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Anche il Museo di Hebei è “made in China”: 40 mila reperti, tutti taroccati

luglio 18, 2013 Redazione

«Sembrava un esempio virtuoso di recupero del patrimonio culturale della Cina imperiale, spesso cancellato senza pietà per far posto ai grattacieli della Cina moderna. Un bel museo costruito in un villaggio dello Hebei, provincia a Nord di Pechino (…) con una collezione di 40 mila reperti provenienti dalle dinastie imperiali (…). Il più antico risalente a quattromila anni fa. Peccato che i tesori dell’arte fossero rigorosamente falsi. Lo ha scoperto un romanziere di Pechino capitato in quel villaggio, Erpu (…). Ammirando uno dei pezzi forti, lo scrittore si è accorto che qualcosa non quadrava. La didascalia davanti alla bacheca annunciava: “Vaso datato all’epoca del mitico Imperatore Giallo”, che avrebbe regnato sulla Cina millenni prima di Cristo. Il suo nome era inciso sul prezioso oggetto: peccato che fosse stato scritto in caratteri cinesi semplificati, introdotti solo nell’anno 1950. E ancora, un pezzo spacciato per pura dinastia Qing, guardato con attenzione ha rivelato decorazioni tratte da una serie tv di cartoni animati. Le autorità provinciali hanno chiuso il museo dei falsi».
Guido Santevecchi, Corriere della Sera

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2 Commenti

  1. blues188 says:

    Non c’è sicuramente solo la Cina che altera il passato a proprio uso e consumo. Anche da noi chi ha la forte possibilità (e gli uomini) di ‘gestire’ la Storia, altera la memoria e la storiografia italiana (e forse europea) per esaltare le proprie qualità di ‘resistenza’ e di difesa della Patria dal mostro fascista/nazista. Raitre ne è esempio lampante, con le sue continue trasmissioni che continuano ad instillare l’odio verso qualcosa che appartiene al passato remoto. A quel qualcosa che, ormai, sarebbe ora di immergere nel perdono e nella misericordia umana. Ma dimenticando quell’orrore (che si denuncia da sé, senza alcun bisogno che venga continuamente rinnovato, rischiano di far emergere le loro menzogne sulla ‘vittoria’ della Resistenza (che guarda un po’ è tutta ‘rossa’). Siamo liberi grazie alla morte di numerosissimi soldati americani che fornivano basi, armi, supporti ai nostri pochi partigiani, ai quali, mentre la vittoria si avvicinava, vedevano aumentare il numero dei futuri vincitori sul fascismo, confortati non dall’amor patrio, ma dalla certezza della vittoria e dall’ormai consolidato vizio italiano: il salto sul carro dei vincitori.

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