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Mi fai il vestito del Gatto con gli stivali? A Carnevale ogni mamma diventa Miuccia Prada (o quasi)

febbraio 14, 2013 Eva Anelli

Non dev’essere poi così difficile realizzare un costume da Gatto con gli stivali per il secondogenito, no? Di ritorno dall’asilo dove ho accompagnato “i grandi” e dopo rapido passaggio in centro commerciale in cui ho acquistato “leggins-calze-ballerine-tutto viola” per completare costume di Rapunzel della primogenita e nel corso del quale tragitto il terzogenito si toglie le scarpe mentre guido e si addormenta, eccomi lì, io novella Miuccia Prada de noantri, con forbici e colla alla mano.

Solo due cose devo fare: attaccare un risvolto (io lo chiamo così, Miuccia non lo so) agli stivali e un nastro rosso al suddetto risvolto e modificare un cappello che sarebbe da pirata (nero, con piuma nera e nastro oro) in copricapo da felino miglior amico di Shrek.

Pronti, via: questa potentissima colla terrà attaccato il nastro rosso al risvolto nero da qui all’eternità, giusto? Ma dal tavolo da sartoria ecco che siamo passati a quello di uno sfigatissimo piccolo chimico e la colla, che ha trapassato nastro e stoffa del risvolto, brucia letteralmente la cerata di plastica del tavolo, che frigge e da cui sale un inquietane “segnale di fumo”. Piano B immediato: no via semplice (incollare), sì via tortuosa (cucire).

Più ciecata di una talpa andata a sbattere da piccola contro una radice di platano, impiego svariati minuti ogni volta per infilare il filo nella cruna dell’ago, sistemo alla bell’e meglio gli stivali (in gentile concessione limitata della sorella) e, non prima di aver mentalmente e spiritualmente ringraziato quel premio Nobel che ha inventato il velcro biadesivo con cui ho applicato i risvolti agli stivali, passo al cappello. Tolgo la piuma nera che vi campeggia e, convinta, chissà perché, che spruzzandoci sopra della vernice gialla da una bomboletta spray questa diventi gialla, ce ne riverso sopra una quantità spropositata che neanche un writer indemoniato. Metto il tutto ad asciugare sul balcone (ne approfitto per aprire un po’ la portafinestra perché sto per svenire dopo tutto quell’inalare tossicità assortite) e solo lì, alla luce del sole, realizzo il risultato: sembra una frittata di corvo. Ma forse asciugandosi. Chissà.

Manca il nastro rosso su tesa e cupola del cappello. Strappo l’originale nastro oro e avendo paura di far evaporare il cappello con la colla alla kriptonite di cui sopra (e che mi converrà  tenere bene alla larga dai tre simpaticoni) e non potendo cucirlo, appiccico il nastro rosso con l’altra invenzione del secolo, lo scotch biadesivo. Che però, per quanto geniale, non fa le curve, pena increspature esteticamente riprovevoli e filologicamente non corrette. Quindi per fare il giro della tesa metto insieme tanti pezzetti uno dopo l’altro che, loro sì, pian piano curvano, dando al tutto un effetto geometrico à la Picasso che non so se il secondogenito apprezzerà.

Ecco, ho combinato il solito disastro. E la festa di Carnevale della scuola è domani. E oggi pomeriggio c’è la piscina e stasera Sanremo, quindi ho esaurito il tempo a mia disposizione, come un concorrente agonizzante di un quiz che non sa una risposta ovvia, che tutti a casa sanno. Eppure.

Eppure i figli vedono il bene che tu vuoi loro anche dietro agli stivali improbabili e “a tecnica mista”; anche dietro la borsa della piscina meticolosamente preparata e che ti accorgi di aver dimenticato a casa solo nel parcheggio della piscina medesima; anche dietro la torta brutta a vedersi e così così a mangiarsi, ma di cui loro a merenda chiedono il bis. Vedono, più di me, ossessionata dall’esito, solo l’amorevole fatica che ci ho messo a non centrare l’obiettivo.

Rientrando dall’asilo il pomeriggio, loro vogliono subito vedere i loro costumi finiti. Io temporeggio, temo il verdetto, infine mostro e chiedo al secondogenito come trova quegli stivali: «Perfetti».

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4 Commenti

  1. pinuccio scrive:

    Si, ma veniamo al dunque: qual e’ la legge matematica che esprime la relazione tra la velocità particellare media dello spruzzo di vernice gialla, il diametro della torta e il numero di scarpe del secondogenito? Perché sono convinto che se esprimiamo questa legge matematica per mezzo di una funzione, che di questa funzione calcoliamo il volume del solido generato dalla rotazione della medesima attorno ad un asse cartesiano per mezzo dell’integrale definito, altro non otteniamo che il volume di due sfere perfette. Ciao.

  2. matematico in ansia scrive:

    Insomma, arriva o no sto diametro della torta?

  3. orazio scrive:

    Scusate l’intromissione. Sono un matematico. Capisco anch’io come Pinuccio, leggendo l’articolo, che il solido di rotazione generato dalla funzione sia una doppia sfera, ma non riesco a intendere come faccia Pinuccio ad arrivare alla formulazione della funzione senza conoscere il diametro della torta. La giornalista me lo può sparare? Grazie!

  4. rino, il cugino del matematico scrive:

    A eva, facci sognare! Dicci il diametro della torta.

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