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Mi permetto di dire una cosa alle mogli che cacciano di casa i mariti. E viceversa

maggio 13, 2016 Pippo Corigliano

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Pubblichiamo la rubrica di Pippo Corigliano contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Per l’ennesima volta vengo a sapere che una moglie ha cacciato il marito di casa per comportamento intollerabile. Non posso, non voglio e non devo giudicare. Vorrei soltanto farmi portavoce per avvisare delle conseguenze che queste decisioni portano.

Sono testimone che i litigi, le cause, le tensioni, eccetera che derivano da una separazione sono una via crucis che non ha niente da invidiare al tenersi il coniuge che si comporta male. Chiaramente bisogna distinguere caso per caso. Ma lo stesso vorrei mettere in guardia soprattutto le donne dalle amiche che suggeriscono: lascialo!, è “intollerabile”.

Ognuno prenderà le decisioni in coscienza ma quando si dice: «Io prendo te come mio sposo e prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita», si sta dicendo quel che si dice e occorre ricordarselo.

Chi può misurare le ferite nella personalità dei figli? E non è meglio perdonare, sorridere, andare avanti? Quanti matrimoni in passato si sono salvati così e le famiglie sono sopravvissute bene. Se Dio perdona, perché il coniuge non prova a perdonare? E certi comportamenti non saranno stati anche provocati dalla freddezza, dalla supeficialità, da cambi d’umore dell’altro o dell’altra?

Ripeto che mi guardo bene dal giudicare, parlo solo perché le sofferenze di cui sono stato testimone “dopo” vengono troppo spesso sottovalutate, specie se ci sono figli. È la più importante delle scienze: saper voler bene.

Foto letto matrimoniale da Shutterstock


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2 Commenti

  1. GD scrive:

    Come in ogni cosa, Corigliano ha ragione ma bisogna saper distinguere. Conosco, per averlo vissuto anche in prima persona, casi in cui la sopportazione e la tolleranza non hanno portato alcun beneficio a nessuno, meno che mai ai figli. In questi casi, una separazione avrebbe giovato a tutti, pur essendo in sé dolorosa. Bisogna saper discernere, e considerare le cose per quello che sono, comprese le vie d’uscita.

  2. Carlo scrive:

    Non conosco matrimoni che non abbiano attraversato uno o più periodi di grave e pesante fatica, discordia e quant’altro fa soffrire. Ma tanto più non conosco convivenze e secondi matrimoni che abbiano evitate tutte queste difficoltà, anzi!! Che cosa allora fa andare avanti comunque? Certamente innanzitutto il perdono che dice Corigliano, ma anche un po’ di seria fedeltà ad una promessa fatta in totale libertà. Ma … siamo uomini o quaquaraquà? e altrettanto, siete donne o quaquaraquà? Chi si potrà più fidare di noi (e di voi) se passiamo sopra ad una promessa così?

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