Google+

Milano nella domenica d’agosto è come un gran cuore che ha smesso di battere

agosto 18, 2013 Marina Corradi

Il centro di Milano in questa domenica d’agosto è abbandonato e torrido: sembra che il caldo venga su come vapore dall’asfalto molle, su cui i tacchi delle donne lasciano lievi impronte. Dietro le fila di persiane chiuse immagino le case silenziose, gli schermi neri delle tv spente. Tirate a lucido le portinerie dei palazzi borghesi, e, fuori e dentro, nessuno. La tastiera del citofono d’ottone scotterebbe, credo, se osassi premere un bottone; e il citofono gracchierebbe desolato per le scale vuote.

Certo, qualcuno sarà rimasto, ma anche quell’uno forse ha serrato le persiane, fatto provviste, e se ne sta lì come barricato – sperando di non avere bisogno, nella città deserta, di nessuno.

Quante volte ho visto Milano così, nel colmo del suo letargo agostano, trasfigurata rispetto alla città che so e che amo. Eppure nemmeno quest’anno riesco a sfuggire alla malinconia che mi danno le strade spopolate dove trovi tutti i parcheggi che vuoi, e il rosso e il verde dei semafori si alternano uguali e inutili. Un raro tram passa e va per la sua strada; a bordo, mi pare, c’è solo il conducente, che nemmeno apre le portiere, alla fermata dove nessuno aspetta.

Mi sembra, Milano nella domenica d’agosto, come un gran cuore che ha smesso di battere; dove non circola più la linfa degli uomini che vanno e vengono e corrono, né il traffico che rallenta e si gonfia e si imbroglia, nelle ore di punta. Non corre il sangue, nelle arterie di Milano, oggi; l’edicola è sbarrata, il tabacchi ha la saracinesca serrata, e come vorrei un bar, un qualunque bar dove si entri, al mattino, e ci si spinga per guadagnarsi un pezzo di bancone e bere il caffè fumante che le mani del barista allungano rapide nelle tazzine, uno dietro l’altro.

Vorrei il rumore della ramazza del custode sul cemento del cortile, alle sette, e lo sfiatare nervoso dei freni degli autobus in coda; e il vociare dei branchi di ragazzi all’una, quando escono da scuola. “Ma, lo sai, torneranno”, mi dico. Ma certo, torneranno, tornerete tutti, e di nuovo combatteremo per un parcheggio, e per il primo caffè al banco di un bar. Senza accorgerci forse di come è bello questo affannarsi di uomini che arrivano da lontano e si affollano ai caselli o corrono giù per le scale del metrò, ogni mattina; senza sapere, questo andare, lavorare, studiare, questo scorrere nostro nelle vene di Milano, come è bello.

Lo si vede bene oggi, nella lanca in cui il nostro fiume si è arenato, in una domenica d’agosto. Lo si vede adesso che quel cercare, affrettarsi, faticare, tendere, è l’ordito del nostro destino; la guglia dell’ago che tende ad ogni alba, ostinata e fedele, un altro filo.

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!
I commenti sono liberi. La redazione rimuoverà quelli offensivi.

4 Commenti

  1. Mario di GN scrive:

    Questo articolo è un’elegante lettera d’amore ad amici momentaneamente lontani.
    Quando torneranno, sono sicuro che tutti insieme recupererete presto la viva coscienza che anche a Milano l’unico luogo dell’incontro con la felicità è la realtà.

  2. Enzo scrive:

    Splendide le parole, dense di immagini. Certo, la città vuota genera malinconia, ma la certezza che tornerà a riempirsi di umanità pulsante rende l’attesa “divina”.

  3. gaetano scrive:

    Bella poesia .Ma io preferisco le domeniche d’ agosto. Pace, silenzio, armonia. Ci si disintossica dalla droga della fretta. A Marina Corradi puo’ piacer la confusione. Ma non esaltiamola. Per la maggioranza delle persone essa e’ uno stress. Tutto negativo.

    gt

  4. Antonietta scrive:

    Bellissima immagine di una Milano estiva e, visto che da cinque anni passo le mie vacanze a casa a Milano, direi che rispecchia proprio quello che tu Marina (brava come sempre) hai così bene descritto

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Un nome importante e un'eredità pesante, ma la Zaskar fa onore a entrambi e può essere considerata un riferimento per quella nuova classe di bici che reinterpretano il cross country

Rivoluzione in casa Corvette. L’ottava generazione della sportiva americana potrà contare sulla collocazione centrale anziché anteriore del motore e adotterà un V8 da almeno 650 cv. La nuova scocca dovrebbe restare fedele all’alluminio.

È la prima Bentley della storia alimentata a gasolio, oltre che la più “economica” a listino. Sotto il cofano della hyperSUV inglese pulsa il V8 4.0 TDI di derivazione Audi SQ7, forte di 435 cv e 900 Nm di coppia. Scatta da 0 a 100 km/h in 4,8 secondi.

Quali sono, quanto costano, come sono fatti, in che misure sono disponibili e che prestazioni promettono i migliori pneumatici invernali sul mercato; ecco una guida completa.

È la variante sovralimentata della nota GTC 4 Lusso, con la quale condivide le quattro ruote sterzanti. Le 4WD del modello originale cedono il posto alla trazione posteriore. Mutua da California T e 488 GTB il V8 3.9 biturbo, proposto nello step da 610 cv.

banner Mailup
logo EA-Group
logo EA-Group
logo La nuova Bussola quotidiana