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È nei momenti di crisi che Rembrandt ha dipinto le sue tele migliori

novembre 25, 2011 Mariapia Bruno

Il “Ritratto di vecchia” e il “Ritratto di vecchio ebreo” di Rembrandt hanno lasciato momentaneamente il loro posto d’onore nel grande Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo per volare alla volta di Padova, presso i Musei Civici agli Eremitani, che in cambio cedono l’Eterno Padre di Giotto. Si tratta di due opere molto importanti che testimoniano l’interesse del pittore olandese, all’interno della sua attività artistica, per le raffigurazioni di persone anziane, rese sagge dalla vita. Entrambe le tele furono realizzate nel 1654, uno dei periodi più difficili della vita del maestro che, a causa di uno stile di vita dispendioso e alla cattiva gestione delle finanze, fu costretto a far ricorso alla camera dei fallimenti e a vendere all’asta la sua collezione d’arte insieme alle altre proprietà. Ma come spesso accade, sono proprio le difficoltà a spingerci ad andare avanti e questi anni segnano uno dei momenti più innovativi dal punto di vista artistico per il pittore che si proietta sempre di più verso una pittura orientata a una rappresentazione interiorizzata della realtà e delle vicende umane.

Sono pitture segnate da una forte connotazione spirituale, profonde ed espressive. I volti segnati dal tempo di queste due persone ci raccontano tanto del loro vissuto, delle stanchezze che si portano dietro, esprimono le loro verità nascoste. Rembrandt, con la sua pittura modulata da luci e ombre dalla quale vengono fuori questi volti misteriosi che, pur volendo intrattenere un dialogo con chi li osserva, schivano i nostri occhi, ha saputo influenzare intere generazioni di artisti e anche la pittura veneta contemporanea. Accanto a questi due capolavori intensi e toccanti, visibili fino al 30 gennaio 2012, vengono esposte per la prima volta anche stampe del maestro provenienti dalle collezioni civiche e dalla  Biblioteca del Seminario Vescovile di Padova.

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