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Nucleare e rinnovabili sbarcano al museo Pecci di Milano

ottobre 19, 2011 Mariapia Bruno

Riparte con un nuovo assortimento di contemporanee creazioni il Museo Pecci di Milano che da domani accoglierà una serie di opere, anima del progetto intitolato “Cambio di stagione“, provenienti dalla collezione del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. All’interno dello spazio d’arte meneghino si respirerà il concetto di energia e dell’imprescindibilità delle sue fonti principali – acqua, sole e nucleare -, tematiche che stimolano il visitatore a pensare delle risposte concrete sull’utilizzo e sul consumo – se non totalmente corretto almeno parzialmente ideale – delle risorse energetiche.

Attraverso le opere in esposizione, frutto di ricerche e sperimentazioni artistiche internazionali, si rifletterà anche sul rapporto fra elementi naturali ed artificiali e sulle connessioni ed interferenze dell’uomo con l’universo che lo circonda. Sfacciatamente eloquenti le opere di Kenji Yanobe, il suo Atom Suit Project. Antenna of the Earth (2000-2001) che sintetizza l’esperienza di Chernobyl compiuta per esorcizzare lo spettro di una futura catastrofe atomica sulla scia dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, e di Chris Sacker, presente con Skin of the Soul II (1995), una composizione che usa il corpo come “teatro anatomico” all’interno del mondo.

Fanno da capofila anche la Città del Sole (1987-1997) di Marco Bagnoli, che ci presenta il concetto di soglia come strumento di apertura ed estensione di comprensione e conoscenza, e il Tempo liquido (1989) di Fabrizio Plessi che parla della «convivenza impossibile tra povertà del naturale e ricchezza cangiante del tecnologico». Individualista l’opera di Ulan Djaparov intitolata E la nave va… (2003) in cui l’azione di rituale spogliazione e immersione lascia dietro di sé solo una traccia indivuale destinata a dissolversi nell’universo, mentre lasciano il trono alla forza della luce Bruno Conte con il suo Tre eclissi (2000), che tratta della metafisica rilevazione solare, e Marco Neri, che nella sua Landscape (2006) presenta l’espansione e la moltiplicazione di luci nella notte. Fino al 17 dicembre 2011.

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