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Nascere Royal Baby oppure in Nepal

maggio 11, 2015 Annalisa Teggi

Britain's Prince William stands close to Kate, Duchess of Cambridge as she carries their newborn baby princess as they leave St. Mary's Hospital's exclusive Lindo Wing, London, Saturday, May 2, 2015.  Kate, the Duchess of Cambridge, gave birth to their second child, a baby girl on Saturday morning. The name of the new born baby princess is not yet announced. (John Stillwell/Pool via AP)

Pubblichiamo la rubrica di Annalisa Teggi contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

«Buongiorno principessa!», esultava contento Benigni. Ed è il saluto che si merita ogni neonata, sebbene a te questo titolo spetti di diritto, perché sei nipote di Sua Maestà Elisabetta d’Inghilterra. E, allora, benvenuta principessa, e benvenuta la notizia della tua nascita che ha risollevato certi miei pensieri tristi.

Cara principessa, appena noi adulti abbiamo a che fare con voi neonati, il mondo delle nostre parole si rimpicciolisce: manine e piedini, lettino e vestitini. Forse ci pare di abbracciarvi anche così, preservandovi ancora per un po’ da un mondo a grandezza naturale. In realtà, la nascita è già di per sé un evento enorme, fuori scala rispetto a ogni unità di misura: istantaneamente il mondo intero si catapulta su voi piccini, con un tripudio di sensazioni sconosciute. Che trambusto dev’essere stato per ciascuno di noi quel momento, se solo ce lo ricordassimo.

Eppure, talvolta, oltre a questo formidabile impatto con la realtà, un bimbo si trova purtroppo a fare i conti con cose troppo grandi per lui. Ad esempio, su di te pesano già grandi attese, anche se sei solo una Royal Baby impegnata tra pianti, pappa e nanna come tutti. Devi, però, sapere che due tuoi coetanei hanno dominato la cronaca, poco prima del tuo arrivo, e sono stati protagonisti di storie che assomigliano a quelle fiabe in cui c’è un piccolo eroe e un gigante cattivo.

Sonit Awal è poco più grande di te, ma a soli quattro mesi e mezzo ha vissuto sulla sua pelle il tremendo terremoto che ha messo in ginocchio il Nepal. Migliaia e migliaia di vittime; è stato un vero e proprio gigante sotterraneo che ha alzato il suo grido di morte. E Sonit è rimasto 22 ore sotto le macerie a strillare, finché l’hanno estratto vivo. I soccorritori lo hanno sollevato in aria, tutto impolverato e con gli occhi chiusi e i pugni stretti: lui è il miracolo del Nepal.

In this Sunday, April 26, 2015, photo taken by Amul Thapa and provided by KathmanduToday.com, four-month-old baby boy Sonit Awal is held up by Nepalese Army soldiers after being rescued from the rubble of his house in Bhaktapur, Nepal, after Saturday's 7.8-magnitude earthquake shook the densely populated Kathmandu valley.  Thapa says that when he saw the baby alive after 20 hours of rescue efforts “… all my sorrow went. Everyone was clapping. It gave me energy and made me smile in spite of lots of pain hidden inside me." (Amul Thapa/KathmanduToday.com via AP)Il piccolo Jrah, invece, ha solo poche settimane di vita e lo si vede in una foto in cui dorme sereno, avvolto in una graziosa tutina e con una cuffietta gialla, decorata con una stellina bianca. Molto simile a te, quando sei uscita dalla clinica in braccio a mamma Kate. Però in quella foto, sopra la testa di Jrah, ci sono anche una bomba a mano e una pistola carica, perché i terroristi islamici lo hanno scelto per farsi propaganda, e hanno scritto vicino al suo certificato di nascita: «Questo bambino sarà un pericolo per tutti voi».

Ecco, io ero commossa e amareggiata, vedendo questi piccini tra le grinfie di mostri così più grandi di loro. E il mostro umano ha qualcosa di ancora più sinistro di quello geologico. Poi ho visto il corteo di gente simpatica e assurda, che si è raccolta fuori dall’ospedale, in attesa di veder nascere una principessa. Tu. E quella scena, per quanto non mi abbia pacificato col resto, mi ha suggerito qualcosa di incoraggiante. Ho visto il banditore ufficiale srotolare la pergamena e declamare a gran voce l’annuncio ufficiale della tua nascita con tanto di scampanellio. E così, mi sono ricordata da che parte stiamo nelle fiabe (e nella vita). A testa alta e schiena dritta, siamo i banditori: annunciamo la vita come un regalo regale. Anche Dickens lo fece, proclamò a gran voce il pianto di un bimbo venuto alla luce nella miseria, Oliver Twist; e udendolo, il gigante della sopraffazione tremò.

Foto Ansa/Ap


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1 Commenti

  1. mery says:

    cara annalisa, ho riflettuto spesso anch’io su come sia sottile il confine tra un destino dorato ( sarà poi vero) e uno di povertà o comunque di fatica ecc. ma il peggio che può capitare ad un baby – royal o povero – e di piombare tra due maschi che si vogliono arrogare il ruolo di genitori. rubandogli la cosa più bella che ci sia: la tenerezza di una mamma.

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