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Non ha un’identità pubblica, non può andare a scuola né all’ospedale: la vita di Xue, “seconda figlia illegale” in Cina

novembre 12, 2013 Leone Grotti

Li Xue ha 20 anni ma non è mai andata a scuola neanche un giorno. Si è ammalata più volte ma non ha mai avuto accesso all’ospedale. Per la società formalmente non esiste dal momento che non possiede una carta d’identità. «Continua a chiedermi perché non può andare a scuola, mentre tutti gli altri lo fanno e io non so come risponderle se non ripetendole che è una “seconda figlia”», spiega alla Cnn Bai Xiuling, madre di Xue.

LEGGE SUL FIGLIO UNICO. Restare incinta per la seconda volta non rientrava nel 1993 nei programmi di Bai Xiuling e del marito Li Hongyu. Avevano già una figlia e non volevano rischiare di violare la legge sul figlio unico. Pur sapendo cosa prevede in questi casi, una multa da pagare quando va bene ma anche l’aborto forzato a cui le autorità della Commissione familiare obbligano, la famiglia decide di tenere la figlia.
Quando le autorità del Partito comunista presentano una multa di 5 mila yuan, scoprono che la famiglia di Pechino è troppo povera e non può pagare la somma, così negano alla neonata l’hukou, il documento che attesta la residenza della persona e che dà diritto ad usufruire di tutti i servizi, da quelli educativi a quelli sanitari. Così, per tutta la vita Xue si è dovuta accontentare di farsi fare lezioni private dalla sorella e di comprare le medicine che le servivano con la carta d’identità dei genitori.

DUBBI SUL TERZO PLENUM. La Cina ha più volte annunciato la riforma della legge sul figlio unico, che però non è mai arrivata. In questi giorni il Comitato centrale del Partito comunista cinese è riunito a Pechino nel Terzo plenum, quattro giorni di incontri segreti a porte chiuse per approvare riforme economiche, annunciate da alcuni membri del governo come «rivoluzionarie». Tra queste dovrebbe esserci anche la modifica dell’hukou, ma sono in tanti a credere che senza riforme politiche anche gli eventuali cambiamenti economici del partito non riusciranno a incidere sulla vita dei cinesi e a contrastare lo strapotere degli ufficiali di partito.

PROTESTE E PESTAGGI. La famiglia di Xue ha sempre protestato contro il governo locale, anche presentando petizioni, per avere l’hukou della figlia ma senza successo. «Io e il padre di Xue siamo stati picchiati brutalmente nel 2001 da emissari del governo. Dopo il pestaggio non ho potuto alzarmi dal letto per due mesi». Dopo 20 anni il loro caso dovrebbe essere accolto dall’Alta corte del popolo di Pechino, ma la famiglia non è per niente ottimista per il verdetto.

«DIVENTARE UNA FIGLIA LEGALE». «L’unica cosa che vogliamo è sapere perché mia figlia non può avere i documenti», dichiara il padre Li Hongyu. Dal canto suo, Xue afferma «che mi piacerebbe studiare legge all’università per imparare come aiutare la gente nella mia stessa situazione. Ma per il momento devo risolvere il imo problema, che è più urgente: diventare una seconda figlia legale». Per portare avanti la sua battaglia ha anche aperto un blog: “La piccola Xue non si dà per vinta”. Ma è difficile che verrà letto dietro le porte chiuse delle stanze del potere dove in questi giorni gli ufficiali del Partito stanno decidendo il futuro del paese.

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1 Commenti

  1. Bifocale says:

    Diciamo insieme NO all’ideologia del gender, che rovina le nostre esistenze.

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