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Mostra – Il dramma e l’allucinazione di Fausto Pirandello in mostra ad Agrigento

gennaio 14, 2014 Mariapia Bruno

302mNon è mai facile essere figli di quegli uomini che hanno fatto la storia, di quei poeti, scrittori, filosofi e scienziati che hanno toccato i vertici dell’eccellenza e della fama. Ma Fausto Pirandello (1899-1975) la sua strada l’ha trovata abbastanza presto. Figlio dell’ancora oggi più noto scrittore Luigi, il pittore di origini agrigentine è uno dei rappresentanti della Scuola Romana, ma quelle sue composizioni dai toni terrosi e dalle atmosfere la maggior parte delle volte tetre sono il frutto di un’operosità influenzata dai pittori romani, dall’arte etrusca, dalla metafisica di De Chirico, dall’espressionismo, dalle influenze assorbite a Parigi – città che tralaltro ha aospitato la sua prima personale – da Picasso e Braque e dal surrealismo.

281mE proprio nella città di Agrigento, presso le Fabbriche Chiaramontane, è attualmente possibile ammirare circa 60 opere di Fausto provenienti sia da musei e istituzioni pubbliche e private romane, milanesi e siciliane, che da collezioni private degli eredi di casa Pirandello. Aperta fino al 23 febbraio 2013, la retrospettiva intitolata Fausto Pirandello. Il tempo della guerra (1939 – 1945) si concentra su un periodo creativo particolarmente drammatico e doloroso, segnato dalla mancanza del padre morto tre anni prima, in cui l’artista concepisce composizioni che denunciano un’aspra visione della realtà. I tratteggi scarni e quasi nervosi, i colori cupi, gli sguardi tristi dei soggetti, l’immobilità spaziale raccontano di una dimensione dove albergano il mito, il rito e l’allucinazione, elementi che lo accomunano per certi versi al pittore del tormento per eccellenza, Egon Schiele.

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