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Non ci saranno più martiri se diventeremo cristiani «di beneficenza»

agosto 13, 2016 Aldo Trento

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Pubblichiamo la rubrica di Aldo Trento pubblicata sul numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti).

Suor Sonia è una carmelitana scalza che ha avuto la grazia da parte di Benedetto XVI e ovviamente dei suoi superiori per vivere la vita contemplativa adorando Gesù Eucarestia e Gesù vivo nel corpo sofferente dei miei figli ammalati terminali. È direttrice dell’ospedale per cui si occupa anche della formazione del personale e di chi ha la responsabilitá di cercare ovunque persone malate e spesso abbandonate. In questi giorni ha scritto una lettera commovente a tutto il personale che desidero condividere con gli amici di Tempi e con chi tra voi lavora negli ospedali dove l’assenza di Cristo rende disumani i rapporti. La lettera è molto lunga, una parte la trovate di seguito, la seconda parte sarà pubblicata sul prossimo numero di Tempi in edicola il 18 agosto e che troverete al Meeting di Rimini. Sono certo che sarà di aiuto a vivere bene le vacanze.
paldo.trento@gmail.com

Il Verbo si è fatto carne ed abita in mezzo a noi. Che parole belle e capaci di conforto quelle pronunciate da papa Francesco alcuni mesi fa: «Se noi diventiamo cristiani ragionevoli, cristiani sociali, cristiani di beneficenza, quale sarà la conseguenza? Che non avremo mai più martiri. Se invece noi cristiani annunciamo questa verità, che il Figlio di Dio è venuto e si è fatto carne, se noi predichiamo lo scandalo della Croce, verranno le persecuzioni, verrà la Croce».

Tutti i venerdì, quando facciamo memoria della passione di Gesù come fondamento della nostra salvezza, risuonano a gran voce nel mio cuore le parole del Papa. Che tenebra senza fine, che tristezza tanto profonda si trova nei cristiani ragionevoli, sociali, di beneficenza, in cui la fede è ridotta a un insieme di norme e regole, a un moralismo o a un’etica. L’amore che essi offrono ha sempre dei limiti, come la stanchezza, i pregiudizi, i preconcetti, i soldi, l’opinione altrui. Questi cristiani “di nome”, borghesi, non hanno problemi, tutto nella loro vita è “politicamente corretto”, le loro decisioni infatti si sviluppano su schemi prestabiliti, dove non c’è spazio per l’imprevisto, né tantomeno per la sorpresa.

Gli uomini che riconoscono che il Figlio di Dio è venuto al mondo e si è fatto carne tra i poveri, nella quotidianità, coloro che fanno conoscere al mondo lo scandalo dell’Incarnazione, andranno incontro a incomprensioni, all’indifferenza da parte dei cristiani di beneficenza, ai lamenti di chi non ha la grazia di riconoscere Gesù nelle evidenze della Sua presenza, verrà per loro la commozione dell’imprevisto come segno chiaro della presenza del Signore, «verranno le persecuzioni, verrà la Croce».

Riconoscere Gesù incarnato nel povero, nel malato, nel bambino, nell’anziano, nel mendicante (Mt 25) sempre arreca “problemi”, in primo luogo perché ti strappa dalla comodità borghese e ti spinge a donarti gratuitamente con allegria, e poi perché chi osserva da lontano questo modo tanto semplice di agire si scandalizza e inizia a nutrire pregiudizi, come fecero i farisei con Gesù.

Lo scandalo dell’incarnazione
Per vedere Gesù, per accogliere la grazia di riconoscerlo, abbiamo bisogno di partire dell’Eucaristia: è lì, ai piedi del Santissimo che la nostra fede trae forza. A ragione i primi apostoli affermavano con forza che «senza l’Eucaristia non possiamo vivere». Senza l’Eucaristia non possiamo amare Gesù, non possiamo riconoscerlo nella nostra vita, né in quella dei poveri. Per vedere Gesù dobbiamo adorarlo, abbiamo bisogno di cercarlo nei sacramenti, in una compagnia innamorata di Lui. Una compagnia che ci aiuti a vivere la stessa commozione di Pietro, che davanti al grido di Giovanni non ebbe bisogno di carte che dimostrassero che quello era veramente Gesù, ma si gettò in mare per abbracciarlo, nei panni del fratello che soffre e ti supplica. Dobbiamo essere sempre attenti all’azione dello Spirito, per non cadere nell’affanno dell’organizzazione, della pianificazione.

In molti centri al momento dell’ingresso di un paziente, la prima cosa che viene chiesto è un documento. Lo stesso accade in scuole o case di cura. Mi rattrista che esistano enti di “beneficenza” che pongono condizioni alla carità. È questo il modo con cui Gesù guardò la Maddalena, Matteo, il cieco nato…? Se mi trovassi di fronte Gesù malato, in punto di morte, gli chiederei la carta d’identità? «Non tutti quelli che dicono “Signore”, entreranno nel Regno dei cieli». Quanto era duro Gesù con le persone piene di pregiudizi e falsità, per cui la legge era più importante dell’amore! Più tardi furono gli amanti del “protocollo”, del “politicamente corretto”, a inchiodarlo alla croce. Se saremo mendicanti davanti al Santissimo, chiedendo la grazia di riconoscere Gesù dentro l’incomprensione, le malelingue, l’invidia, sperimenteremo il centuplo della pace che nasce dalla certezza che professiamo: «Il Verbo si è fatto carne e abita in mezzo a noi».
suor Sonia
continua sul prossimo numero di Tempi

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