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«Nel sorriso di David ho visto che davvero il dolore di un uomo può portare la luce»

luglio 14, 2017 Aldo Trento

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Qual è il fine di un ospedale? Curare gli ammalati con la “cariñoterapia” e la medicina, che non è mai completa se non abbraccia tanto l’anima come il corpo. Nel nostro ospedale che accoglie solo gli ammalati terminali poveri o abbandonati, assistiamo al recupero della salute spirituale di coloro che sono destinati a morire. Le cure palliative, se da un lato leniscono il dolore fisico, dall’altro sanano l’anima. La testimonianza che segue, di una nostra collaboratrice, è un esempio di cosa può fare la cariñoterapia, che nasce dalla fede. (paldo.trento@gmail.com)

David è un ragazzo di 18 anni che si trova ricoverato nella nostra clinica “Casa Divina Providencia – Don Luigi Giussani” da poco meno di un anno. Viveva nella città di Horqueta con i suoi genitori e le sorelle. Ogni mattina andava a scuola montando il suo cavallo, attraversando ponti e passaggi pericolosi. Dato che raggiungeva la scuola con grande difficoltà, un giorno i suoi genitori, molto poveri, gli regalarono una motocicletta per potersi muovere più rapidamente. Una sera, mentre andava con la sua moto in centro per comprare un cappello, percorrendo una strada buia incontrò un ragazzo di 12 anni, sotto l’effetto di droghe, che guidava un’altra moto con le luci spente, ed ebbe uno scontro frontale con lui. David ha cercato di proteggersi, ma la sua moto gli è caduta sopra la testa e lo ha lasciato privo di sensi per un lungo periodo di tempo.

Da quel momento David e la sua famiglia hanno iniziato a vivere un lungo calvario. Dopo vari tentativi di recupero in diversi ospedali è arrivato da noi, grazie agli sforzi di una delle sue sorelle, incapace di comunicare. Da allora nella clinica, la madre, una vera madre, è stata accanto a lui giorno e notte, e questa fedeltà materna nel tempo ha fatto miracoli impensabili in un’altra situazione.

 Nel momento meno atteso
Un paio di settimane fa la donna mi ha detto molto felice che suo figlio le aveva sorriso, un altro giorno mi ha detto che la stava seguendo con gli occhi, un altro ancora che aveva lanciato un forte verso sentendo alla radio che la squadra di calcio del Paraguay aveva segnato un gol… ma ancora non avevo sperimentato un fatto così eccezionale come quello che ho vissuto ieri.

Iniziando alla clinica, come ogni mattina con tutti i lavoratori, la tradizionale processione quotidiana per portare la Comunione ai pazienti, io ero un po’ angustiata dentro. Ma quando, salita al primo piano, ho raggiunto il letto di David, mi sono avvicinata e ho detto: «Buongiorno David, come stai?». Lui mi ha cercato con gli occhi, mi ha fissato e… mi ha sorriso! E che sorriso! Così bello, così bello che ora lo porto scolpito nei miei occhi.

In un momento imprevisto, nel momento meno atteso, anche in mezzo al dolore che avevo dentro, è accaduto! Questa è la compagnia del Risorto che non dissipa le mie tenebre, che non mi toglie la sofferenza né il dolore, che non mi spiega con ragionamenti quello che voglio capire né porta la soluzione a tutte le mie domande, ma mi risponde, come oggi, con una presenza silenziosa che mi si mette davanti, che mi tiene compagnia e mi sostiene: David e il suo sorriso.

Il giorno successivo, senza dimenticare quel sorriso, ho vissuto una immensa consolazione leggendo queste parole di papa Francesco nella Lettera Enciclica Lumen Fidei: «Per quanti uomini e donne di fede i sofferenti sono stati mediatori di luce! Così per san Francesco d’Assisi il lebbroso, o per la beata Madre Teresa di Calcutta i suoi poveri. Hanno capito il mistero che c’è in loro. Avvicinandosi ad essi non hanno certo cancellato tutte le loro sofferenze, né hanno potuto spiegare ogni male. La fede non è luce che dissipa tutte le nostre tenebre, ma lampada che guida nella notte i nostri passi, e questo basta per il cammino».

La forza per offrire tutto
Con il sorriso di David il mio cuore si va rafforzando. Non sono scomparsi i chiodi che lo fissano alla croce né il sangue che ne fuoriesce nascosto agli occhi degli uomini, ma ha trovato in quel sorriso celestiale la forza per soffrire ed offrire tutto a Gesù. Grazie David, questo dono del Risorto al mio povero cuore esprime più chiaramente ciò che padre Aldo aveva detto durante il nostro ultimo incontro con i responsabili: «Il dolore è uno strumento di opportunità per tutti». Il tuo dolore è una possibilità per me, per incontrare nel tuo sorriso purificato il mio sostegno e la mia compagnia.

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