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È iniziato un nuovo anno (scolastico e non): prendiamo tutti la rincorsa. Vale la pena perché è un Wonderful World

settembre 20, 2014 Eva Anelli

bambiniIeri mentre i tre figli più grandi dipingevano (avevo da farmi perdonare le precedenti 48 ore passate a dispensare muso lungo e voce tesa, e allora eccomi disposta ad avere dei Jackson Pollock 2.0 sul tavolo della sala) e io allattavo la quarta sul divano, mi sono soffermata ad ascoltare la brevissima pausa che Joey Ramone si prende alla fine della sua versione di What A Wonderful World (qui al minuto 2:04, circa), che in quel momento usciva dalla radio. Un momento in un momento, che lì per lì ti estrae dalla situazione contingente e ti fa essere spettatore della scena che tu stesso stai vivendo, una soggettiva che si allarga su una scena più ampia. Se la prende, quella pausa, proprio prima di pronunciare per l’ultima volta “uoteuonderfuluooooorld”, titolo e refrain della canzone, ed è una pausa significativa se si pensa che dura sì una manciata di secondi, ma all’interno di un brano di poco più di due minuti. E significativa, lì, ieri, mi son detta, perché Joey Ramone sta per dire che il mondo è meraviglioso, e ci pensa bene prima di dirlo, prende la rincorsa, ma in fondo alla fine lo dice. E mi è sembrato chiaro che la cosa mi colpisse perché anch’io sto prendendo la rincorsa.

Mi è sembrato anche chiaro che fosse – affermare che il mondo è meraviglioso – coraggioso, come tutti i grandi artisti sanno essere, fregandosene del fatto che affermare qualcosa di positivo sia poco punk, cool, e sia invece cheap, nerd, e quant’altro (del resto se non è punk qualcosa che afferma, pur featurando brani altrui, Joey Ramone, cos’altro può esserlo?). Per rimanere a galla nell’etere oggi, infatti, e racimolare i like e le stelline che contano, si lavora di fino e d’ingegno per esprimere al meglio il concetto che in realtà è tutto, in modo assodato e scontato, evidente e lapalissiano, alla fin della fiera affascinante, nonché incontrovertibilmente – e quindi chi prova a dimostrare il contrario è solo risibile e patetico -, una gigantesca merda. Gli sfigati vi ci affondano, i fighi vi galleggiano con stile. Ma non è solo il pensiero di due o tre tweet-star. Perché, si diceva, anch’io, madre seriale-cristiana-prossima-catechista-ommioddio, devo prendere la rincorsa. A volte. Spesso. E va bene, sempre.

Ora che sono ricominciati asili e scuole più che mai. Ora che bisogna settare la famiglia sulla modalità “da oggi ogni mattina ho da prepararne quattro, portarne due di qua e uno di là e una tenermela” più che mai. Ora che secondogenito ha pensato bene di rompersi un braccio e dover tenere il gesso per 35 giorni di cui gli ultimi 7 coincidenti con l’inizio della prima elementare e mettere un po’ di pepe nell’altrimenti noiosa e ordinaria preparazione mattutina di cui sopra, più che mai. Ora che terzogenito ha realizzato che non solo dev’essere spedito all’asilo ogni giorno, ma che quella lì, quella senza denti e che strilla spesso e volentieri, sta con me, mentre lui è all’asilo, e sta esprimendo questo suo disagio – vogliamo forse negarglielo? – rendendo ogni mattina il tragitto casa-scuola/asilo un incubo fatto di “torniamo indietro a casa a prendere il cappello de Il Gatto Con Gli Stivali di secondogenito se no non si può andare avanti”, fatto di pianti, capricci, sdraiamenti a terra e tutto il repertorio di Qualcuno volò sul nido del cuculo, più che mai. Ora che primogenita nella sua aproblematicità – per ora, ci tengo sempre a ricordarme/celo, perché le Pollyanne di oggi possono benissimo essere le Lindsay Lohan di domani, con tutta la mia simpatia per LiLo – zitta zitta lavora indisturbata come un’acqua cheta alla sua pre-pre-pre-pre-adolescenza sfilando à la Kate Moss denoantri sull’immaginaria passerella posta tra il salotto e il corridoio, più che mai. Ora che, in un brevissimo lasso di tempo, con quartogenita si è tosto passati da “che amorino” a “che rompipalle”, più che mai. Ora che quando escono dai suddetti asili e scuole, una volta a casa le tre creature maggiori sommano gli urli repressi per otto ore a quelli che invece quartogenita normalmente dispensa così, senza un (apparente) perché, arrivando a sperimentare nuove ed entusiasmanti definizioni del termine DECIBEL e conficcandomele dritte nel cervello tanto che penso che sarebbe meno doloroso,la testa, infilarla direttamente nella centrifuga, più che mai.

Ora e sempre. Nei secoli dei secoli. Amen.

Ma non voglio fare la Madre Coraggio che non sono: nessuno mi ha puntato una pistola alla testa ordinandomi di mettere al mondo quattro gaglioffi in sette anni, quindi se il marito ed io abbiamo voluto la bicicletta, ora pedaliamo, e, ahinoi, non c’è doping che regga. Mi chiedo solo – chissà se se l’è chiesto anche Joey – da dove ripartire per prendere ogni giorno quella rincorsa e avere la forza – l’allenamento – di sostenere il salto. Da dove ripartire e perché. Perché un atleta corre con un obiettivo: vincere la medaglia, ma io se alla fine sposo esistenzialmente la tesi di Joey, cioè non solo balbetto sulle note di una canzone che esce dalla radio, ma mi fido che il mondo è meraviglioso affermando quindi che Qualcuno l’ha messo lì per me (perché, Joey c’insegna, si è adulti – oltre che grandi artisti – quando si ha il coraggio di affermare qualcosa), cosa vinco?

Finisce la canzone, quartogenita, finalmente satolla, si tranquillizza, abbozza un sorriso sghembo, i tre “grandi” si dan da fare al tavolo senza emettere suoni molesti. Regna, per qualche minuto almeno, una bella pace in casa. Mentre io non stavo facendo nulla. Ero seduta sul divano. Ma credo non si tratti di stare immobili (domattina, invece della preparazione al cardiopalma di cui sopra, ci provo a star ferma 5 minuti si seguito, poi vi dico), quanto di essere certi di fronte alle promesse. Promesse grosse. Eppure saldi – in affanno, dimentichi, manchevoli, ma saldi – nella propria certezza di quel Uonderful Uorld e di Chi l’ha messo lì. Credo serva “solo” quello.

Quindi, buon inizio di whatever a tutti: parafrasando un amico mio, com’è bello il mondo, e com’è grande il punk.

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1 Commenti

  1. Mariangela scrive:

    Bentornata Eva!

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