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«Non è una radicalizzazione dell’islam, ma un’islamizzazione del radicalismo»

febbraio 14, 2017 Redazione

jihad-terrorismo-ansa

Intervistato oggi da Avvenire, Olivier Roy il celebre orientalista francese, di passaggio a Milano per un convegno, torna a spiegare uno dei suoi concetti più noti sull’islamismo. Secondo il politologo «nelle biografie dei giovani radicalizzati si riconosce la rivolta generazionale come chiave interpretativa: non è una radicalizzazione dell’islam, ma un’islamizzazione del radicalismo». Per combattere il radicalismo occorre «proteggere il terreno spirituale, riconoscendo la pratica religiosa nello spazio pubblico». Il contrario, dice l’intervistato, di quanto accade fa la Francia con la sua laicità negativa. Riportiamo due giudizi di Roy.

IL WEB E LA TRADIZIONE NEGATA. «La maggior parte dei terroristi non arriva da un percorso religioso, ma ha alle spalle la vita ordinaria dei giovani: bevevano alcol, frequentavano locali notturni, fumavano hashish ed erano nel 50 per cento dei casi piccoli delinquenti. Ci si accorge che questi giovani vivono una rottura con tutta la società, sia quella dei genitori, sia quella occidentale contemporanea. Emerge il ruolo del Web: è lo spazio dei giovani, senza autorità, senza trasmissione generazionale, luogo dell’individualismo, dove si ricostruisce una comunità di simili».

CAUSA GLOBALE E RADICALE. «Per le seconde generazioni scegliere l’Islam radicale vuol dire presentarsi come più musulmani dei genitori, in una dimensione quasi edipica che rifiuta i padri come maestri. Anche per i convertiti, che spesso vengono dalla campagna francese, la chiave interpretativa è generazionale: lo sfregio peggiore che una figlia può fare a dei genitori cattolici è convertirsi all’Islam e velarsi; se una ragazza aderisce al satanismo o al metal rock, i genitori lo interpretano come un peccato di gioventù, ma se opta per l’Islam è completamente persa. Inoltre, per apporre la firma sanguinaria alla loro rivolta, i giovani scelgono la causa jihadista perché oggi, sul mercato, è l’unica al tempo stesso globale e radicale. L’ecologia non è più una causa radicale, l’estrema sinistra non è più globale: i No Tav, per esempio, sono radicali ma locali. Con un linguaggio moderno, Daesh è riuscito a costruire una grande narrazione basata su un’estetica della violenza che affascina molti giovani; infatti nel terrorismo degli ultimi anni il suicidio è sempre più centrale».

Foto Ansa

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