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Mostra – Le grandi serie di Gerhard Richter invadono la Fondazione Beyeler

luglio 7, 2014 Mariapia Bruno

Gerhard Richter (Dresda, 1932) è uno dei più famosi artisti contemporanei, di quei pochi che hanno il privilegio di godersi il successo internazionale ottenuto. Nella sua carriera si è cimentato con opere figurative e composizioni astratte, giocando con diverse tonalità di colori che non fanno altro che stuzzicare e a volte infastidire i nostri occhi. E’ anche il primo artista ad aver usato  per primo, negli anni Sessanta, la tecnica del blurring, ovvero della sfocatura su tela, ed egli stesso affermava in proposito che è proprio grazie a questa tecnica a rendere il dipinto invincibile, surreale ed enigmatico.  Protagonista di retrospettive in ogni capo del mondo, lo possiamo attualmente ammirare alla Fondazione Beyeler di Basilea, una splendida cornice immersa nel verde ad opera di Renzo Piano che si presta alla perfezione ad accogliere le opere grandi, grandissime, medie e piccole dell’artista. La mostra, dal titolo Gerhard Richter. Pictures/Series, aperta fino al prossimo 7 settembre, presenta una ricca selezione di quadri che, disposti per la prima volta seguendo il criterio delle serie o dei cicli, ci raccontano il suo lungo percorso artistico.

Appena si varca la soglia che dà il via all’esposizione, a stupirci sono i monumentali dittici January, December e November le cui differenti forme, strutture, proporzioni e colori ci appaiono come un sistema astratto analogo alla musica. Di fronte ad essi ci rassicurano gli intimi ritratti madre-figlio basati su personali fotografie che ci fanno immediatamente pensare alla lunga tradizione del soggetto della Vergine con Bambino. La rappresentazione della Vergine torna con le cinque tele dell’Annunciazione dopo Tiziano (Annunciation after Titian, 1973), nate dopo che l’artista vide nella Scuola Grande di San Rocco un’Annunciazione di Tiziano che lo colpì moltissimo: <<Lo avrei voluto per me, per il mio appartamento – ha affermato Richter – così decisi di copiarlo, nel modo in cui avrei potuto. Ma non sono riuscito a creare una copia semi-presentabile. Così ho dipinto cinque varianti dell’Annunciazione che non avevano molto in comune con quella di Tiziano, ma che mi resero abbastanza contento>>.

Tra le altre opere si distinguono le serie dei paesaggi misteriosi, Seascape (1975) e Iceberg in Minst (1982), nati da alcune fotografie scattate dall’artista stesso: nei primi gli elementi del cielo e del male si distinguono a malapena a causa della nebbiosa atmosfera in cui sono avvolti, nei secondi la distinzione tra mare e nuvole è più netta grazie alla presenza del blocco di ghiaccio, ma l’insieme rimane abbastanza velato. C’è poi il ciclo di sei tele Abstract Painting, Rhombus, nato per la chiesa di pellegrinaggio disegnata da Renzo piano a San Giovanni Rotondo e dedicata a San Pio da Pietralcina, che Richter non volle eseguire secondo i dettami – avrebbero dovuto essere figurative -, ma fece in modo che la connessione delle linee verticali e orizzontali sulle tele formassero, se combinate in un certo modo, il simbolo di una croce. Tra i ritratti cattura maggiormente l’attenzione del pubblico quello di Betty (1988), dove il soggetto è immortalato mentre torce la parte superiore del busto voltando lo sguardo allo spettatore, che percepisce la vicinanza fisica della spalla e la lontananza della mente.

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