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Mostra – Milano ripercorre la nascita del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo

ottobre 28, 2013 Mariapia Bruno

Era un tardo mattino di un 25 aprile di fine Ottocento quando sull’imbocco di Via del Torraglio, nella piazza davanti a palazzo Malaspina, simbolo del potere signorile, a Volpedo, Giuseppe Pellizza fece avanzare un gruppo di lavoratori, scaldati da una calda luce primaverile e guidati da due portavoce dal piglio deciso in primo piano. Lo riconosceremmo da lontano quel Quarto Stato, un’idea prima che un capolavoro e un’immagine che fa parte della nostra memoria, che ha invaso i libri di storia e filosofia su cui abbiamo studiato, che ha segnato la nascita di una nuova epoca, l’epoca dell’Italia  unita del XX secolo, l’epoca in cui un popolo, unito dallo stesso nome, marcia e difende le proprie esigenze sociali, le proprie idee politiche, le proprie necessità umane. Era proprio un contemporaneo del suo tempo Giuseppe Pellizza, convinto che la pittura di storia dovesse trattare temi di assoluta attualità.

Ma prima di comporre il pezzo forte del Museo del Novecento di Milano – che dal prossimo 15 novembre al 7 marzo 2014 ospiterà la mostra Giuseppe Pellizza da Volpedo e il Quarto Stato. Dieci anni di ricerca appassionata – ha realizzato una serie di studi e bozzetti. I primi, del 1892, confluirono in una tela dal titolo Ambasciatori della fame, dipinta con larghe pennellate da un punto di vista sopraelevato. Un nuovo bozzetto del 1895 sancisce il cambio di prospettiva e la presa diretta frontale dei protagonisti. A questo punto il passo verso la Fiumana, titolo allusivo a quella schiera di lavoratori che avanzano come un fiume in piena, è breve. Del 1899 è poi Il cammino dei lavoratori, ultimo step prima del Quarto Stato del 1901, sintesi del progressivo raggiungimento di una maturità tecnica, ideale e simbolica. Le figure, rese con piccoli tocchi di pennello, si distribuiscono a schiera lungo tutto il dipinto e si allungano man mano si perdono in profondità, ricordando raffinatezze della pittura quattrocentesca e narrando la verità di un tempo non più trascorso, ma presente e vivo.

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