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Novanta scatti per dire no alla guerra

dicembre 20, 2011 Mariapia Bruno

«Una fotografia non può costringere. Non può svolgere il lavoro morale al posto nostro. Ma ci può mettere sulla buona strada», diceva Susan Sontag, scrittrice e intellettuale newyorkese. Una fotografia puo farci meditare su quello che accade e sul mondo che ci circonda. E’ questo il compito dei novanta scatti raccolti all’interno della mostra Ombre di guerra, da poco inaugurata al Museo dell’Ara Pacis di Roma, che denunciano il dramma dei conflitti nel mondo, i disastri della guerra, come direbbe Goya. Fotografi come Don McCullin, con il suo soldato che stringe il fucile traumatizzato dalle bombe del Vietnam, Merillon, con la sua veglia funebre in Kosovo, e Robert Capa con lo scatto che immortala il miliziano colpito a morte nella guerra civile spagnola.

Sono immagini crude ed esaustive che raccontano, una dopo l’altra, le guerre dell’ultimo secolo, da quella spagnola del 1936 a quella del Libano del 2006. Settant’anni di storia dell’iconografia della sofferenza e dell’amarezza, delle fosse comuni della Bosnia di Gilles Press, agli scatti in bianco e nero in Vietnam di Larry Burrows, alla bandiera americana piantata su Iwo Jima nella Seconda guerra mondiale. «Queste fotografie vogliono essere un invito alla riflessione e poi al dibattito su come dire basta alla violenza» ha affermato il prof. Umberto Veronesi. Una retrospettiva documentario dove ogni scatto è accompagnato da un testo che lo contestualizza nella sua drammaticità, visitabile fino al 5 febbraio 2012.

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