaco, il prefetto, le autorità pubbliche. E poi vogliono reprimere la libertà di opinione con la legge Scalfarotto, anziché fare una battaglia culturale, prendere in giro, rovesciare i significati, smontando allegramente il senso offensivo delle parole. Va bene, abbiamo capito, la strategia è cambiata: non più libertà sessuale ma normalizzazione, la parola d’ordine non è più “sono diverso e ne sono fiero”, ma “non sono diverso e se tu lo affermi ti denuncio”. Ma cosa ha a che fare tutto questo con il liberalismo? O forse si confonde essere liberale con essere liberal, e dunque aggiornati, progressisti, ben collocati nel coro.

Per un liberale lo stato deve intromettersi il meno possibile nella vita privata delle persone, deve regolare, imporre, pretendere, il meno possibile. Ognuno ha la sacrosanta libertà di amare chi vuole, di stare con chi vuole, nei modi che preferisce: ma allo stato la cosa non interessa, e non deve interessare. Il matrimonio non è il riconoscimento pubblico dell’amore di coppia, la festa statale perché A e B sono follemente innamorati. E’ un’istituzione che serve come guscio protettivo per la filiazione, per inserire la procreazione in un quadro ordinato di diritti e doveri. Alla società interessa la continuità generazionale, non i sentimenti dei singoli. Lo stato invasivo, che si infiltra nel privato, che norma ogni atteggiamento personale, ogni scelta del singolo non è certamente liberale. Ma ormai, per i politici e gli intellettuali (con la luminosa eccezione di Piero Ostellino) gay fa automaticamente rima con liberale, ed è così anche se si difendono i reati d’opinione, tanto fieramente combattuti quando erano prerogativa del codice Rocco. Ma se lo vuole Scalfarotto, tutto cambia.

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13 Commenti

  1. Orazio Pecci scrive:

    Contrariamente a quanto molti pensano, l’appellativo «gay» non ha nulla a che vedere con l’essere allegri (anzi, casomai, la sua adozione da parte degli omosessuali anglofoni ha distrutto il significato proprio di quell’aggettivo…). Trattasi di un acronimo, sta per G(ood) A(s) Y(ou), che si traduce più o meno “Valgo quanto te”. La parola d’ordine dei piccoloborghesi conformisti, altro che Pasolini…

    • domenico b. scrive:

      Forse è vero quel che traspare dalle parole di Eugenia Roccella: fare il gay era, e forse è, un modo per protestare contro un mondo perbenista ed ipocrita che tanti, ma tanti anni fa, nascondeva sotto la sua maschera bella e sorrridente, vizi e vessazioni ai danni di chi nasceva meno fortunato…
      Oggi però il mondo è cambiato, anche I gay devono capirlo… andare controcorrente a tutti I costi non porta a niente di costruttivo, anzi, I gay oggi sono usati dai poteri forti che ieri combattevano, per distruggere quello che veramente c’è di più sano, naturale, gaio, sincere e libero, al mondo: la famiglia.

    • Andrea (uno dei tanti) scrive:

      Io sapevo G(uy) A(s) Y(ou), cioè “(sono) un ragazzo come te”

      Guy è molto usato nel parlato “americano” (decisamente di più di boy).

      • Orazio Pecci scrive:

        Cambia il sostantivo (o l’aggettivo) ma non la sostanza. Forse “guy as you” potrebbe essere tacciato di maschilismo, anche se credo che ormai “guy” nell’uso comune abbia perso l’originaria connotazione maschile (alla “guys and dolls” per intendersi) per assumerne una neutra.

  2. marco53 scrive:

    Centro pieno ha fatto, come già altre volte, la Roccella. Dimostrare che questo non è liberalismo culturale, ma accodamento calcolato e conveniente ad una povertà culturale senza futuro, eccezion fatta per i danni antropologici provocati.

  3. luca scrive:

    va bè ho capito se questa ha voglia di “scandalizzare” e fare la diversa lo facesse lei ma non costringa a me a farlo.
    se lei trova che l’omologazione del matrimonio sia sminuente che non si sposasse, ma io che sono un normalissimo gay e mi sono costruito una normalissima famiglia omosessuale, voglio avere i miei diritti!

    volete usare la parola froci? bene usatela ma non lamentatevi quando useremo anche noi degli appellativi nei vostri confronti, io non mi offendo e voi?

    cmq da qui a pochi mesi verrò a leggere in questo sito “legalizzato in Italia il matrimonio gay” e fine di tutte queste storie.
    poi avete voglia a rodervi il fegato. sappiate solo una cosa cari miei le generazioni future, quelle nate dopo la legalizzazione del matrimonio gay vi schiferà e penserà di voi tutto il peggio possibile… sarete equiparati ai razzisti e agli antisemiti!

    • Adriano scrive:

      Caro Luca … quanta arroganza. Qui non si tratta del tuo diritto di essere gay e lo sai benissimo. Si tratta dei diritti dei nascituri che nascono senza una mamma (e tu l’hai avuta) e delle donne che vengono ridotte a delle incubatrici per produrre un bene di consumo per gente come te che crede di far valere la propria dignità cambiando il nome alla realtà: quel bambino non è figlio dei due gay nella foto. Possono versare lacrime a secchi, ma non cambia nulla. Inoltre … non tutto il mondo gay la pensa come te (in particolare sulle adozioni), ma la stampa non ne parla: “Plus gay sans marriage” … ti dice qualcosa?

    • Q.B. scrive:

      danielucarlomasi, si potrebbe dire che fino ad oggi hai fatto di tutto per farti schifare tu; poi certo, puoi illuderti che un giorno il sole inizierà a sorgere da ovest. E’ più auspicabile che danielucarlomasi finalmente realizzi lo sprofondo nel quale si è immerso e inizi la risalita; è una cosa prima o poi abbiamo fatto o dovremo fare tutti. Hai il mio sincero sostegno.

    • claudio68 scrive:

      in Italia non ci sarà mai e poi mai il matrimonio gay…..non ce la farete mai

  4. luca scrive:

    tempi: la risposta a come facciamo tacere i nostri oppositori? cancellando tutti i post che non ci piacciono

    • anonimo scrive:

      come se fosse tempi a fare tacere gli oppositori… come se gli oppositori non potessero andare (o non andassero) in piazza e fare i pride.
      … qui c’e proprio un problema di intelligenza, prima che di ideologia che vince sui dati di fatto.

  5. claudio68 scrive:

    Mi chiedo per quale motivo il Vaticano non intervenga una volta per tutte su gay e sulle loro “rivendicazioni”. Non ci può e non ci dovrà mai essere dialogo e mi chiedo se non sia venuto il momento di usare l’arma della scomunica per i sacerdoti “illuminati” e per i cattolici impegnati in politica che disattendono la fede e per le associazioni cattoliche troppo inclini al dialogo da chi è così distante dalla condotta cristiana. E’ venuto il momento di combattere queste vere devianze: matrimonio gay, adozioni gay, …..i cattolici non devono rendere conto all’elettorato come i politici ma solo alla loro coscenza..BASTA E’ ORA DI FINIRLA CON QUESTE ASSURDITA’….per cominciare sarebbero da scomunicare i cosiddetti cattolici del PD che militano in un partito abortista e filo gay a cominciare da quel chiacchierone del loro capo…ovvero il sig. Renzi… E’ meglio essere cattolici convinti e combattivi in un numero ristretto che tanti ma annaccquati ….

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