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Nella Milano post-moderna di Pisapia, avanza il progressismo di Majorino

giugno 30, 2011 Rodolfo Casadei

Dunque nella giunta di sinistra che amministra Milano ferve il dibattito attorno ai nuovi diritti civili di gender, e ogni consigliere o assessore dice la sua. Dalla semplice introduzione del registro delle coppie di fatto all’istituzionalizzazione di nuove forme di famiglia, tutte le possibili soluzioni sono ipotizzate, tutte le gradazioni di pensiero sono rappresentate. Su qualunque argomento, data una linea di fondo, la sinistra italiana è abituata ad avere più posizioni di quante ne elenca il Kamasutra, e visto l’argomento che si sta soppesando, il paragone ci sta tutto. Sulla sostanza della faccenda ci siamo già espressi a suo tempo (v. Registro delle unioni civili: la sinistra frammenta la società per dominarla meglio).

Perché tornarci ora? Perché fra le varie dichiarazioni provenienti dalla giunta ce n’è una che deve preoccupare assai per ragioni che vanno al di là della materia in discussione, cioè la creazione di istituzioni concorrenziali rispetto al matrimonio. Trattasi della parola d’ordine lanciata da Pierfrancesco Majorino, il nuovo assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano, a supporto della sua proposta di riconoscere pienamente le “famiglie” a geometria variabile: «È venuto il momento di uscire dal Medio Evo dei diritti». Ahia. Quando i progressisti cominciano a tirare in ballo le epoche storiche o la storia tout court, per chi progressista non è le cose cominciano a mettersi male, e anche parecchio.

Il problema coi progressisti è che loro non fanno politica, loro fanno la storia. Perché sanno dove la storia va. Sulle piccole cose, tipo dove vadano piazzati i semafori, o quali piante debbano essere sistemate nei parchi cittadini, possono anche piegarsi ad ascoltare il vostro parere. Ma sulle grandi questioni, tipo appunto la famiglia, o la tecnica, o l’economia, o il diritto, o lo Stato potete stare sicuri che faranno a meno del vostro avviso e si preoccuperanno solo di una cosa: se siete con loro oppure contro di loro. Cioè se siete anche voi progressisti, oppure se siete reazionari. Il progressismo è esattamente l’idea che l’uomo è un essere puramente storico che si realizza nella storia, e che il mondo è diviso fra quanti riconoscono il senso in cui la storia si muove, e quanti non lo riconoscono o per ignoranza (e allora li si può recuperare con l’indottrinamento) o per malafede dovuta agli interessi particolaristici che difendono: con questi ultimi non è possibile nessun accordo, vanno duramente combattuti. La frase di Majorino, “uscire dal Medio Evo dei diritti civili”, significa esattamente questo: che lui sa qual è la direzione in cui si muove la storia e lavora per facilitarne il cammino, mentre chi si attarda a difendere privilegi per la famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna sta ostacolando l’avvento della pienezza umana.

Non è un caso se Hannah Arendt ha scritto, nel suo famoso  Le origini del totalitarismo, che credere al progresso è contrario alla dignità umana. Qualcuno sobbalzerà sulla sedia leggendo questo pensiero della grande filosofa, che però è inoppugnabile: nel progressismo il valore non sta nelle persone, ma nel processo storico. È il processo che realizza la pienezza umana, le persone nella storia sono solo espressioni inadeguate di quella pienezza, anzi sono la zavorra che di epoca in epoca ostacola il cammino del progresso. Come minimo sono degli alienati. Omero, Pericle, Cicerone, Agostino, Tomaso d’Aquino, Giotto, Raffaello, Francesco d’Assisi, Dante Alighieri, Shakespeare, ecc. chi sono mai? Forse grandi uomini? No di certo, perché sono vissuti in epoche che tolleravano la schiavitù, lo sfruttamento feudale, il sistema patriarcale oppressivo della donna, la discriminazione degli omosessuali, ecc. L’anonimo elettore che ha mandato Pisapia ad amministrare Milano è un’incarnazione umana a loro molto superiore, perché finalmente libera dalle ipoteche reazionarie del passato.

Ricordo che un paio di anni fa il comico Maurizio Crozza nel corso di una puntata del suo programma Crozza Italia disse testualmente: «Il mondo è diventato un posto civile un giorno del 1991, quando l’Organizzazione mondiale della sanità ha stabilito che l’omosessualità non è una patologia, ma una variante del comportamento umano». Un’affermazione che, pur pronunciata da un comico, non fa ridere per niente, e che è la quintessenza del progressismo: prima di noi solo barbarie, dopo di noi generazioni future che giustamente ci giudicheranno barbari, perché saranno più avanti di noi nel cammino del progresso. Le nostre vite concrete sono inghiottite dal processo storico: esistiamo solo come staffette del progresso, dalla cui pienezza siamo ontologicamente esclusi.

Le esperienze storiche frutto di questo modo di pensare sappiamo quali sono: il Terrore di Robespierre, il bolscevismo, lo stalinismo, il socialismo reale, il maoismo. Sistemi entro i quali non c’era spazio per dissidenti e oppositori, che venivano incarcerati e/o eliminati. Proprio a causa della sostituzione del fare politica (cioè occuparsi del bene comune in concorrenza con chi ha idee diverse dalle nostre) con il fare storia: se voi siete un uomo del Medio Evo, che ci state a fare nella Milano contemporanea post-moderna di Majorino? Passa il treno della storia, spostatevi dai binari o sarete maciullati.

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